Enzo Cianci, una vita da pioniere

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MILANO – Probabilmente non è tanto il coraggio, lo spirito d’avventura, la creatività, l’addestramento né la tenacia, tutte qualità comunque necessarie, quanto piuttosto l’intuizione è il motore del pioniere. Egli desidera innovare nel bello allora, come un segugio, si affida all’intuito, annusa qualcosa nell’aria, la cerca, la realizza. Il pioniere, non per forza un genio, spesso arriva prima degli altri ad una meta ma questo non sempre gli darà conseguentemente notorietà, successo, fama. Apre piste e va avanti! Così pionieri ce ne sono tanti in mezzo a noi, volti spesso conosciuti ai pochi, volti anonimi.

Tra questi potremmo collocare in un certo modo Enzo Cianci: classe ‘72, origini irpine, secondo di tre figli, papà falegname, madre casalinga, cantautore over emergente. Indole poliedrica: negli anni matura tante esperienze tra musica, teatro (attore, scenografo, regista), spiritualità, collaborando con diverse associazioni. Già all’asilo si renderà conto di essere più attratto dalla “plastichina”, dai colori e dal palco, piuttosto che dai soldatini. Inizia a studiare chitarra classica ad 11 anni (m° Alessandro Altieri), poi sarà chiamato a suonare il basso elettrico necessario alla prima band. Determinante per lo sviluppo della sua forma mentis sarà il contributo ricevuto dall’aver frequentato la scuola d’arte, sez. architettura e arredamento, presso l’ISA “Salvatore Scoca” (Calitri, Av).

“Intanto imparavo come tutti dai dischi, dal passaparola, dalle band di paese e da quelle delle grandi feste di piazza. Nel ’93, dopo aver vissuto due anni di architettura a Roma, dietro suggerimento e con il desiderio di confrontarsi con altre realtà musicali, iniziammo a viaggiare in tre: Tommaso, Daniele ed Enzo (pianoforte jazz, batteria e basso) da Calitri al salernitano (CMC), una volta a settimana, per andare ad approfondire i nostri strumenti, io con il m° Vito Morcaldi. Successivamente andai al CPM (corso long-distance) per raggiungere una volta al mese i maestri Stefano Cerri e Nicoletta Caselli”, racconta.

“Nel frattempo sconfinavo dalla figura di falegname verso un inedito scenografo di paese. Nel 1995 fui chiamato a collaborare come scenografo e musicista alla realizzazione di TIME: spettacolo multimediale su “The dark side of the moon” e altre musiche dei Pink Floyd ad opera de “I Ragazzi di Terminus”. Probabilmente si dava avvio, o si contribuiva, inconsapevolmente, al concetto di “cover band”.

Nel ’96, durante l’anno come obiettore di coscienza a Milano/Seriate, frequenterà un pittore di trompe-l’oeil e un corso di iconografia le cui tecniche influenzeranno le sue scenografie. Successivamente la band fu rivisitata in Dagetz, con i quali vinse due volte il Zoster Festival Rock e un bel piazzamento ad “Una voce per l’Europa” (1997 ca.) con una cover dei Simple Minds. Uno del menagemet, catturato dall’esecuzione, lo ricontattò desideroso di conoscere la musica dei Dagetz ma essa era ancora in embrione.

Da qui Enzo continuerà con maggiore consapevolezza a comporre musica e ad arrangiare le sue canzoni. Una di queste, “Io sto”, sarà caratterizzata dalla cadenza di un trillo percussivo ispirato dal tamburellare il manico di un pennello sul tavolo; sarà intuito ma molti anni dopo questi trilli, che hanno un fondamento nelle nacchere del flamenco, saranno il distintivo della musica trap e pop per un certo periodo. Dieci anni dopo aver conseguito la maturità (1991) in arte applicata intraprende gli studi teologici fino a conseguire nel 2014 il Dottorato presso la PUL con una tesi sul respiro: tesi sperimentale dove prova a mettere le basi ad una inedita “teologia del respiro”, inoltre legge il benessere e il respiro come segno dei tempi.

Non ha avuto una entusiastica accoglienza ma il tempo gli ha dato ragione rivelandoli argomenti profetici: la tutela del respiro (concreto) in tempo di pandemia, il respirare (simbolico) la fratellanza dei popoli e la tutela del benessere in tempi di conflitto alle porte dell’Europa. Dentro questo percorso, appena è stato possibile, nel 2006 fa la sua prima registrazione in studio con la canzone “Artigiani di Speranza”. Nel novembre 2014, a tesi conclusa, entrerà di nuovo in studio di registrazione e nell’ottobre 2016 pubblicherà un concept-album dal titolo “TROPPO LENTO (Tieniti pronto a registrare il disco)” che ha come filo conduttore l’acqua e l’attesa.

Per definire il suo cantautorato conierà il temine “light-prog” in riferimento al genere progressive. Successivamente elabora e produce due relativi videoclip: Troppo Lento e Il coraggio della pace. Il testo della seconda canzone è del 2007 e, coincidenza, saranno le parole dette da Papa Francesco in Terra Santa nel 2014. Del suo album realizzerà poi lo ZTL Concert (Zona Troppo Lento). Sua è l’ideazione de ‘La Ribattina’ (2017), un accessorio per strumenti a corda che usa in prevalenza sulla chitarra. Al momento, fino a prova contraria, è il primo suonatore di Ribattina al mondo.

Nella sua mente ci sono almeno altri sei lavori discografici, la modalità di pubblicazione dipenderà dalle risorse. Di recente ha pubblicato un video di sociologia dove parla in modo inedito di “modernità eterea” parafrasando il celebre concetto di “modernità liquida” ad opera di Zygmunt Bauman. Ci sarebbero ancora tanti aneddoti da raccontare. Enzo Cianci è difficile da collocare in un determinato segmento ma il tempo e le circostanze hanno distillato le sue scelte e il campo d’azione. Dove sentirsi a proprio agio?

“Tante mansioni, tanti abiti, tanti volti: falegname, scenografo, regista, prete-teologo, cantautore, compositore, ambulanziere, magazziniere, probabilmente a guardarmi non mi darete nessuno di questi volti. Quando vado da qualche parte spesso dall’aspetto pensano che sia un dottore. C’è chi sa stare in un abito per tutta la vita e per chi le cose vanno diversamente. Il tempo della pandemia per me è stato ripensare a questo stare nel mondo: oggi penso che il mio lavoro è “il profeta”, un passa-parola. Dico parole, a volte le metto in qualche canzone, sperando sempre che lo Spirito mi abbia dato luce”, conclude.