Lucia Guida tra donne e amicizia parla di Pescara

La scrittrice racconta in anteprima il suo “Romanzo Popolare”

scrittrice Lucia GuidaPESCARA – Lucia Guida abita e lavora a Pescara come docente di lingua inglese coltivando nel tempo libero le sue due grandi passioni, la lettura e la scrittura. Dopo aver tentato con discreta fortuna la strada dei concorsi letterari nazionali ha pubblicato per diverse case editrici racconti brevi in collane di autori vari, decidendo di cimentarsi da solista, a inizio del 2012, con “Succo di melagrana, Storie e racconti di vita quotidiana al femminile”, edita dalla Nulla Die per la collana lego Narrativa.

Nel 2013 è stato dato alle stampe il suo primo romanzo, “La casa dal pergolato di glicine”, sempre per i tipi della Nulla Die. Sua ultima pubblicazione è il racconto lungo “In un campo d’orzo e di papaveri” nell’opera collettiva “Premio Lupo 2015″, pubblicata a febbraio 2015 da Il Castello Edizioni di Foggia, vincitore del II premio al medesimo concorso letterario. A febbraio 2016 è uscito il suo nuovo romanzo, dal titolo “Romanzo Popolare”, per Amarganta Editrice: noi de L’Opinionista abbiamo incontrato Lucia Guida per un’intervista.

Ben trovata Lucia, grazie per aver accettato questa nostra intervista: perchè un romanzo su Pescara?

“Per una serie di buoni motivi: volevo narrare una storia ambientata nella città in cui vivo e lavoro da qualche decennio. Dare al lettore la possibilità di vederla da una prospettiva realmente empatica quale potrebbe essere la mia, dal momento che non vi sono nata e non posseggo filtri protettivi di nessun tipo. Raccontare di un quartiere, quello di San Donato, situato nella zona a sud-ovest della città, che è attualmente parte del mio vissuto e in cui, a suo tempo ho lavorato. Parlare, infine, delle inquietudini sottili di una città di provincia in un periodo, quello del boom economico italiano, in cui tutti avevano l’illusione e la speranza che tutto fosse possibile e ogni sogno potesse avverarsi …”.

Romanzo PopolareRomanzo Popolare è un romanzo sulle donne e sull’amicizia…

“É di sicuro un romanzo che parla di donne, nel bene e nel male. La solidarietà femminile è un miracolo quando la si incontra realmente. Teresa e Maria diventano amiche accomunate l’una alla sofferenza dell’altra. A ogni modo non c’è mai da parte di nessuna delle due la pretesa di prevaricare sull’altra, facendo leva sulle debolezze della più fragile. L’Amicizia di spessore dovrebbe essere sempre così, avulsa da qualsiasi tipo di manipolazione e/o di prepotenza affettivo-sentimentale”.

Che cosa rappresenta, nel tuo vissuto storico, il quartiere di San Donato di Pescara?

“Come dicevo poc’anzi il mio presente, dal punto di vista logistico ed emotivo; un quartiere di grandi potenzialità molto spesso trascurate. Una tra tutti? Il Centro Polivalente Britti, sorto dalla riqualificazione dell’ex Mercato Rionale di Via Rio Sparto: potrebbe davvero rappresentare un elemento portante di accentramento e di socializzazione per la vita del quartiere se sfruttato a pieno regime. É per questa ragione che ho deciso di partire con il tour delle presentazioni di ‘Romanzo Popolare’ da lì: per far vedere come anche un quartiere di semiperiferia, spesso associato solo ed esclusivamente alla Casa Circondariale omonima, sa indossare con dignità “l’abito buono” e non soltanto per occasioni speciali o rare”.

La scuola nel tuo libro….

Lucia Guida” … è legata al ricordo del primo giorno di frequenza scolastica di Lidia e Giacomo, appena arrivati a Pescara da Sant’Eufemia, e al loro incontro ufficiale con Matteo, primo compagno di giochi pescarese, un bambino con un destino pieno di tante carenze e manchevolezze educative che non gli daranno la possibilità di crescere, anche affettivamente, al meglio. Per Giacomo e Lidia studiare rappresenterà la possibilità di guadagnare in modo concreto una strada migliore per il futuro. A ogni modo da docente non posso non sottolineare come un buon imprinting scolastico da sempre rappresenti un’occasione unica per non farsi fagocitare dal sistema. Io ci credo davvero e cerco di trasmettere ai miei studenti questa mia riflessione, facendo leva sull’aspetto di essere pensante che è in ciascuno di noi e che va messo nel giusto risalto e coltivato ad ampio spettro”.

Un romanzo sulle rinunce che spesso le donne compiono, nel nome della famiglia…

“Certamente legato al contesto storico cui fa riferimento, un arco di tempo in cui non c’erano molte possibilità per le donne di derogare dalle scelte personali in precedenza intraprese. A distanza di mezzo secolo mi viene, però, talvolta da pensare che, poi, tutto questo ventaglio di occasioni ‘al femminile’ alla fine non è che a oggi ci sia sempre: se c’è da scegliere a chi rivolgersi per ‘battere cassa’ è alla donna che si chiede in primis di farlo. E sto parlando di maternità non garantita, di scelte professionali sempre in bilico tra la realizzazione professionale e quella familiare, del cumulo di sensi di colpa con cui anche ai nostri tempi una donna, stretta tra se stessa e i proprio cari, debba far conto”.

La storia si snoda nel decennio che va dal 1965 al 1975: come mai questa scelta?

“Mi piaceva scrivere di un periodo da me vissuto in prima persona (sono nata nel 1965) in cui, davvero, tantissima gente aveva la sensazione di potercela fare, di essere in grado di conquistarsi un futuro migliore attraverso i propri sacrifici, forse spesso dolorosi e notevoli ma sempre e comunque ripagati. Una speranza di riscatto e di crescita che, ai giorni nostri, si è tramutata per i giovani in una grandissima illusione …”.

Una storia sulla maternità e sul riscatto che da essa proviene…

“Teresa e Maria cercano per quanto possibile di operare in base a ciò che per generazioni è stato loro trasmesso: fare di necessità virtù, difendendo i propri figli a sprezzo della propria vita. Una reazione se vogliamo basilare ma caratteristica di ogni madre che ha lottato e sofferto per la propria prole. La prima rinuncerà all’amore della sua vita, quello che l’ha svelata come Donna, l’altra rimedierà con extrema ratio a un matrimonio infelice che non è cresciuto e che sta annientando pian piano la sua vita e quella di Matteo”.

I tuoi progetti letterari per il futuro prossimo…

“Al momento c’è la promozione del romanzo che mi porterà in giro per l’Abruzzo e per l’Italia. E a tal proposito, un evento che ho piacere di partecipare in anteprima ai lettori de ‘l’Opinionista’ è la partecipazione con altri autori a una presentazione collettiva per conto di Amarganta, casa editrice rietina indipendente no eap, presso il XXIX Salone Internazionale del Libro di Torino, sabato 14 maggio. Siete tutti invitati”.

Lascia un messaggio ai lettori de L’Opinionista…

“Un messaggio di speranza nelle infinite potenzialità che sono in noi: darsi sempre un’ultima chance e soprattutto crederci. Farlo con coerenza, dignità e rispetto, cosa non semplice ma necessaria per poter, alla fine, camminare per le vie del mondo con andatura sempre più sciolta e spedita. Grazie”.