Il sesto album ‘Oblivion’ di Alice Phoebe Lou esplora l’anima con 11 tracce acustiche, intime e sincere. In uscita il 24 ottobre su Nettwerk
’oblio di Alice Phoebe Lou non è distruzione o collasso, ma un luogo profondo ed oscuro dove tutto ciò che è potenziale si insinua dolcemente nella vita. Cantautrice sudafricana residente in Europa, ha superato il rumore torrenziale della vita moderna per spingersi verso un altro spazio, fatto di melodie luminose e testi intimi che onorano la sublime semplicità dei suoi anni da artista di strada.
“Invece di pensare troppo al risultato e al giudizio, queste canzoni creano per me stessa un ritorno a casa”afferma l’artista su ‘Oblivion’, il disco in arrivo il 24 ottobre su etichetta Nettwerk Music Group. “Attingere a questa consapevolezza dell’inconscio sembra una beatitudine. Oblivion è un luogo dove puoi dimenticare ciò che gli altri vedono in te e trovare la tua vera essenza”.
Nel corso di 5 impeccabili album, Alice Phoebe Lou si è affermata come una forza musicale, svelando ogni volta nuove sfaccettature della sua voce espressiva e della sua scrittura accattivante. Mentre questa evoluzione ha ricevuto recensioni entusiastiche dalla critica e dalla sua crescente fanbase (giunta ora ad oltre 2,7 milioni di ascoltatori mensili su Spotify), la cantautrice stava iniziando a sentire la pressione di dover costruire costantemente il livello successivo. E, dopo il successo di ‘Shelter’ del 2023, questa sfida sembrava particolarmente scoraggiante. “In questo settore si pone l’accento sulla necessità di puntare in alto, di superare sè stessi. Ho deciso di tornare alle mie radici, suonando per strada. Queste canzoni provengono dal profondo del mio subconsio, dai sogni, dall’oblio del sonno, il luogo in cui puoi accedere ai tuoi pensieri, desideri, ricordi e sentimenti più profondi senza pensare a come verranno accolti” afferma Alice Phoebe Lou.
Questa rinnovata fiducia è evidente in brani come ‘Pretender’, un’autoanalisi capricciosa che trae ispirazione da Joni Mitchell e Nick Drake. Mentre gli album precedenti si dilettavano in una produzione impeccabile e stratificata, qui Phoebe Lou fluttua su un semplice strimpellamento acustico, dove l’ascoltatore è nella stessa stanza, immerso nell’autovalutazione lirica. Oltre al cambiamento nel suono, il brano esprime l’intera evoluzione narrativa di ‘Oblivion’ che, come afferma Alice, “è il mio io che osserva i miei difetti e li dice ad alta voce, dimostrando di non sentire più il bisogno di sapere sempre tutto e di avere tutte le risposte”. L’abbraccio dell’umiltà, dei difetti e della ricerca di se stessi è stimolante, una calda brezza melodica.
I brani fluiscono in uno stato quasi onirico, con melodie che si rincorrono come cerchi contentrici ed armonie senza parole che fluttuano nel mix, probabilmente il risultato di un processo di scrittura in continuo flusso di coscienza. “Non mi sono concessa il tempo di rimuginare su ogni verso o di pensare a come sarei stata interpretata. Invece di chiudermi e rimpicciolirmi, sto trovando il modo di trovare la forza di brillare e prendere il controllo della mia espressione” racconta Alice Phoebe Lou.
‘Sparkle’, tra i brani più significativi del disco, prosegue questa esplorazione emotiva, con l’artista seduta al pianoforte, la cui voce rilassata fa sembrare il pezzo una traccia jazz, dove il peso dei tasti è udibile ad ogni cambio di accordo, con un leggero crepitio in sottofondo, come se ci si trovasse nella stessa stanza. “E se mi vedessi brillare nella notte”, canta con toni dolci ma decisi “non essere sciocco, non è per te, è per il divino”.
‘Mind Reader’ mostra il tocco abile di Phoebe Lou, che aggiunge alla chitarra elettrica il mix acustico per conferire un tono etereo a un momento di gaia speranza.
