
Il tono è confidenziale, ma mai banale. Si alternano episodi della sua carriera artistica, aneddoti legati al mondo dello spettacolo, ricordi personali e riflessioni intime, dando forma a un racconto sincero e fuori dagli stereotipi. L’attrice parla dei suoi inizi, del sogno di “volare”, dei volti che ha incontrato lungo la strada – da colleghi noti a figure centrali della sua sfera privata – fino a ricordi d’infanzia e agli amori vissuti con intensità. Una narrazione che si muove tra pubblico e privato, tra l’adrenalina del set e il bisogno di autenticità.
L’elemento grafico – curato con sensibilità e rispetto – arricchisce la lettura: ogni vignetta restituisce non solo i tratti somatici, ma soprattutto l’anima della protagonista. Tra le pagine, anche foto personali concesse dalla stessa Marina Suma, che donano ulteriore verità e valore al progetto. Il titolo All’inizio sognavo di volare non è solo un ricordo, ma una dichiarazione d’intenti: quella di chi ha inseguito i propri sogni senza paura, affrontando la vita con leggerezza ma anche con profondità.
In un panorama editoriale dove spesso le autobiografie si limitano al racconto cronologico, Marina Suma sceglie un linguaggio nuovo, in equilibrio tra racconto visivo e scrittura. Il risultato è un libro che si legge con il sorriso, ma che sa anche toccare corde profonde, dando voce a una donna che – pur sotto i riflettori – ha saputo custodire la propria identità con discrezione.











