Addio Ezio Bosso, simbolo di forza e di speranza

L’artista é morto all’età di 48 anni. Dal 2011 era affetto da una patologia neurodegenerativa, nel 2019 lo aveva costretto a non suonare più

BOLOGNA – Ci ha lasciato Ezio Bosso, il musicista che dal 2011 era affetto da una patologia neurodegenerativa e che, oltre alla sue capacità artistiche, era diventato un simbolo di forza e speranza. A soli 48 anni si é spento nella sua casa di Bologna.

Direttore d’orchesta, compositore e pianista, Ezio Bosso nato a Torino il 13 settembre 1971. Si era avvicinato alla musica all’età di quattro anni, grazie a una prozia pianista e al fratello musicista. A 16 anni aveva esordito come solista in Francia e incominciato a girare le orchestre europee. Fu l’incontro con Ludwig Streicher a segnare la svolta della sua carriera artistica, indirizzandolo a studiare Composizione e Direzione d’Orchestra all’Accademia di Vienna. Negli anni novanta partecipò a numerosi concerti sulla scena internazionale, sia come solista sia come direttore o in formazioni da camera.

Docente in Giappone e a Parigi, partecipando alla vita musicale della scena contemporanei, diresse, tra le altre orchestre London Symphony, London Strings, Orchestra del Teatro Regio di Torino, Filarmonica ‘900 e Orchestra dell’Accademia Nazionale di Santa Cecilia, Orchestra del Teatro San Carlo di Napoli, Orchestra Sinfonica Siciliana, Orchestra da Camera di Mantova, Orchestra del Teatro Comunale di Bologna. Dal 1º ottobre 2017 al 14 giugno 2018 fu anche direttore stabile residente del Teatro Lirico Giuseppe Verdi di Trieste.

La sua musica fu commissionata o utilizzata da importanti istituzioni operistiche ma Bosso si occupò anche di musica da film, lavorando con Gabriele Salvatores per cui compose le colonne sonore di vari film. The 12th Room, il suo primo disco da solista, uscì il 30 ottobre 2015; nel 2016 si esibì con “Following a bird”, un brano estratto dall’album, sul palco del Festival di Sanremo, nonostante la malattia avanzasse. Quella stessa malattia che Nello scorso settembre lo costrinse a ritirarsi dalle scene:  “Non posso più suonare, smettete di chiedermelo”.

Dotato di spiccata sensibilità, non solo artistica, recentemente aveva commentato cosi, sul profilo Facebook, il drammatico momento che stiamo vivendo in tempo di Coronavirus.

“Io li conosco i domani che non arrivano mai. Conosco la stanza stretta. E la luce che manca da cercare dentro. Io li conosco i giorni che passano uguali, fatti di sonno e dolore e sonno per dimenticare il dolore. Conosco la paura di quei domani lontani, che sembra il binocolo non basti. Ma questi giorni sono quelli per ricordare le cose belle fatte, le fortune vissute, isorrisi scambiati che valgono baci e abbracci. Questi sono i giorni per ricordare, per correggere e giocare. Si, giocare a immaginare domani. Perché il domani quello col sole vero arriva. E dovremo immaginarlo migliore, per costruirlo Perché domani non dovremo ricostruire ma costruire e, costruendo, sognare. Perché rinascere vuole dire costruire. Insieme uno per uno. Adesso però state a casa pensando a domani. E costruire è bellissimo, il gioco più bello. Cominciamo…”.

Insieme. Una parola e un concetto ricorrenti nei suoi pensieri. “La musica ci insegna la cosa più importante che esista: ascoltare. La musica è come la vita, si può fare in un solo modo: insieme”, aveva detto.

Riposa in pace, sarai sempre insieme a noi, nei nostri cuori, Ezio Bosso!