Finanziaria 2026, più risorse contro la violenza di genere e per le pari opportunità

palazzo Chigi Roma
palazzo Chigi Roma – Foto di Franca Terra x L’Opinionista

ROMA – Prevenire la violenza significa agire sulle sue radici culturali e sulle cause profonde che la rendono possibile e, troppo spesso, socialmente tollerata. Per questo le strategie politiche più efficaci sono quelle che investono sull’educazione, sulla sensibilizzazione e sulla piena realizzazione delle pari opportunità in ogni ambito della vita pubblica e privata. La violenza maschile contro le donne non nasce infatti nel vuoto, ma si alimenta di discriminazioni persistenti, stereotipi di genere e modelli culturali sessisti che continuano a definire ruoli, aspettative e rapporti di potere.

L’obiettivo delle politiche di prevenzione è dunque quello di contrastare questi meccanismi alla radice, lavorando per smontare le rappresentazioni diseguali tra uomini e donne che creano il terreno favorevole alla perpetuazione della violenza. In questa prospettiva, l’attenzione alle nuove generazioni diventa decisiva: investire nella formazione significa intervenire prima che stereotipi e disuguaglianze si cristallizzino, promuovendo una cultura delle relazioni fondata sul rispetto, sul consenso e sulla parità.

Le azioni di prevenzione sostenute dal Dipartimento per le Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri, attraverso il Quadro Strategico Nazionale, rispondono proprio a questa esigenza. L’obiettivo è aumentare il livello di consapevolezza dell’opinione pubblica sulle radici strutturali, sulle cause e sulle conseguenze della violenza maschile contro le donne, rafforzando al tempo stesso il ruolo del sistema scolastico. Scuole e personale educativo sono chiamati a svolgere una funzione cruciale non solo nella trasmissione dei saperi, ma anche nella capacità di intercettare, prevenire e gestire situazioni di violenza, inclusa la violenza assistita.

In questo quadro, l’educazione alla parità tra i sessi assume un valore centrale: superare ruoli e stereotipi di genere richiede una revisione dell’offerta formativa, dei materiali didattici e un investimento continuo nella formazione del corpo docente di ogni ordine e grado. Allo stesso tempo, diventa fondamentale rafforzare le competenze delle operatrici e degli operatori del settore pubblico e del privato sociale, affinché siano in grado di riconoscere, far emergere e prendere in carico i casi di violenza, comprese le situazioni che coinvolgono donne migranti, rifugiate e richiedenti asilo. La prevenzione passa anche dal contrasto alla recidiva, attraverso percorsi di responsabilizzazione e rieducazione degli uomini autori di violenza, e da una maggiore attenzione al ruolo del settore privato e dei media, il cui contributo alla costruzione dell’immaginario collettivo è tutt’altro che neutro.

È alla luce di questo quadro di riferimento che va letta la legge di bilancio 2026, che si colloca in continuità con le analisi maturate nel 2025, anno in cui la violenza di genere è stata sempre più riconosciuta come un fenomeno strutturale e non emergenziale, capace di incidere in modo profondo sulla salute, sull’occupazione e sull’autonomia economica delle donne. La manovra segna un cambio di passo, non solo per l’incremento delle risorse, ma per la scelta di tenere insieme prevenzione, protezione, autonomia economica e conciliazione tra vita privata e lavoro.

Uno degli interventi più rilevanti riguarda il rafforzamento del Fondo per le politiche relative ai diritti e alle pari opportunità, la cui dotazione aumenta di 10 milioni di euro annui a decorrere dal 2026. Le risorse sono destinate a potenziare le forme di assistenza e di sostegno alle donne vittime di violenza e ai loro figli, rafforzando la rete dei servizi territoriali, i centri antiviolenza e le case rifugio, con l’obiettivo di ridurre le disuguaglianze territoriali che ancora oggi condizionano l’accesso alla protezione. A questo intervento strutturale si affianca un incremento mirato di 2 milioni di euro per ciascuno degli anni 2026 e 2027, finalizzato alla prevenzione della violenza di genere anche attraverso il recupero degli uomini autori di violenza, mediante l’istituzione e il potenziamento dei centri di riabilitazione per uomini maltrattanti. È un segnale politico e culturale significativo, che riconosce la necessità di agire non solo sulle conseguenze della violenza, ma anche sulle sue cause comportamentali e relazionali.

