In questo scenario, l’Italia propone una risposta concreta grazie al modello di mangimistica circolare sviluppato da Regardia, realtà leader nella circular economy. L’azienda recupera eccedenze e ex-prodotti alimentari trasformandoli in materie prime per mangimi, riducendo fino all’80% le emissioni legate alla componente mangimistica. “Per abbattere davvero l’impatto del settore zootecnico bisogna ripensare l’intera catena degli input produttivi”, spiega Paolo Fabbricatore, Group CEO di Regardia.
Ogni anno l’azienda preserva oltre 180.000 tonnellate di surplus alimentare, evitando sprechi e riducendo la pressione sulle materie prime tradizionali. Un approccio strategico per un Paese come l’Italia, che conta 6,5 milioni di bovini, 9 milioni di suini e 170 milioni di capi avicoli.
Secondo gli esperti di Regardia, la transizione verso una zootecnia più sostenibile passa attraverso otto leve di innovazione:
L’Earth Day 2026 diventa così l’occasione per ribadire che la sostenibilità del settore zootecnico non passa solo dagli allevamenti, ma da una trasformazione profonda dell’intera filiera. Un percorso che unisce innovazione, economia circolare e tutela delle risorse naturali.
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