Lavoro

Workday: l’AI fa risparmiare fino a un giorno a settimana, ma il 50% dei lavoratori italiani resta bloccato nella rielaborazione

Secondo una nuova ricerca Workday, l’AI aumenta la produttività ma fino al 40% del tempo risparmiato viene perso in rielaborazioni

MILANO – L’intelligenza artificiale sta diventando un alleato sempre più diffuso nel lavoro quotidiano, ma il suo impatto reale sulla produttività è più complesso di quanto sembri. È quanto emerge dalla nuova ricerca globale di Workday, presentata in occasione dell’inaugurazione dell’Innovation Lab di Milano, il primo hub italiano dedicato alla sperimentazione e co-creazione di soluzioni AI per finanza e risorse umane.

Lo studio evidenzia un paradosso: l’AI consente ai dipendenti di lavorare più velocemente, ma una parte significativa del tempo risparmiato viene poi assorbita dalla rielaborazione di contenuti imprecisi o incompleti generati da strumenti generalisti. A livello globale, quasi il 40% dei guadagni di produttività si disperde in attività di correzione, verifica e riscrittura.

L’Italia tra entusiasmo e frustrazione

Nel nostro Paese l’adozione dell’AI è ormai consolidata: il 29% dei lavoratori la utilizza quotidianamente e il 42% più volte a settimana. Il 92% afferma di essere diventato più produttivo nell’ultimo anno grazie a questi strumenti. Il risparmio di tempo è evidente: il 94% dei lavoratori italiani guadagna da 1 a 7 ore settimanali grazie all’AI, un dato superiore alla media globale.

Tuttavia, questo vantaggio non si traduce sempre in valore reale. Un lavoratore italiano su due dedica da 1 a 2 ore a settimana a correggere o riscrivere output di bassa qualità. Solo il 14% dei dipendenti, a livello globale, ottiene benefici netti costanti dall’AI.

Gli utenti più esperti sono anche i più sotto pressione

La ricerca mostra che chi utilizza l’AI più frequentemente è anche chi sopporta il maggior carico di rielaborazione. Il 77% degli utenti quotidiani controlla l’output dell’AI con la stessa attenzione riservata al lavoro umano. I giovani tra i 25 e i 34 anni rappresentano il 46% di coloro che affrontano la maggiore quantità di rielaborazione, nonostante siano considerati i più competenti dal punto di vista digitale.

Persistono inoltre importanti lacune nella formazione: solo il 37% dei lavoratori che rielaborano di più ha accesso a programmi di upskilling, nonostante il 66% dei dirigenti indichi la formazione come priorità.

Ruoli e processi non aggiornati rallentano il valore dell’AI

Un altro elemento critico riguarda l’organizzazione del lavoro. Nell’89% delle aziende, meno della metà dei ruoli è stata aggiornata per integrare l’AI. I dipendenti si ritrovano così a utilizzare strumenti moderni all’interno di processi obsoleti, con un conseguente aumento del carico cognitivo e operativo.

Reinvestire il tempo risparmiato: la leva decisiva

Le aziende riconoscono che i benefici dell’AI dovrebbero essere reinvestiti nelle persone, ma nella pratica questo accade ancora troppo poco. A livello globale, il 39% dei risparmi viene reinvestito in tecnologia e solo il 30% nello sviluppo dei dipendenti. In molti casi, il tempo liberato viene semplicemente riempito con nuove attività, aumentando il carico di lavoro.

In Italia il quadro è leggermente migliore: il 59% dei dirigenti afferma di aver dato priorità alla formazione, ma solo il 54% dei dipendenti conferma di aver visto investimenti concreti.

Le organizzazioni che ottengono i risultati migliori sono quelle che trattano il tempo risparmiato come una risorsa strategica, reinvestendolo in formazione, collaborazione e attività ad alto valore aggiunto. I dipendenti che traggono benefici netti dall’AI sono più propensi a utilizzare il tempo liberato per analisi approfondite, decisioni più solide e pensiero strategico, e hanno ricevuto più formazione (79%).

L’Innovation Lab di Milano: trasformare la velocità dell’AI in valore umano

In questo contesto, l’apertura dell’Innovation Lab di Milano assume un ruolo strategico. Il nuovo hub nasce per aiutare le aziende italiane a trasformare l’AI in competenze, collaborazione e capacità decisionali, attraverso un approccio di co-creazione con clienti, partner ed esperti Workday.

“Con il nostro nuovo ufficio e Innovation Lab a Milano, facciamo un passo decisivo in avanti in Italia, un mercato sempre più importante per la crescita di Workday in Europa”, ha dichiarato Fabrizio Rotondi, Country Manager di Workday Italia. “Crediamo in un futuro in cui l’intelligenza artificiale diventa la nuova interfaccia per il lavoro, capace di amplificare il potenziale umano”.

“Troppi strumenti di AI scaricano sugli utenti la responsabilità della verifica e della qualità”, ha aggiunto Gerrit Kazmaier, Presidente Product and Technology di Workday. “La nostra filosofia è che l’AI debba svolgere il lavoro complesso dietro le quinte, così le persone possono concentrarsi su pensiero critico, creatività e relazioni”.

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Redazione L'Opinionista

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