Anonimo Italiano, il “Dr. Jekyll Romantico” della musica italiana

anonimo italiano

Prossimamente in uscita il suo nuovo album, l’intervista

Negli Anni’90 Anonimo Italiano è stato un vero e proprio caso nella musica italiana: oltre 300000 copie vendute con i primi due album, “Anonimo Italiano” e “Buona Fortuna”, singoli fortunatissimi quali “Anche questa è vita” e “E così addio”, ma soprattutto un’identità celata dietro una maschera e una voce talmente simile a quella di Claudio Baglioni tanto da trarre in inganno anche il più accanito fan del cantante romano.

La storia di Anonimo Italiano è veramente singolare: un grande boom agli esordi, trasmissioni televisive importanti, tanta visibilità, tour in giro per l’Italia, brani molto passati in radio e amatissimi dal pubblico, poi all’improvviso il ritorno quasi nell’oblio.

Ora un nuovo disco di Anonimo Italiano è pronto, ma anche in questo emerge la particolarità del personaggio, ma soprattutto l’amore verso la sua arte in musica: Roberto Scozzi (questo il vero nome dell’artista) lo pubblicherà quando riterrà che sia arrivato il momento giusto per farlo.

Tutto questo e tanto altro nella nostra intervista, realizzata in occasione di un concerto allo Stammtisch Tavern di Chieti Scalo.

Partiamo dagli esordi della sua carriera: per il suo primo disco nacque un vero e proprio personaggio dietro il quale c’era un grande alone di mistero. Come aveste l’idea con la casa discografica di non rivelare la sua vera identità?

“L’idea nacque da un amico che aveva un negozio di dischi. Erano già usciti sul mercato gli Audio 2 e mi propose di fare un provino con la Bmg, accettai incidendo delle canzoni. Dopo una settimana mi chiamò proprio la casa discografica: l’artista era piaciuto ed anche le canzoni, però il mio cognome era troppo strano (Scozzi) , quasi marziale. Dovemmo dunque farci venire un’idea migliore e, dai ricordi del film Anonimo Veneziano, venne in mente la cosa di un casanova della musica mascherato, un personaggio di sogno che non avesse un’identità. Ero un uomo che si raccontava attraverso amori anonimi: così nacque Anonimo Italiano”.

Lei è esploso all’improvviso con un brano, “È così addio” che l’ha portata in tutte le radio italiane e ai vertici delle classifiche e poi con “Anche questa è vita”: che ricordi hai di quel periodo?

“Fui preso decisamente alla sprovvista da questo immediato successo: io ero una specie di Superman e Clark Kent o un Batman che si cambiava nelle cabine del telefono e poi tornava uno qualsiasi.

Arrivavo mascherato nelle radio dove andavo ospite: indossavo la maschera poco prima di entrare in radio, ero Roberto e poi diventavo Anonimo Italiano. Ricordo che provarono a strapparmi la maschera al Piper di Roma per scoprire chi io fossi. La mia era una sorta di sdoppiamento della personalità , quasi alla Dottor Jekyll e Mr. Hyde però romantico, come mi piace definirmi”.

I suoi primi due dischi hanno venduto circa 300000 copie, poi cosa è successo?

“Dico con rammarico che, unico caso in Italia, il grande Claudio Baglioni prese male la storia della mia somiglianza vocale con lui e diffidò la casa discografica dal continuare l’avventura Anonimo Italiano perché la mia maschera, secondo lui, portava il pubblico a pensare che fosse uscito il suo nuovo album.

Oggi, a ragion veduta, dopo ventisei anni, mi arrabbierei anche io. In quell’epoca mi trovai coinvolto in un insieme di emozioni: ero un semplice ragazzo che faceva pianobar e mi ritrovai catapultato ai vertici delle classifiche non capendo più nulla. Mi piacerebbe comunque incontrare Claudio proprio per sotterrare questa piccola ascia di guerra”.

“Dimmi che ami il mondo” , il tuo terzo lavoro uscito nel 2002, è veramente completo e forse il suo migliore: ce ne può parlare?

“Si doveva in realtà intitolare “Ballando questo tempo”. Quando capii che con la Bmg era nato un problema, ruppi il contratto e loro mi restituirono il master del disco che così ripubblicammo con un’indipendente, ma con il nuovo titolo. Nell’album compaiono autori bravissimi con i quali ho sempre collaborato come Stefano Borgia, Cremonesi e Cavalli, quelli della Pausini, c’è anche Luigi Lopez.

