Festa di Sant’Antonio Abate: origini, riti e tradizioni

Festa di Sant'Antonio Abate: origini, riti e tradizioni

Tra benedizione degli animali, falò, questue, il 17 gennaio si festeggia uno dei più illustri eremiti della storia della Chiesa

Il 17 gennaio si celebra Sant’Antonio Abate. Nato a Coma, in Egitto, attorno al 250  dopo Cristo, a vent’anni abbandonò ogni cosa per condurre, dapprima in una plaga deserta e poi sulle rive del Mar Rosso, vita anacoretica per più di ottant’anni: in preghiera, povertà e castità. Si racconta che si dedicò molto alla cura dei sofferenti che si recavano presso di lui e che si dimostrò capace di sconfiggere i malanni più gravi e di lenire il dolore dello spirito.

Il Santo viene spesso raffigurato con un maiale con una campanella, un bastone e il fuoco ai suoi piedi. Vediamo perchè. Nel 561  le sue reliquie cominciarono a viaggiare nel tempo, da Alessandria a Costantinopoli, fino ad arrivare in Francia nell’ XI secolo a Motte-Saint-Didier, dove fu costruita una chiesa in suo onore. In questo edificio di culto, a venerarne le reliquie, affluivano folle di malati, soprattutto di ergotismo, un morbo (detto herpes zoster, “fuoco di Sant’Antonio”), che provocava un bruciore intenso. Per ospitare gli ammalati  furono costruiti un ospedale e una Confraternita di religiosi, dove, per concessione del Papa, venivano allevati maiali. Il loro grasso veniva usato come crema emolliente contro l’ergotismo; per questo il maiale cominciò ad essere associato all’eremita egiziano, che poi divenne Santo Patrono di tutti gli animali domestici.

La campanella appesa al collo del maiale, talvolta legata al bastone, ricorda quella con cui i monaci antoniani annunciavano il loro arrivo durante gli spostamenti e le questue e che veniva utilizzata per scacciare gli spiriti maligni. Il bastone su cui il Santo si appoggia è spesso a forma di stampella, emblema tradizionale del monaco medievale il cui dovere era di aiutare gli zoppi e gli infermi; spesso il manico è a forma di Tau, ultima lettera dell’ alfabeto ebraico, quasi ad indicare le cose ultime e il destino.

Infine, il fuoco, l’elemento purificatore per eccellenza. La festa di Sant’Antonio cade nel periodo dell’anno in cui torna la luce, in cui il sole porta vita e fertilità ai campi. Simbolicamente, il fuoco vuole bruciare il passato, quello che non serve più, e dar vita a una ri-nascita.

Da Nord a Sud dell’Italia tante manifestazioni

La devozione a S. Antonio Abate ha dato vita a innumerevoli manifestazioni di carattere religioso-folkloristico in tutta Italia, da Nord a Sud. Tradizionalmente il 17 gennaio si benedicono gli animali;  una leggenda narra che in quella notte questi ultimi possano addirittura parlare; in alcune località permane ancora l’usanza di distribuire il pane e le fave benedette. In  altre la sera della vigilia della festa del Santo viene acceso un fuoco, attorno al quale si mangia, si balla e si canta; in altre ancora gruppi di giovani e uomini mascherati vanno di casa in casa cantando appositi canti e ricevendo in compenso cibarie che poi verranno consumate in compagnia. In zone, quali la Sardegna, la festa di Sant’Antonio anticipa tradizionalmente l’apertura del Carnevale.