Anche se ti hanno assegnato la pensione non puoi fare questi errori: l’INPS ti richiederà i soldi

Anche se l’assegnazione è stata ufficiale, commettere questi errori vorrà dire restituire tutti i soldi all’INPS.

Si torna a parlare di pensioni e Corte di Cassazione, un’altra sentenza ha scosso i legislatori di tutta Italia dovranno ora adattarsi. Un caso all’apparenza semplice ma che nasconde insidie legate proprio all’interpretazione delle Legge e che ora è diventato un precedente importante per il futuro.

Anche se ti hanno assegnato la pensione non puoi fare questi errori
Una nuova sentenza chiarisce i limiti della legge – (@inps_social) – lopinionista.it

Il caso riguarda un pensionato che aveva ottenuto la pensione di anzianità dichiarando di non svolgere alcuna attività lavorativa. In realtà, lavorava presso un’organizzazione sindacale senza contratto regolare, nascondendo all’Inps la sua reale condizione occupazionale.

Adesso è chiaro, l’INPS può chiede indietro i soldi

La Cassazione, dunque, con la sentenza n. 27572, ha ribadito che i pensionati hanno precisi obblighi di trasparenza nei confronti dell’Inps. Se l’ente non viene informato di situazioni che incidono sul diritto o sull’importo della pensione, può chiedere indietro le somme versate.

Una precedente sentenza aveva già accertato l’esistenza del rapporto irregolare, ma l’omessa comunicazione aveva impedito all’ente di conoscerne la portata. Da qui è nata una controversia giudiziaria che ha visto interessate la Corte d’appello e la Cassazione nel dare ragione all’Inps.

L’istituto ha ottenuto così il diritto di recuperare gli assegni pensionistici indebitamente percepiti dall’anziano e di annullare l’accredito della contribuzione figurativa. L’Inps aveva infatti concesso la contribuzione figurativa sulla base di informazioni false, legate a un presunto distacco sindacale mai avvenuto realmente.

Anche se ti hanno assegnato la pensione non puoi fare questi errori
La Corte di Cassazione ha imposto la restituzione – lopinionista.it

La legge 412/1991, art. 13, stabilisce che l’omessa o incompleta segnalazione consente il recupero totale delle somme indebitamente percepite. Il pensionato deve quindi comunicare ogni evento che possa incidere sul trattamento previdenziale, senza eccezioni o omissioni.

La difesa del lavoratore, d’altro canto, ha sostenuto di non aver potuto denunciare l’irregolarità per timore di perdere il posto. La Cassazione ha respinto questa tesi, chiarendo che il diritto di pretendere la regolarizzazione non può giustificare il danno arrecato all’Inps.

Il mancato esercizio di tale diritto è stato considerato una scelta personale, priva di conseguenze sull’obbligo legale di trasparenza. Pertanto, la responsabilità di non aver dichiarato il rapporto di lavoro rimane interamente a carico del pensionato.

La nuova sentenza affronta anche il tema dei contributi figurativi, distinguendoli da quelli volontari e chiarendo quando non spettano. Nel caso specifico, l’uomo aveva ottenuto contributi senza versamenti effettivi, quindi basati su una ricostruzione errata dei fatti.

Accertata l’assenza del presupposto, il diritto non può considerarsi mai sorto, anche se l’Inps aveva inizialmente accreditato i contributi per errore. Il lavoratore, consapevole della situazione, non può invocare buona fede o affidamento legittimo su contributi che sapeva non spettargli.

La pronuncia richiama tutti alla responsabilità individuale e alla necessità di proteggere il sistema previdenziale statale seguendo le norme correttamente. Il pensionato deve comunicare ogni circostanza che influisca sul diritto o sulla misura della pensione, anche se l’attività non è regolare.

In conclusione, la trasparenza verso l’Inps è un dovere fondamentale che non può essere aggirato con giustificazioni personali. Nessun beneficio può derivare da omissioni o dichiarazioni incomplete, perché la verità resta l’unico strumento di tutela per il sistema.