Il nostro è stato sin dagli esordi un lavoro di equipe: io sono un autore di testi insieme ad altri.

“Dimmi che ami il mondo” a me piace molto, peccato che abbia avuto meno successo. Con “Mai” riuscii comunque a fare trasmissioni importanti come Uno Mattina, La Vita in Diretta e Domenica In: tramite il mio produttore Giancarlo Amendola fu possibile seppure a fatica”.

In seguito sono usciti altri album, “L’infinito dentro noi” e “Five” …

“L’Infinito dentro noi” è una raccolta orchestrale, un best of che contiene anche due inediti, “Senza di te” e “Più che puoi” realizzato con Tony Carnevale, un grandissimo arrangiatore che ha lavorato tra gli altri con il Banco del Mutuo Soccorso. I brani sono dunque completamente riarrangiati in maniera orchestrale.

“Five” è prodotto da Roberto Mezzetti , già mio batterista e di Amedeo Minghi. Lui purtroppo morì l’ultimo giorno delle registrazioni: fece in tempo però a finire il disco. Io e Amedeo, colpiti dalla cosa e in nome della grande amicizia che ci legava a lui, gli dedicammo “L’Aquilone” che è un duetto straordinario proprio fra me e Amedeo. Fu una bella botta la sua morte. La famiglia volle pubblicare lo stesso il disco che ad oggi è il mio ultimo lavoro di inediti”.

“Diario di un amore” è un altro best of, però con le versioni originali delle sue canzoni …

“È uscito nel 2014. Ci sono otto successi e due inediti, l’omonimo “Diario di un amore” scritta con Andrea Amati e “E mi manchi sempre tu” scritto con Cremonesi e Cavalli”.

Arriviamo al presente con un nuovo disco che è alle porte: come sarà?

“In questo nuovo album siamo tornati a fare una certa musica autoriale: è inutile che io provi a cantare dei pezzi semplicemente orecchiabili perché non sono il tipo. Per me la voce è un’anima molto profonda e non ce la faccio a propormi in una canzoncina da spiaggia. Me lo hanno anche chiesto di incidere cose del genere, ma per me ci sono colleghi che lo sanno fare bene, io non mi ci vedo. Stiamo scrivendo il disco principalmente insieme ad Antonio Decimo, che è stato autore e collaboratore di Amedeo Minghi ,con il quale sono venute fuori cose veramente profonde e belle a mio giudizio. C’è un brano in particolare che è stato scritto ad un giovane Premio della Critica di qualche anno fa del quale non posso fare il nome per ora: è idea completamente nuova, non è la solita canzone di due amanti che si lasciano, è una storia diversa, non parla nemmeno di amore omosessuale, ma di un amore molto particolare. Chiunque lo ha sentito finora è rimasto molto colpito”.

In confidenza lei ci ha detto “Io voglio uscire nel momento giusto”: cosa intende?

“Io sono l’eterno panchinaro della musica italiana, mi sembra il numero 12 di un portiere che ha davanti un titolare più forte, non lo fanno mai giocare e sta rischiando di invecchiare in panchina. Sto aspettando il momento importante che l’allenatore mi dica “vai!”. Ce l’ho avuto, ma purtroppo, per vari motivi, per ora è saltato. Ho tanti amici che mi apprezzano e mi seguono e li ringrazio, ma ritengo che sia inutile andare ora sprecare anche un brano solo su internet: sarebbe come buttar via un’opera d’arte. Sto aspettando questo momento giusto soprattutto per la televisione: oggi la tv ufficializzerebbe il mio ritorno anche per togliere definitivamente la maschera e il dubbio su chi io sia. È un po’ come si faceva una volta: si pubblicavano i dischi ogni quattro o cinque anni, forse era la cosa migliore perché creava anche una certa attesa sui cantanti, come lo stesso maestro Claudio Baglioni faceva proponendo un grande disco al suo pubblico e la gente prenotava così il vinile in anticipo. Credo che, nel mio piccolo, quando uscirà il nuovo Anonimo Italiano, molte persone lo compreranno pensando che finalmente è arrivato … è ovvio che dovrò però mandare sul mercato un bel disco!”.