“Caro Lucio rispondo”, il nuovo disco di Sergio “Rossomalpelo” Gaggiotti

52

sergio gaggiotti

“Arance Amare” è una delle nove risposte alla “Lettera al caro amico” che Lucio Dalla inviò tramite il brano: “L’anno che verrà”. Spiega l’artista a proposito del brano: “Qualcuno doveva pur rispondere a Lucio Dalla e raccontargli quello che succede”

Dal 4 Marzo 2022 è disponibile sulle piattaforme digitali “Caro Lucio rispondo” (Red Phonics Records), il nuovo disco di Sergio “Rossomalpelo” Gaggiotti che contiene il singolo in radio “Arance amare”. “Caro Lucio rispondo” è un disco concepito e realizzato interamente a casa, in ogni suo aspetto, dalla musica alla grafica fino alla realizzazione dei video e al loro montaggio. Un ideale invio di lettere come risposte alle parole di Lucio Dalla, un disco che non è dedica ma immaginario rapporto epistolare.

Sergio “Rossomalpelo” Gaggiotti ci ha gentilmente concesso un’intervista.

“Caro Lucio rispondo” il nuovo album, di che cosa si tratta?

Un disco immaginato, realizzato e finalizzato, compresi i video che usciranno, totalmente in solitudine. Da solo in casa, nella stanza che ho deciso funzionasse da studio durante tutto il periodo delle restrizioni imposte per la pandemia. Senza troppe macchine, con il necessario e basta. Non ho uno studio di registrazione, ho un computer attrezzato come immagino hanno tutti i musicisti in casa loro: un mezzo con il quale poter registrare e provare le idee da portare poi in nelle sale di registrazione vere e proprie. Ma stavolta non si poteva. Tutto fermo e silenzioso, chiusi in casa arrembati da notizie drammatiche di un presente mai vissuto prima. In quei frangenti è tracimato oltre i miei me quel fiume di pensieri avuti in gioventù quando davanti alle casse di uno stereo a casa di un amico, ho ascoltato “L’anno che verrà”, la lettera di Lucio Dalla al caro amico lontano. Da quel giorno ho pensato di rispondergli, ma mai ne ho avuta l’occasione, mai ho sentito l’impeto di farlo per rispondere a quella sua visione del nostro futuro. Quel futuro, oggi nostro presente, mi ha colto, tutti ci ha colto impreparati e ne ho sentite tutte le differenze, tutte le speranze, i sogni che nessuno mai può immaginare infranti. Ecco questo è “Caro Lucio rispondo”, nove missive di risposta alla sua lettera. Non potrà mai leggerle, non potrà mai rispondermi, ma non è questo il punto, rispondere è il dovere di un destinatario no? Con la speranza e la voglia di vederne uno, di futuro, migliore di questo.

Il disco contiene il singolo in radio “Arance amare”, già in radio. Che accoglienza ha avuto fino a questo momento?

Non so dare risposta a questa domanda, i miei brani sono come figlie o figli, hanno una vita loro e io non posso imporre i miei passi. Posso soltanto cercare di essere un buon padre facendo in modo, finché sono con me, di dargli il massimo spessore che posso, dargli il meglio delle mie conoscenze, delle mie capacità, foraggiarli di ciò che può essere importante, renderli in grado di farsi comprendere. Il mondo fuori è troppo vasto e io non ho nessun potere che possa regalargli strade già certe. Ho qualche sogno che desidererei gli si avverasse, ma più di questo … So però che Arance amare, per ciò che torna da chi lo ha ascoltato, si fa accogliere e comprendere, resta simpatico, forse piace, anche. Ma in questo esatto momento storico, è difficile poter gioire di qualcosa di così piccolo come una canzone.

C’è anche un videoclip, come si caratterizza?

Ho immaginato il video così come si presenta; non che avessi molte altre possibilità, l’ho girato da solo e in solitario non puoi che mandare in registrazione e poi correre dall’altra parte dell’obiettivo, ma posso dire di esserne soddisfatto; il testo è una delle nove lettere a Dalla e uno dei nove momenti o racconti che ho voluto fermare. Ho deciso lo spazio, le luci, creato il nero di sfondo, indossato i miei abiti di sempre e sono partito. La sua caratteristica principale è che lo ho immaginato proprio così come si presenta. I tagli, le mani, il volto, tutto dentro la volontà di metterci la faccia.

Come nasce il tuo progetto musicale?

Non ho un vero e proprio progetto musicale, forse non comprendo a pieno l’uso del termine “progetto” quando si riferisce alla mia strada artistica, alle mie scelte. Suono e scrivo per volontà di raccontare quello che si ascolta dalle mie canzoni, non ci sono disegni organizzati, ho idee di racconti che vesto poi con le sonorità che gli stessi suscitano quando li rileggo. Nascono prima i testi, raramente scrivo di getto, elaboro e scelgo, taglio, scolpisco, rileggo. Lavoro molto sulle frasi, sulle parole, sui significati e sui significanti, mai sulle rime, piuttosto sulle assonanze dei significanti, sulle assonanze di immagini. Quando sono soddisfatto non li modifico più e comincio a vestirli con accordi e note. Scelgo tonalità, modalità, tempi e tagli. Molto spesso i brani non hanno un “tempo” fisso, i tempi si alternano, cambiano in poche frasi, non seguo che le parole e se una frase necessita di un tempo binario è sempre possibile che quella successiva ne chieda uno ternario. In questo specifico caso, in questo “Caro Lucio rispondo”, ho scritto nove lettere, le ho musicate, ho immaginato e inventato i video, non ancora tutti realizzati che sono solo e a fare tutto ci vuole tempo, ho registrato suonando tutto quello che si sente e poi chiuso. Tutto qui. Come sempre, non è un progetto, è un’idea, un sogno, un divertimento. In qualche caso poi ho chiesto la collaborazione di un amico musicista, un Basso speciale per esempio, una piccola linea di Batteria. Ricevuti i files, ho rielaborato e montato, usato come sapevo di voler fare, come necessitava al sogno che avevo in mente. Non so se questo possa chiamarsi progetto, per me è un disco, qualcosa che ha a che fare con l’impellenza che sento quando devo per forza far uscire da dentro ciò che deve necessariamente uscire per farmi stare bene.