Un nuovo mondo, cosa aspettarci dopo il Covid 19

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Quando sarà tutto finito, anche se sarà difficile ammetterlo, nulla sarà più come prima. Saremo diversi e in un mondo nuovo

“Quale sarà la prima cosa che farò quando l’emergenza per Coronavirus sarà finita?” É la domanda che ci facciamo un pò tutti in questi giorni di reclusione forzata. Con l’apparente convinzione che quel giorno ci riprenderemo in mano la nostra vita nel punto in cui l’avevamo lasciata. Ma con la consapevolezza, anche se sarà difficile ammetterlo, soprattutto a noi stessi, che nulla sarà più come prima.

Ci sono episodi che segnano, smuovono, sconvolgono. In poche parole, cambiano. Il Coronavirus non potrà essere altro che l’elemento di spartiacque tra “una vita prima” e “una vita dopo”. Inevitabile. Cambieremo noi dentro ma anche la società in cui viviamo. E non é detto che, sotto questo aspetto, il prodotto finale di questa trasformazione non possa essere migliore. La paura di essere contagiati ci lascerà maggiori attenzioni nella vita quotidiana. La tristezza e lo sgomento, che ci hanno attanagliato dopo aver visto la fila di carri militari che trasportavano le salme fuori da Bergamo, si trasformerà un malinconico e ossequioso ricordo di una parte di una generazione, di un pezzo di storia del nostro Paese. E allora non pronunceremo più la cinica frase “erano anziani” che talvolta ci é sfuggità a inizio epidemia. Osservando i comportamenti e le fragilità del prossimo in queste circostanze drammatiche, non potranno non essere diversi i nostri giudizi.

Siamo già cambiati, senza nemmeno accorgercene. In pochi giorni, in poche ore. É passato poco più di un mese dal paziente 1 di Codogno e già non siamo più quelli che con tono scanzonato deridevano il morbo, quelli dei flashmob, quelli dei bivacchi strafottenti in spiaggia o delle code agli impianti sciistici, noncuranti delle possibili conseguenze.

E per qualcuno arriverà anche il momento delle scelte. Significativo, a tal proposito, un passo di una lettera di David Grossman, tradotta da Alessandra Shomroni e pubblicata i giorni scorsi su “Repubblica”.

Quando l’epidemia finirà, non è da escludere che ci sia chi non vorrà tornare alla sua vita precedente – si legge – Chi, potendo, lascerà un posto di lavoro che per anni lo ha soffocato e oppresso. Chi deciderà di abbandonare la famiglia, di dire addio al coniuge o al partner. Di mettere al mondo un figlio o di non volere figli. Di fare coming out. Ci sarà chi comincerà a credere in Dio e chi smetterà di credere in lui”.

Per lo scrittore israeliano dovremo fare i conti con la parola “priorità”. E magari saremo anche più umani, più veri anche se parte di un mondo virtuale, digitale, tecnologico, in cui hanno prepotentemente hanno fatto irruzione smart working e e-commerce. Un nuovo mondo.