
“Ritengo che The Album sia, sì, un disco di cover (questo è un dato oggettivo), ma che sia uno dei più importanti tributi al suono giamaicano. La ricerca sul ritmo rigorosamente one drop, i suoni, ma anche le armonie o i fraseggi dovevano evocare quell’epoca”, afferma Cato. “The Album è stato la pietra miliare della storia dei Bluebeaters! È stato il disco che ha “fissato” il nostro sound inconfondibile e che ci ha fatto diventare una vera band”, racconta Paolo. Tra rifacimenti di canzoni giamaicane, hit anni ’80, ’90 e ’00, The Bluebeaters creano una soundtrack perfetta, una sintesi della musica Rocksteady anni ’60 trasportata a inizio secolo con brani come There’s a Reward di Joe Higgs e Believe di Cher, I Don’t Know Why I Love You di Clarence “Frogman” Henry e Wonderful Life di Black, World’s Fair degli Skatalites e See You Tonite di Gene Simmons dei Kiss.
La ristampa del 2000 in licenza a V2 Records aggiunge inoltre due versioni incredibili di “Che Cosa C’è” e “Domani” di e con Gino Paoli. “Ho subito apprezzato molto il fatto di suonare con i Bluebeaters perché la musica Ska parla di riscatto, è una forma di redenzione del popolo giamaicano diventato indipendente dal colonialismo inglese nel 1962”, dice Patrick. Tutto è cominciato per gioco nel 1994 a Torino ed è cresciuto e maturato sui palchi di tutta Italia, diventando una grande realtà discografica nei 24 anni successivi. “Un periodo bello come quegli anni non tornerà, ma non mi arrendo, continuo a sperarlo. È importante pensare che, in fondo, it’s a Wonderful Life”, aggiunge Bunna.








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