Udine, sequestrati 20 chilogrammi di tartufi provenienti dalla Romania

Udine sequestro tartufiErano diretti verso l’Umbria

UDINE – Militari della Guardia di Finanza di Palmanova (UD) hanno sequestrato 20 Kg di tartufi per un valore stimato di oltre 80 mila euro

Erano destinati ad una delle zone d’Italia maggiormente vocate per il pregiato prodotto.

I FATTI

Durante un posto di controllo notturno nei pressi del casello autostradale di Palmanova, i finanzieri del Nucleo Mobile hanno fermato per un controllo un furgone condotto da un cittadino rumeno.

Insospettiti dall’atteggiamento evasivo e intimorito dell’autista, hanno eseguito un accurato controllo del mezzo nel quale veniva rinvenuto un contenitore in polistirolo avvolto in cellophane, al cui interno si trovava un ingente quantitativo di tartufi bianchi e neri del peso di circa 20 Kg.

L’autista si è giustificato dicendo che i tartufi erano destinati ad un suo amico e connazionale residente nel perugino, ma essendo provvisto di qualsivoglia documentazione fiscale, commerciale o che, comunque, potesse attestarne la provenienza e soprattutto la sicurezza alimentare, non si è potuto sottrarre al sequestro della merce per la violazione della normativa europea in materia di rintracciabilità dei prodotti ad uso alimentare

I finanzieri, richiesto l’intervento di un ispettore del Dipartimento di Prevenzione dell’ A.A.S. 2 Bassa Friulana – Isontina di Palmanova, hanno sequestrato la merce e contestato la violazione amministrativa – pena pecuniaria prevista da € 750,00 a € 4.500,00 – di cui all’art. 2 del D.lgs. 190/2006, per gli omessi adempimenti previsti dall’art. 18, comma 1, del Regolamento (CE) 178/2002 in materia di sicurezza alimentare (mancanza del requisito della tracciabilità degli alimenti destinati al consumo umano).

I prodotti sono stati inviati per i successivi adempimenti ed esami radiometrici al Dipartimento di Prevenzione dell’ A.A.S. 2 Bassa Friulana – Isontina di Palmanova.

La merce sequestrata, se commercializzata, avrebbe “fruttato” un guadagno in nero quantificabile in oltre 80.000,00 Euro, mettendo a rischio la salute degli ignari estimatori del pregiato prodotto originale e danneggiando gli operatori corretti del settore, oltre che il Fisco.