
In diminuzione su base annua anche la percentuale di negozi, uffici e immobili ad uso commerciale andati all’asta: 9% contro il 12,2% del 2022. Rimane sostanzialmente immutata, al 3,3%, la quota di mercato occupata dai capannoni industriali/artigianali, opifici e laboratori aggiudicati all’asta, mentre sale leggermente la percentuale dei magazzini andati all’asta, 4,26% rispetto al 3,05% dell’anno precedente. Una quota interessante del mercato, pari all’11,3%, è occupata invece dai terreni, agricoli e edificabili. Lieve aumento, da 0,49% a 0,82%, per i cantieri in corso di costruzione, finiti, semifiniti e abbandonati. Con riferimento alla distribuzione geografica degli immobili o lotti all’asta, la Lombardia mantiene il primo posto con 12.622 unità, pari al 14,3% del totale, seguita dalla Sicilia con 11.215 unità (12,7%), dal Lazio con 8.553 (9,7%), Campania (7,5%) e Toscana (6,5%).
Cosa si può prevedere per il mercato delle aste nel 2024? “Per prevedere l’andamento delle aste immobiliari nell’anno appena iniziato sarà fondamentale valutare l’impatto delle riforme previste in tema di procedure concorsuali e di esecuzioni immobiliari che comprendono anche interventi tempestivi di contrasto alla crisi e disincentivo al ricorso alle aste, come sottolineato dall’introduzione dell’opzione di vendita diretta su richiesta del debitore”, ha dichiarato Massimiliano Morana, amministratore delegato di NPLsRE-Solutions.











