Ermal Meta presenta ‘Tribù urbana’: “Ho una voglia immensa di portare questo disco dal vivo”

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foto di Emilio Timi

MILANO – Ermal Meta si prepara a tornare a Sanremo portando in gara il brano “Un milione di cose da dirti”. Questa mattina l’incontro con la stampa in videoconferenza per fare il punto della situazione, visto che poco dopo la partecipazione al Festival verrà anche pubblicato il nuovo album “Tribù urbana”: “Ho una voglia immensa di portare questo disco dal vivo. Di solito scrivo immaginandomi di stare sul palco. Stavolta, invece, mi sono messo in platea”, ha spiegato l’artista italo-albanese. “Questo album ha un’anima un po’ più rockeggiante perché io ho attraversato anche quel periodo. I suoni, comunque, sono tutti dosati”.

Per Sanremo ha le idee chiare: “Mi interessa che chi mi ascolta possa emozionarsi insieme a me”. Ermal, in coppia con Fabrizio Moro, si era già aggiudicato l’edizione 2018, ma adesso l’intento è diverso: “Non mi interessa tornare a Sanremo per vincere un’altra volta, ma per salire di nuovo su un palco. In questo momento il Festival è l’unico posto dove si può fare musica dal vivo. Cantare davanti a un teatro vuoto è un po’ strano per chi è abituato a farlo davanti alla gente, anche se il ruolo più difficile sarà quello dei conduttori che dovranno parlare davanti a delle sedie vuote”.

A proposito di live, virus permettendo, Meta dovrebbe tornare in tour nel 2021 anche se i suoi concerti nei palazzetti hanno già subìto un primo slittamento da marzo a dicembre: “Stadi all’orizzonte non ce n’erano. Lì ci andrò, magari, per vedere qualche partita!”. Poi si fa serio e aggiunge: “È vero che il Covid mi ha messo i bastoni tra le ruote, ma credo che ci fossero “ruote” più grosse delle mie. Sono convinto che usciremo cambiati da questo periodo”.

Parlando di “Un milione di cose da dirti” racconta di averla scritta tre anni fa: “La definirei una canzone d’amore “verticale”. Stavo attraversando un periodo particolare e la mia vita era caratterizzata da tante piccole scosse di assestamento. Mi sono messo in gioco parlando con qualcuno che in quel momento lì non c’era. È stata una canzone istantanea: l’ho finita in 10 minuti, ho praticamente vomitato il testo”.

Durante la serata delle cover, in programma venerdì 4 marzo, Ermal eseguirà “Caruso” di Lucio Dalla. Una mossa decisamente coraggiosa: “Ho scelto la canzone che tutti mi hanno sconsigliato di fare, io sono fatto così. Eseguirò questo brano nonostante mi esibisca proprio nella sera in cui cadranno i cinquant’anni di “4 marzo 1943″ (portata da Dalla a Sanremo nel 1971, ndr). Volete sapere il motivo? Semplicemente perché non avevo pensato a questa ricorrenza, è una cosa che mi ha fatto notare la mia fidanzata solo una settimana fa”.

Nel nuovo album, “Stelle cadenti” è una delle canzoni più belle. Ermal la descrive così: “È una fotografia fatta da un ubriaco, molto artistica ma anche poco nitida. In un primo momento avevo pensato di portare questo pezzo al Festival, poi ho deciso di puntare su “Un milione di cose da dirti” perché non sono mai stato in gara con una ballad”.

Gli invisibili” nasce, invece, da un suo viaggio negli Stati Uniti osservando i senzatetto, ma in fondo vale anche per lui: “A me è successo per tantissimi anni di essere invisibile. Scrivevo per altri e soffrivo quando, nelle interviste, non ero io a poter raccontare come erano nati i pezzi, perché ovviamente le domande venivano fatte ai miei colleghi che li avevano interpretati. E così a un certo punto ho voluto “mettermi in proprio” ed essere io stesso a cantare le mie canzoni”.

Facendo una metafora calcistica, si sente più attaccante o difensore nella vita? “Mi sento un po’ “mediano”, per rubare un concetto a un mio collega. Sono convinto di una cosa: Messi si nasce, Gattuso si diventa. La volontà batte il talento. Gattuso ha sollevato una coppa del mondo, Messi no. Per quanto riguarda il mio rapporto con lo sport, pratico corsa, pilates ed esercizi a corpo libero. E tifo per il Napoli!”.