Al vertice dell’organizzazione ci sarebbero due imprenditrici, un commercialista e vari prestanome e presunti fiancheggiatori che avrebbero fatto finta di dare ai migranti un lavoro così da permettere loro di stare nell’Isola e ottenere il permesso di soggiorno. Un giro di affari che avrebbe interessato cittadini di Bangladesh, Pakistan, India, Ghana e Senegal.
Capace di aggirare le rigide norme per il rilascio dei permessi di soggiorno in cambio di denaro. L’agenzia attorno alla quale ruotava l’organizzazione, specializzata nel trovare lavoro e domicilio agli stranieri, sarebbe stata gestita da un’imprenditrice insieme a una sua amica. Sarebbero state loro, per la Procura, a tenere le fila dell’organizzazione che sfornava certificati di lavoro inesistenti, case dove far risiedere i migranti e documenti fiscali taroccati.
Notificati gli avvisi di conclusione delle indagini preliminari, ora gli indagati potranno avere a disposizione il fascicolo dell’inchiesta – con anche le intercettazioni raccolte in quattro anni di indagine portata avanti dai carabinieri della stazione di Villanova e del nucleo ispettorato del lavoro – e decidere se farsi interrogare dai pm o presentare memorie e ulteriore materiale. Solo in seguito i magistrati decideranno se procedere con la richiesta di rinvio a giudizio o archiviare.
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