È uscito “Autofagia”, il nuovo disco di Diego Ribechini

143

diego ribechini

“Come sempre quando mi trovo a scrivere è perchè sento di dover dire qualcosa ed è una cosa che non comando totalmente”

Quattordici tracce di rock italiano colto e denso di spessore, ispirazione ed una vena artistica pulsante, questo in estrema sintesi il nuovo disco del cantautore toscano Diego Ribechini in uscita oggi per Native Division Records, costola discografica di casa Volcano Records & Promotion. L’album prodotto magistralmente da Nik Capitini, è un lavoro profondo e poetico ed arriva a meno di due anni dal precedente album dell’artista italiano che si sta costruendo nel corso degli anni una discografia di rilievo e l’attenzione meritata di pubblico e critica. Autofagia è il viaggio metaforico ma anche decisamente reale del suo protagonista sulla strada che porta alla scoperta della propria dimensione umana di redenzione, tra spiritualità e il valore inossidabile dell’amore.

Diego Ribechini ci ha gentilmente concesso un’intervista.

“Autofagia” è il tuo nuovo disco, come nasce?

Nasce principalmente dalla voglia di comunicare. Come sempre quando mi trovo a scrivere è perchè sento di dover dire qualcosa ed è una cosa che non comando totalmente. Solitamente il periodo del prescrittura è un momento delicato in cui sento che qualcosa sta arrivando ma sembra sempre sfuggire, spesso in quei periodi sono spesso nervoso e scostante. Mi ritrovo a inseguire melodie, a fare voli pindarici con le parole senza concludere niente. Poi un bel giorno improvvisamente si apre come per magia un canale e tutto viene giù semplice, istintivo, vero. Autofagia è venuto al mondo così; stavo esercitandomi con la chitarra, senza pensare a niente in particolare ed è venuto fuori il riff dal quale poi è nata tutta l’idea del disco e che è diventato poi il giro introduttivo della title track. Fondamentalmente questo album è il racconto di un viaggio, sia spirituale che fisico, alla ricerca non tanto della classica redenzione ma soprattutto dell’accettazione di se stessi. Come tutte le cose che scrivo contiene riferimenti autobiografici e frammenti di vita vissuta, perchè credo che essere veri e sinceri quando si crea un qualcosa di artistico sia fondamentale per provare a interagire con l’ascoltatore in una maniera più profonda ed intima. Posso inoltre dire che ho inserito all’interno dei testi chiari riferimenti a letteratura, pittura e a tutto ciò che nel campo dell’arte mi ha colpito ed ispirato in questi anni. Il disco nasce anche dalla voglia di seguire le orme dei vecchi concept album di stampo prog rock, in questo senso tra i dischi che mi hanno ispirato di più e a cui faccio spesso riferimento sono Darwin del Banco del mutuo soccorso e Viaggio senza vento dei Timoria.

Il lavoro lo si può definire profondo e poetico, cosa si vuole lasciare in chi lo ascolta?

Ti ringrazio! La poesia è stata e sarà sempre parte di me. Nasco e morirò poeta prima ancora che cantante o compositore. La scrittura mi ha letteralmente salvato la vita in passato e mi ha dato modo di analizzarmi a fondo senza paura, permettendomi di mettere a nudo i miei demoni in modo da esorcizzarli e renderli praticamente innocui. Di questo parla ad esempio proprio il primo singolo estratto “Autofagia”. Quello che mi piacerebbe lasciare all’ascoltatore è senza dubbio la verità e la sincerità che ho messo dentro ogni traccia di questo album. Vorrei che riuscisse ad identificarsi e si sentisse parte di questo viaggio musicale. Del resto credo che ogni artista ambisca a questo quando crea qualcosa. Personalmente quando scrivo lo faccio principalmente per me stesso, perchè sento il bisogno di liberarare emozioni, senza pensare se il risultato possa piacere o meno. Poi c’è ovviamente la fase successiva quella della stesura lenta e attenta della struttura definitiva della canzone e tutto il lavoro sull’arrangiamento, lì ovviamente inizi a pensare che il tuo lavoro non è più una cosa intima e personale ma che è destianato ad un pubblico, piccolo o grande non fa differenza. Questo porta ad un attenzione maggiore e ti stimola a dare il massimo per poter trasmettere le giuste emozioni all’ascoltatore.

