“In Italia ogni anno sono circa 30mila i nuovi casi di tumore vescicale – afferma Cinzia Ortega, direttore Soc di Oncologia Asl Cn2 Alba-Bra, Ospedale Michele e Pietro Ferrero di Verduno – Tra i fattori predisponenti: il fumo di sigaretta con effetto irritativo e cancerogeno sulla mucosa vescicale e l’esposizione a sostanze chimiche tossiche di origine industriale come i coloranti e solventi. I sintomi sono spesso sfumati. Anche l’ematuria, ovvero la comparsa di sangue nelle urine, può manifestarsi in maniera discontinua, ma quando si verifica è un segno che va immediatamente riferito al medico di famiglia per predisporre accertamenti e poter fare una diagnosi precoce. E’ importante infatti riconoscere tempestivamente un eventuale tumore della vescica per aumentare le possibilità di cura”.
E conclude: “Oggi sono disponibili diverse opzioni terapeutiche da proporre al paziente, ma tutte le decisioni vanno prese in ambito multidisciplinare. Anche per la malattia avanzata o metastatica – sottolinea Ortega – abbiamo terapie che possono aumentare l’aspettativa di vita. La cosa importante è definire strategie terapeutiche integrate con terapie in combinazione o in sequenza, che tengano conto della tipologia di paziente e della sua progressione di malattia”.
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