Esce “7084”, alla scoperta del primo EP dei Mo/Ts

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“7084” non è solo l’anno proiettato in un futuro lontanissimo a cui i Mo/Ts hanno pensato: è anche l’unione degli anni di nascita dei due componenti del gruppo Nicholas Belli (in arte Nichel) e Andrea Quadrelli (in arte Hosea)

mots cover7084” è il titolo perfetto per il primo EP dei Mo/Ts. E’ un titolo perfetto perchè rappresenta l’equilibrio fra il passato, il presente e il futuro. Un futuro lontanissimo, ma contato il susseguirsi di eventi “molto forti” che hanno cambiato le nostre quotidianità, il presente sembra velocissimo, e il passato, anche recente, molto molto lontano. A confermare questo pensiero anche la sonorità, dei Mo/Ts, con lo sguardo rivolto all’elettronica pop di ispirazione europea più che italiana, e con i testi legati a scandagliare l’attualità, a raccontare eventi e l’anima della gente, sempre con la propria voce, con il proprio cuore e con la propria testa.

I Mo/Ts ci hanno gentilmente concesso un’intervista.

7084 è il vostro primo ep, di che si tratta?

È un ep in cui in tempi non sospetti, consapevolmente o inconsapevolmente, abbiamo toccato degli argomenti che si sono rivelati molto attuali. Si parla di guerre, di covid, di egoismo individuale, delle cose inutili che circolano nei social, e di mancanza di quell’ amore che forse caratterizza questi climi di sfida che respiriamo quotidianamente. Nel testo di “Paradise” abbiamo nominato anche Chernobyl che è tornato alla ribalta negli ultimi tempi con la crisi in Ucraina, e abbiamo gettato anche uno sguardo al futuro in “Countdown” in cui si immagina una fine del mondo dove comunque, per fortuna, aleggia ancora un frammento di amore. C’è anche lo spazio per l’introspezione in “Godersi la tristezza”, per il sentimento in “Se non avessi te” e per un desiderio di cambiamento dello stato delle cose in “Jolly Roger”.

Cosa volete trasmettere con questo lavoro discografico?

Fondamentalmente c’è un bisogno di salvezza che lega tutti i brani. Una salvezza che non può che derivare dal guardarsi dentro, dall’introspezione, dall’autocritica. Una salvezza da un quotidiano troppo contrassegnato dagli eventi che negli ultimi anni ci hanno colpito e che probabilmente (ma speriamo di no!) continueranno a colpirci. Una salvezza che potrebbe arrivare dalla capacità del singolo di fare circolare nel mondo quanto di buono ha nel proprio animo e dalla voglia di cambiare le cose, mescolandola e mettendola in gioco anche con la parte più anarchica che abita in noi. E chissà forse una salvezza che si materializzerà nel 7084.

Che tipo di accoglienza vi aspettate?

Intanto ci piacerebbe constatare che chi ci ascolterà apprezzerà la serietà del nostro lavoro. Sono stati circa due anni di lavoro in cui non ci siamo risparmiati. Sappiamo comunque che l’elettropop è un mondo che si stacca da un mercato estremamente pop, e che probabilmente faticheremo un minimo per farci ascoltare ma è una fatica che ne vale la pena. Diciamo anche che non ci aspettavamo di essere alla soglia dei 100.000 streams su spotify quindi per adesso siamo contenti del riscontro che abbiamo avuto, ma logicamente cerchiamo di migliorare.

Come nasce il vostro progetto musicale?

I MoTs nascono nel 2019 a Rimini. Ascoltando Jolly Roger (un brano di Nichel che poi è entrato anche nel nostro ep) in cui un bel giro di chitarra si fondeva con una batteria molto coinvolgente, abbiamo pensato che si sarebbe potuto fare qualcosa insieme. Eravamo al festival di Rimini, e alla fine del festival, ci sentimmo telefonicamente. Da li siamo partiti scambiandoci idee e musica, per arrivare oggi alla pubblicazione di un album ed alla scrittura di un secondo che ci vede già in studio di registrazione. Chi l’avrebbe detto. Siamo molto contenti di questa collaborazione non sappiamo cosa ci riserberà il futuro vedremo! Per adesso viaggiamo, sulla nostra macchina che è un bel viaggiare.