Revoca pensione riconosciuta, puoi avere anche il risarcimento dall’INPS: ti spettano tutti questi soldi

Una nuova sentenza della Corte di Cassazione chiarisce i limiti della legge in merito ai risarcimenti per le pensioni ingiustamente revocate.

Tra le vicende giudiziarie che più di tutte riescono a catturare l’attenzione collettiva ci sono certamente quelle che riguardano le decisioni della Corte di Cassazione. Tra queste, ancor più, spiccano le decisioni su INPS e diritto alla pensione, capaci di incidere profondamente sulle scelte esistenziali di ogni lavoratore.

Revoca pensione riconosciuta, puoi avere anche il risarcimento dall'INPS
Sarà possibile riceve un grosso risarcimento da parte di INPS – lopinionista.it

Recentemente, una domanda che molti si pongono, è cosa accade quando una pensione viene riconosciuta e successivamente revocata, erroneamente, dall’ente previdenziale. Un interrogativo che diventa ancora più urgente se si considera il panorama pensionistico italiano e l’importanza che risiede nel supporto economico per il sostentamento.

Pensione revocata? Nessun problema, la Cassazione chiarisce ogni dubbio

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza 18821/2025, ha affrontato proprio questo tema, chiarendo i criteri applicabili in caso di errore dell’Inps. La pronuncia ha ricostruito in modo dettagliato le responsabilità dell’istituto e i diritti del pensionato che subisce una perdita economica così grave.

Revoca pensione riconosciuta, puoi avere anche il risarcimento dall'INPS
La Corte di Cassazione ha decretato i limiti delle revoche e dei rimborsi – lopinionista.it

Il protagonista della recente vicenda aveva ottenuto la pensione di vecchiaia e sulla base di quel provvedimento, aveva cessato il rapporto di lavoro. Successivamente, però, l’Inps aveva comunicato la revoca dell’assegno per un indebito, chiedendo anche la restituzione delle somme già versate fino a quel momento.

Ne era scaturita una disputa legale, con il giudice di primo grado che aveva accolto la tesi originale del pensionato. Secondo quella sentenza, non era dovuta la restituzione delle somme incassate, ma veniva respinta la domanda di risarcimento richiesta come indennizzo.

Il pensionato aveva quindi impugnato la decisione e in appello la magistratura aveva esteso ulteriormente la tutela nei suoi confronti. La corte aveva affermato che l’affidamento dell’assicurato al sostegno pensionistico come supporto economico doveva essere protetto, riconoscendo un risarcimento patrimoniale.

Il principio stabilito dai giudici era chiaro, gli enti previdenziali devono agire con correttezza e buona fede nella comunicazione dei dati. Quando un lavoratore lascia il lavoro confidando nel diritto alla pensione, il suo affidamento deve essere tutelato per mantenere diritti e qualità della vita.

La disputa era poi proseguita in Cassazione, con l’Inps che contestava la sentenza d’appello e il pensionato che chiedeva ulteriori somme come rimborso. Ma la Suprema Corte ha riportato equilibrio, dichiarando inammissibile il ricorso dell’istituto e infondato quello del lavoratore, stabilendo che non vi era alcun danno da risarcire.

La corte territoriale ha respinto le ulteriori richieste del pensionato, dopo aver esaminato in modo sufficiente e coerente le retribuzioni perdute. Questa ordinanza rappresenta un monito per l’Inps e un punto di riferimento per i lavoratori, stabilendo con precisione i limiti della legge.

Il sistema previdenziale italiano funziona come un’assicurazione sociale e come tale deve essere trattata, richiede correttezza e diligenza da parte dell’ente. Non tutte le conseguenze della revoca sono rimborsabili, ma solo quelle patrimoniali provate e quantificate, invitando l’Inps a garantire certezza e affidabilità ai cittadini.