L’album è prodotto da Nik Capitini, com’è nata questa collaborazione?

Nik è un amico, un musicista che stimo e con il quale ho in ballo anche un progetto di duo acustico (Acusticamente parlando) con il quale ci divertiamo a fare serate ripercorrendo grandi classici del rock italiano e non. La nostra collaborazione quindi nasce dalla voglia di fare musica e di credere in essa, tra l’altro Nik ha anche suonato in Autofagia e colgo l’occasione di questa intervista per dargli il benvenuto ufficiale nella band che mi accompagnerà nei futuri live (sperando di poterli tornare a fare quanto prima). Detto questo serve fare una piccola precisazione: il disco in realtà l’ho prodotto io dopo uno studio e una ricerca approfondita di un suono moderno e fresco che potesse abbinarsi bene ai pezzi dell’album, in modo da farli risaltare al meglio. La produzione di questo lavoro nasce anche dal confronto con alcuni amici musicisti che mi hanno aperto la mente facendomi ascoltare nuove uscite che rispecchiavano casualmente proprio il sound che avevo in testa e dal confronto con i ragazzi della band (Filippo Fantozzi, Federico Francesconi, Lucio Passeroni e Andy J Fox) con i quali abbiamo ricercato di ricreare quel tipo di suono che volevo caratterizzasse l’album. Ovviamente in questa fase di confronto Nik ha avuto la sua decisa importanza ma grande merito del risultato finale và anche a Giovanni Ghezzi del Red Room di Vecchiano che ha saputo cogliere l’essenza del disco e creare il vestito definitivo che potete ascoltare. Il RedWall di Nik a Rosignano Solvay e Il Red Room di Giovanni sono da molto tempo i miei studi di registrazione di riferimento che consiglio caldamente a tutti, da loro troverete professionalità, talento e soprattutto amore per il vostro lavoro discografico.

Come nasce e come si sviluppa il tuo progetto musicale?

Questo progetto nasce per caso. Dopo tanti anni passati in diverse band, 4 anni fa decisi di fare un album per festeggiare i miei 40 anni. Così iniziai a scrivere e a mettere insieme i pezzi del mio primo disco solista ufficiale ovvero DR40, album che poi ha portato alla collaborazione con i ragazzi della Native che non smetterò mai di ringraziare per la fiducia con la quale mi hanno accolto. Dopo DR40 il progetto è cresciuto, sono venuti fuori i primi live e tutto questo ha portato alla stesura e alla pubblicazione di Autofagia con il quale ho voluto provare ad alzare il livello rispetto al lavoro precedente. In questo momento purtroppo siamo fermi con le prove visti i vari divieti e limitazioni ma posso anticipare che sto già lavorando alla stesura di un nuovo disco che non vedo l’ora di poter iniziare a provare con la band. Ovviamente le canzoni sono ancora in fase di scrematura e sto lavorando ad una prima idea di arrangiamente che poi svilupperò con i ragazzi durante le prove. Naturalmente questo sarà un passaggio successivo all’obbiettivo che spero di raggiungere quanto prima, ovvero quello di uscire live con le canzoni contenute in AUTOFAGIA. Questa è la cosa a cui aspiro in questo momento, dare vita a questo disco attraverso l’emozione unica e insostituibile dei live. Purtroppo in questo momento dobbiamo ancora lottare contro questo cazzo di virus, ma ho fiducia che presto torneremo a vivere la quotidianità con normalità e fiducia verso un futuro migliore.