Nella cover di Dargen D’Amico a Sanremo emerge “Gam Gam”, la hit anni ’90 dei DJ Mauro Pilato e Max Monti, oggi simbolo di pace e inno del Giorno della Memoria
Durante la serata delle cover del Festival di Sanremo, l’esibizione di Dargen D’Amico insieme a Pupo e al trombettista Fabrizio Bosso ha regalato un momento musicale ricco di citazioni e stratificazioni sonore. Tra l’incipit de Il Disertore, le parole del rapper, la voce di Pupo e l’eleganza della tromba di Bosso, il pubblico più attento ha riconosciuto un elemento familiare: il tappeto sonoro di Gam Gam.
Il brano, scritto negli anni ’80 da Elie Botbol su testo biblico, è diventato celebre in tutto il mondo grazie alla versione elettronica realizzata nel 1994 dai DJ Mauro Pilato e Max Monti, trasformandosi in una hit internazionale.
Un successo che attraversa generazioni
La versione dance di Gam Gam ha dominato per anni le classifiche europee e internazionali, diventando un brano iconico degli anni ’90. La sua popolarità non si è mai spenta:
- è ancora oggi tra i brani più programmati nei club e nelle playlist digitali;
- conta oltre 15 milioni di stream su Spotify;
- è tornato alla ribalta grazie alla recente collaborazione con la DJ internazionale Deborah De Luca.
L’impatto culturale del brano è stato amplificato anche dal suo utilizzo in contesti sportivi: Gam Gam è diventato un vero e proprio inno da stadio, risuonato in impianti di tutto il mondo.
Dalla dance al cinema: un brano simbolo di pace
La forza evocativa del testo biblico ha reso Gam Gam un brano dal valore universale. Negli anni ’90 è stato inserito nella colonna sonora del film “Jona che visse nella balena”, curata da Ennio Morricone, contribuendo a fissarne la dimensione emotiva e simbolica.
Oggi Gam Gam è riconosciuto come inno del Giorno della Memoria, un canto che unisce musica, memoria e messaggio di pace.
Un ritorno significativo sul palco dell’Ariston
La scelta di Dargen D’Amico di includere Gam Gam nel mash‑up sanremese non è casuale: il brano, con la sua storia e il suo significato, aggiunge un livello di profondità a un’esibizione già ricca di riferimenti artistici e culturali. Un ponte tra epoche, generi e sensibilità che conferma la capacità del Festival di riportare alla luce pagine importanti della musica italiana e internazionale.









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