Registrato al La Pot Studio di Berlino e co-prodotto dai collaboratori ed amici di lunga data Ziv Yamin e Dekel Adin, ‘Oblivion’ è un capolavoro di sottigliezza tira e molla e la voce di Alice Phoebe Lou semrba illuminata da un riflettore e posta su un piedistallo, anche quando i brani vivono momenti di quiete e sicurezza. “C’è qualcosa di molto sacro e bello nel cercare di lasciare che la creatività si manifesti, senza considerare a cosa pensarà il pubblico”.
Questa natura fluida guida brani come la dorata ‘Darling’, con ogni nuovo accordo di chitarra che fluttua al suo posto come una scala magica, con ulteriori strati della voce senza parole di Alice Phoebe Lou che si insinuano come farfalle armoniche. La title-track porta questa tecnica vocale stratificata a un livello superiore, seppellendo le armonie in una leggera distorsione e un pitch shift di basso, imbrattando gli studi di pianoforte in una vertigine sottomarina.
Nel suo viaggio etereo, ‘Oblivion’ si abbevera all’ignoto e ti tiene per mano, mentre ti immergi in quella misteriosa profondità. Attraverso i suoi arrangiamenti essenziali, Alice Phoebe Lou trasforma la vulnerabilità in una forza mitica, contorcendo l’incertezza e le emozioni contrastanti in amici intimi. “Queste canzoni provengono dai luoghi più oscuri di te stesso, quel luogo in cui tieni qualcosa dentro e poi lo lasci andare, anche se è imbarazzante o vulnerabile. Oblivion si appoggia all’idea di permetterti di lasciare che le cose trabocchino per sentirle, elaborarle e superarle”.
Alice Phoebe Lou invita gli ascoltatori ad esplorare sia il suo oblio che il proprio, illuminando un lungo ed iridescente cammino dell’anima ed uscendono più forti.
Sesto album, ‘Oblivion’ è una raccolta profondamente personale che approfondisce il viaggio di esplorazione di Alice Phoebe Lou, sia a livello globale che interiore, con undici tracce che rendono omaggio al suo sound precedente, scavando più a fondo che mai. Autoprodotti, questi brani rimandano alla semplicità da musicista di strada dei suoi esordi, ma con una scrittura che mostra la maturità e la schiettezza di una donna che raggiunge una nuova radiosità.
“Dopo cinque album con la band, ho aperto il mio scrigno di canzoni personali che raccontano storie, tracce che ho accumulato in un decennio ma che non sono mai state inserite in altri album. Affrontando l’imperfezione e prendendo ispirazione da alcune delle mie più grandi influenze acoustic-folk, ho intrapreso il coraggiante ed emozionante viaggio di registrare queste canzoni così come sono”, conclude Phobe Lou.
BIO
Il viaggio musicale di Alice Phoebe Lou inizia quando si trasferisce dalla sua nativa Sudafrica a Berlino, suonando la chitarra agli angoli delle strade ed esplorando la sua abilità compositiva. Dopo un decennio a Berlino, ora si sta trasferendo verso climi più caldi e la sua nuova musica riflette appropriatamente la fine di una fase significativa della sua vita e l’inizio di cose più grandi a venire.
“Sono diventata quella che sono a Berlino e l’attività di musicista da strada è la base di tutto ciò che ho fatto. Ora rendo omaggio alla ragazza che ha suonato la chitarra e cantato da sola con coraggio, mostrando gratitudine per quel periodo della mia vita”.
Ampiamente riconosciuta per la sua autenticità e per la dedizione alla sua arte, Alice ha ottenuto grandi consensi da quando ha iniziato a pubblicare musica cinque album fa, ricevendo il supporto di media come NPR, Clash, NEM, KCRW, The Line of Best Fit, Consequence ed Elle, che hanno descritto la sua voce come “Judy Garland, Kate Bush o Angel Olsen, ma soprattutto la voce di Lou è distintamente sua”.









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