Quando Ayrton chiama

Breve dialogo con Jean Alesi, alcuni aspetti dell’evento “Ayrton Senna, l’ultima notte” e qualche considerazione

Senna l'ultima notte insiemeMONZA – Ayrton Senna è stato ricordato all’ Autodromo di Monza nella serata del 30 aprile c.a. con un suggestivo evento “Ayrton Senna, l’ultima notte”, evento che si inserisce nell’ambito di una interessante mostra fotografica curata dal fotografo Ercole Colombo e dallo scrittore e giornalista Giorgio Terruzzi; la mostra potrà essere visitata fino al 24 luglio. Ricordiamo che Giorgio Terruzzi è autore del libro “Suite 200. L’ultima notte di Ayrton Senna”. La mostra è stata organizzata da vidicultural in collaborazione con l’Autodromo di Monza.

Prima che la serata iniziasse, ho avuto l’opportunità di incontrare Jean Alesi e ho potuto scambiare con lui qualche parola in modo del tutto informale, quasi familiare ed è proprio il clima familiare che ha caratterizzato l’intera serata.

Jean Alesi è davvero una persona gentile, semplice e disponibile.

Gli ho chiesto: ”Nonni di Alcamo i tuoi? Beh, i miei erano di un paese molto vicino ad Alcamo”.

Lui ha sorriso e io ho domandato che ricordo di Ayrton avesse conservato.

Con entusiasmo e sicurezza mi ha risposto: ”Ho avuto la grande fortuna di correre con lui”.

Questa sua risposta lascia comprendere l’enorme stima nei confronti del pilota brasiliano.

Ho chiesto se Ayrton avesse forse parlato con gli altri piloti della F 1 in merito alla sua attività di volontariato a favore dei bambini di strada, degli emarginati, degli ultimi.

“Non ne parlava” ha risposto Alesi “era molto riservato su alcuni aspetti della sua vita”.

Avrei voluto chiedere a Jean se la permanenza in Ferrari gli avesse procurato più gioie o più rimpianti, ma ormai la serata stava iniziando, comunque ho ottenuto la risposta dopo, quando sia lui che Ivan Capelli hanno ribadito che la Rossa è la Rossa e dà a chi è stato un suo pilota un contrassegno particolare.

Ho salutato Alesi, chiedendo se acconsentiva ad un selfie e mentre cercavo di predisporre il tablet, dicendo “la mia nipotina di cinque anni è più brava di me”, Alesi ha risolto il problema e ha scattato il selfie, grazie Jean.

La serata ha avuto inizio alle ore 21, sulla pedana c’erano il fotografo Ercole Colombo, che è nel mondo della F 1 da vari decenni, lo scrittore Giorgio Terruzzi e gli ex piloti Jean Alesi e Ivan Capelli. Io mi sono rannicchiata a bordo pedana, assieme a tanta altra gente, accorsa all’autodromo per ricordare Ayrton, malgrado il tempo inclemente, pioggia battente, vento, freddo insolito per la stagione primaverile.

Ha dato l’avvio all’evento un toccante filmato dedicato alla carriera di Ayrton, mentre lo guardavo non ho potuto non pensare che Ayrton chiama.

Due anni fa, per puro caso, avevo saputo che lo ricordavano ad Imola e la stessa situazione si è ripresentata nel 2016. Del tutto casualmente ho saputo che a Monza era stato organizzato un evento a lui dedicato. Anche se talvolta è difficile mettersi in viaggio, a causa di tanti impegni, ho sentito che dovevo partecipare. Ayrton per l’appunto chiama, e molte persone hanno avvertito questo richiamo. La sala era affollatissima. Alla fine della serata sono stati giustamente ringraziati coloro che hanno ascoltato in piedi, però si è levata una voce: ”Io sono seduto davanti, a terra, e ho la lombosciatalgia … ”.

In effetti, anche noi che stavamo seduti davanti, a terra, non eravamo in una posizione comoda, ma per Ayrton si sopporta tutto, anche un finale a sorpresa per me, mezz’ora sotto la pioggia, taxi inesistenti per ritornare a Monza, m’incammino verso l’ignoto, inciampo … e, come per miracolo, spunta un ragazzo, che si offre di accompagnarmi a Monza: grazie al ragazzo, grazie Ayrton!

In un’atmosfera piacevolmente familiare quanto hanno detto Colombo, Terruzzi, Alesi e Capelli è stato assai utile per comprendere meglio la personalità di Ayrton. Ne è uscito il ritratto di un uomo davvero speciale, unico. Era attentissimo a ogni aspetto, non tralasciava nulla. Capelli e Alesi hanno sottolineato che alcuni piloti come Berger, ad esempio, cercavano di farselo amico, ma non era così per Prost e Piquet, ben sappiamo che c’era rivalità accesissima tra loro.

Ivan Capelli ha ricordato un Capodanno trascorso assieme ad Ayrton e alla sua famiglia in Brasile, ad Angra dos Reis. Lì aveva potuto vedere un Ayrton normalissimo, che amava giocare con il prediletto nipotino Bruno. Comunque non perdeva tempo, si allenava anche quando si trovava in vacanza. Ad Angra dos Reis era un ragazzo come tanti, ma in pista si capiva subito che Ayrton si sbarazzava della normalità ed appariva in tutta la sua straordinarietà. Da quanto hanno riferito sia Capelli che Alesi, aveva le caratteristiche del leader, del capogruppo, se c’era qualche problema in merito al tracciato di un circuito o altro, lui era capace di andare di box in box e chiamava i vari piloti per discuterne.

Quando purtroppo apprese della morte di Ayrton, Capelli ha affermato che fu colto da un pianto inconsolabile.

“E non mi vergogno di ammettere che non riuscivo a smettere di piangere” ha soggiunto.

Jean Alesi ha ricordato che gareggiava con meno attenzione ai particolari prima di quelle terribili giornate di Imola, in cui Barrichello ebbe un gravissimo incidente durante le prove del venerdì, Ratzenberger morì durante le prove di sabato 30 aprile 1994 e domenica 1° maggio morì Ayrton. Dopo tanto orrore, Jean Alesi cambiò il suo modo di affrontare le gare, ma dopo quelle giornate tutta la F 1 cambiò, la sicurezza in pista divenne una priorità assoluta.

Anche lo spirito sportivo, la semplicità, la spontaneità dovrebbero diventare una priorità assoluta non solo in F 1, ma in tutti gli ambiti sportivi, che talvolta ricercano un glamour fine a se stesso e una sofisticata esclusività che tende ad emarginare lo sportivo vero. I denari dovrebbero essere gestiti per il bene dello sport e non per creare miti e sovrastrutture hollywoodiane, che si allontanano dalla gente.

L’evento dedicato ad Ayrton si è svolto all’insegna della sportività, c’era, come abbiamo detto, un clima familiare, ci auguriamo che possa essere così anche per altri eventi della F 1.

Si desidera esprimere un ringraziamento a Vidicultural.