“Dalla Culla”, Mikele parla del suo singolo di debutto

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“Comincio da qui, parto raccontandovi di me da questo brano, da una culla che unisce vita e morte non vedo modo migliore in questo momento, dopo un lungo periodo in cui ho riflettuto sulla morte di una persona a me vicina”

mikele dalla cullaArriva in radio “Dalla Culla”, il singolo che segna il debutto discografico di Mikele, giovane pronto a imporsi come una delle più fresche e interessanti realtà del Crossover della nuova generazione. Un sound europeo che unisce e mixa diversi generi musicali soltanto in apparenza lontani, amalgamandoli a lingue diverse, frutto dei suoi studi e delle sue esperienze. Il titolo può essere fuorviante. Infatti, “Dalla Culla” descrive uno stato embrionale di lutto, quella sensazione intima e solida che non ci si scrolla di dosso quando affrontiamo la morte di una persona molto vicina. Da questa tematica “sombre” deriva la sonorità da club notturno berlinese.

Il brano, interamente prodotto da Mikele, trae influenza dalla techno. Il resto sono inserti strumentali: il pianoforte è uno dei protagonisti del singolo nonché strumento di punta dell’artista. Il risultato è un’atmosfera dark con riferimenti ai beat dei Fuera e al sussurato di Billie Eilish. Mikele ci ha gentilmente concesso un’intervista.

“Dalla Culla” è il singolo che segna il tuo debutto discografico, di che cosa si tratta?

È un brano ballabile che concilia il lato di me più elettronico e quello più strumentale. Sono partito da me stesso, ripercorrendo la mia vita dal punto di vista delle persone che ho perso lungo il cammino.

Cosa vuoi trasmettere con questo brano?

Ho voluto esprimere il disagio dell’apatia nei riguardi della morte di una persona vicina. È tetro, lo so.

C’è anche un video, come si caratterizza?

Ho raffigurato il percorso che ho compiuto nella scrittura del brano. Il video ha inizio in una grotta oscura di pipistrelli. Da qui, viene compiuto un viaggio che porta alla cima di una fabbrica abbandonata.

Come ti sei avvicinato al mondo della musica?

A quattro anni con il pianoforte. Non l’ho mai mollato fino ai sedici, quando sono passato alla chitarra, strumento su cui ho cominciato a scrivere le mie prime canzoni. I miei genitori sono fan di tanti generi diversi, hanno centinaia di CD e vinili, per cui sono sempre stato circondato da buona musica.