Per questo, afferma, servono tre elementi indissolubili: pace, giustizia e perdono. “A volte uno arriva dopo l’altro – sottolinea – ma senza tutti e tre non si costruisce nulla di stabile”. Il cardinale insiste su un concetto: per rendere credibile un processo di pace servono garanzie. “Uno dei problemi più grandi è la fiducia – spiega alla platea dell’Auditorium – Come può un palestinese fidarsi di un israeliano dopo tutto quello che è successo? E un israeliano fidarsi di un palestinese dopo il 7 ottobre, con tutte quelle persone uccise a sangue freddo?”.
Il ragionamento si estende anche alla guerra tra Russia e Ucraina: territori occupati, identità contrapposte, pressioni internazionali. “È complicato capire come se ne uscirà – aggiunge – Ma non possiamo accettare che un aggressore ridisegni i confini con la forza”. Zuppi parla di un lavoro “artigianale”, fatto di soluzioni concrete e creative, “perché la pace richiede risposte adatte a ciascun contesto, e non sono mai risposte semplici”.
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