
“Barrì è la vita che abitiamo da una vita”, spiega Avincola. “Un mondo affascinante – a tratti parallelo – gonfio di luci e colori incandescenti che esplodono davanti ai nostri occhi senza farci del male. È uno specchio curvo attraverso il quale il mondo può apparire piegato, alternativo, nuovo. Un riflesso in cui a volte non ci si riconosce, o forse ― a guardare con attenzione ― sì. Eccoci qui: a procedere come mai avremmo previsto. A ritrovarci in ruoli inaspettati. Una dalia che barrisce, un liofante che per orecchie ha petali e ventagli. Che siate benvenuti dove sempre siete stati senza rendervene conto!”.
Canzoni morbide, oniriche, cangianti, iridescenti. Scenari che fluttuano immersi in un dolce pop miscelato col più puro e classico cantautorato anni ‘70. Parole che si fanno spazio – pian piano – infilandosi in un mondo sovraffollato di oggetti apparentemente futili che però – come le canzoni – subiscono il fascino della trasformazione. “Barrì” è un affresco di un sentire moderno, che stringe la mano all’antico.








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