Confcommercio: verso Pil +3% nel 2022. A giugno inflazione al 7,3%

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soldi-prestitiROMA – Nonostante tutte le incertezze e le criticità che caratterizzano il quadro congiunturale l’economia italiana continua a mostrare segnali di inaspettata vivacità. Dopo un eccellente 2021, un primo trimestre del 2022 positivo contro ogni previsione, anche il trimestre che sta per chiudersi supera le attese con una crescita stimata attorno al mezzo punto percentuale in termini congiunturali. Il 3% di variazione del Pil nell’anno in corso diventa un obiettivo raggiungibile, sebbene non scontato. E’ la stima dell’Ufficio Studi di Confcommercio che, sul fronte dei prezzi, avverte: “Le tensioni inflazionistiche non accennano ad attenuarsi”.

A giugno si dovrebbe registrare, rispetto a maggio, un incremento dei prezzi al consumo dello 0,5% con una variazione del 7,3% su base annua. D’altra parte “non si possono né si devono nascondere le insidie che occupano il nostro futuro prossimo, e che già si possono cogliere nelle dinamiche attuali”. Nonostante il buon risultato del trimestre, nei mesi di maggio e giugno il Pil ha mostrato, secondo le nostre stime, una tendenza alla riduzione (-0,3% in termini congiunturali), dinamica che ha portato a giugno ad una variazione del 2,1% nel confronto annuo. I consumi, misurati nella metrica dell’Icc, sono in crescita (+3,4% su maggio del 2021), sospinti dall’incremento della propensione al consumo dovuto alla fortissima voglia di ritorno alla normalità da parte delle famiglie dopo la pandemia e nonostante la guerra alle porte dell’Europa.

Ma, nel complesso, è una crescita eterogenea. In linea con quanto rilevato ormai da alcuni mesi anche a maggio 2022 la domanda si è orientata principalmente verso il recupero della componente relativa ai servizi (+18,3% nel confronto annuo) soprattutto quelli legati al turismo, che comincia a beneficiare anche del ritorno degli stranieri, e al tempo libero. Per i beni (-1,4% su maggio 2021) la situazione appare più complessa con settori in piena crisi, come l’automotive, ed altri, come l’abbigliamento e le calzature e alcuni durevoli per la casa, in cui la ripresa è alterna e stentata. Per gli alimentari la riduzione è da ricollegarsi sia ad un effetto sostituzione con i consumi fuori casa sia a comportamenti più prudenti delle famiglie, soprattutto di quelle a basso reddito, in considerazione dell’accentuarsi delle tensioni inflazionistiche su alcuni beni. Per i consumi, infine, bisognerà attendere il 2023 per recuperare i livelli pre-Covid.