
Sul profilo dei giovani protagonisti di episodi di devastazione e saccheggi, emerge una lettura articolata: per il 48,2% si tratta contemporaneamente di un problema educativo e di disagio sociale, mentre il 30,4% individua principalmente una carenza educativa e il 17,7% un disagio sociale. Solo il 3,7% non sa o preferisce non rispondere. del fenomeno”, ha spiegato Alessandra Ghisleri, “Quasi un italiano su due pensa che alla base ci sia un mix di disagio sociale e problema educativo. È una lettura molto più complessa rispetto a una semplice contrapposizione ideologica e mostra come i cittadini percepiscano la necessità di affrontare entrambe le dimensioni”.
Ancora più netta la posizione sull’ordine pubblico. Il 66% degli intervistati ritiene che il Governo debba adottare misure più stringenti per contrastare violenze e disordini, contro il 20,9% che si dichiara contrario. Il 13,1% non prende posizione. “Si tratta di un consenso molto ampio e trasversale”, ha osservato Ghisleri. “Anche in aree dell’elettorato tradizionalmente più attente ai temi sociali emerge una richiesta significativa di regole più severe. Gli italiani dicono no alle violenze, pur continuando a distinguere tra chi manifesta pacificamente e chi trasforma la protesta in scontro”.
Secondo la sondaggista, la risposta non può essere soltanto repressiva. “La vera riflessione riguarda l’integrazione e l’educazione. Serve aiutare questi ragazzi a sentirsi parte della società, a comprenderne diritti e doveri. Non è una questione di destra o sinistra, ma di partecipazione, responsabilità e inclusione sociale”, ha concluso.











