Economia

Earth Day, dagli allevamenti il 32% delle emissioni agroalimentari

Earth Day: gli allevamenti generano il 32% delle emissioni agroalimentari globali. Regardia presenta 8 innovazioni per una zootecnia più sostenibile

Alla vigilia della Giornata Mondiale della Terra, il tema delle emissioni del sistema agroalimentare torna al centro del dibattito globale. Secondo gli ultimi dati FAO, il comparto produce 16,5 miliardi di tonnellate di CO₂, pari al 32% delle emissioni umane totali, con un incremento del 21% rispetto al 2001. La quota più pesante arriva dagli allevamenti, responsabili di 4,3 gigatonnellate di CO₂ equivalente, più della deforestazione e dell’intera logistica agroalimentare.

In questo scenario, l’Italia propone una risposta concreta grazie al modello di mangimistica circolare sviluppato da Regardia, realtà leader nella circular economy. L’azienda recupera eccedenze e ex-prodotti alimentari trasformandoli in materie prime per mangimi, riducendo fino all’80% le emissioni legate alla componente mangimistica. “Per abbattere davvero l’impatto del settore zootecnico bisogna ripensare l’intera catena degli input produttivi”, spiega Paolo Fabbricatore, Group CEO di Regardia.

Ogni anno l’azienda preserva oltre 180.000 tonnellate di surplus alimentare, evitando sprechi e riducendo la pressione sulle materie prime tradizionali. Un approccio strategico per un Paese come l’Italia, che conta 6,5 milioni di bovini, 9 milioni di suini e 170 milioni di capi avicoli.

Secondo gli esperti di Regardia, la transizione verso una zootecnia più sostenibile passa attraverso otto leve di innovazione:

  1. Mangimistica circolare – valorizzazione di ex-prodotti alimentari per sostituire materie prime vergini e ridurre fino all’80% le emissioni.
  2. Feed additives anti-metano – additivi naturali e fitomolecole per abbattere le emissioni enteriche dei ruminanti.
  3. Precision feeding – sistemi automatizzati che modulano la dieta animale in tempo reale, riducendo sprechi e surplus proteici.
  4. Digestione anaerobica e biogas – trasformazione dei reflui in energia rinnovabile e fertilizzanti organici.
  5. Recupero dei nutrienti (N e P) – tecnologie per estrarre azoto e fosforo dai reflui e reimmetterli nel ciclo produttivo.
  6. Sensori IoT in stalla – monitoraggio continuo di salute, emissioni e consumi per ottimizzare le performance ambientali.
  7. Selezione genetica low-impact – capi più efficienti nella conversione alimentare e con minori emissioni per unità di prodotto.
  8. Proteine alternative – farine da lieviti o insetti per ridurre la dipendenza da soia e materie prime ad alto impatto.

L’Earth Day 2026 diventa così l’occasione per ribadire che la sostenibilità del settore zootecnico non passa solo dagli allevamenti, ma da una trasformazione profonda dell’intera filiera. Un percorso che unisce innovazione, economia circolare e tutela delle risorse naturali.

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Redazione L'Opinionista

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