La manovra interviene in modo deciso anche sul fronte dell’autonomia economica, indicata dalle analisi del 2025 come una delle condizioni fondamentali per consentire alle donne di uscire da situazioni di violenza. È in questa direzione che si colloca l’incremento del Fondo per il reddito di libertà, la cui dotazione viene aumentata di 5,5 milioni di euro per il 2026, di 9 milioni per il 2027 e di 4 milioni di euro annui a decorrere dal 2028. Il rafforzamento degli strumenti di sostegno al reddito e dei percorsi di accompagnamento all’autonomia mira a favorire l’emancipazione e l’indipendenza economica delle donne in condizione di maggiore vulnerabilità, riconoscendo che la dipendenza finanziaria rappresenta spesso uno dei principali fattori di permanenza in contesti di abuso. In questa direzione si collocano anche le misure pensate per semplificare l’accesso ai servizi e alle agevolazioni economiche nei primi mesi successivi alla presa in carico da parte dei servizi territoriali e dei centri antiviolenza. L’obiettivo è alleggerire il carico burocratico in una fase particolarmente delicata, in cui la rapidità dell’intervento e la continuità del sostegno possono fare la differenza tra l’avvio di un percorso di autonomia e il fallimento delle misure di protezione.

Sul versante del lavoro e della parità occupazionale, la manovra finanziaria 2026 introduce un insieme di agevolazioni mirate a sostenere l’occupazione delle lavoratrici madri, riconoscendo in modo più esplicito il peso che la genitorialità continua ad avere sulle traiettorie professionali femminili. Le misure previste puntano a favorire il rientro nel mercato del lavoro e la stabilità occupazionale attraverso incentivi rivolti ai datori di lavoro privati che assumono donne con carichi familiari, alleggerendo il costo del lavoro e riducendo uno degli ostacoli più frequenti all’assunzione.

Accanto agli incentivi all’occupazione, la manovra rafforza gli strumenti di conciliazione tra vita privata e lavoro, prevedendo agevolazioni contributive per le imprese che rendono possibile una maggiore flessibilità dell’orario. La possibilità di trasformare o rimodulare il tempo di lavoro viene così valorizzata come leva di inclusione, nella consapevolezza che l’equilibrio tra tempi di cura e attività professionale rappresenta una condizione essenziale per prevenire l’abbandono del lavoro e la marginalizzazione economica delle donne.

In questa cornice si colloca anche il rafforzamento delle misure a sostegno della genitorialità, che intervengono sui congedi e sulle tutele legate alla cura dei figli, ampliando le possibilità di gestione flessibile del rapporto di lavoro e riducendo l’impatto delle responsabilità familiari sulla continuità occupazionale. L’obiettivo dichiarato è quello di contrastare le disuguaglianze che ancora oggi penalizzano soprattutto le donne, favorendo una più equa condivisione dei carichi di cura e una maggiore permanenza nel mercato del lavoro.

Accanto alle misure direttamente rivolte al lavoro, la legge di bilancio 2026 investe sul rafforzamento dei servizi sociali ed educativi, con risorse dedicate alle attività socioeducative a favore dei minori e al sostegno delle famiglie, nonché al riconoscimento del ruolo di cura svolto dai caregiver familiari. Si tratta di interventi che contribuiscono a costruire un contesto più favorevole alla parità, riducendo l’isolamento e la fragilità sociale che spesso accompagnano le situazioni di violenza e discriminazione.

Nel complesso, la manovra del 2026 delinea un quadro più coerente e strutturato delle politiche di parità e di contrasto alla violenza di genere. Il rafforzamento delle risorse è evidente, ma altrettanto rilevante è l’impostazione che tiene insieme prevenzione culturale, protezione delle vittime, autonomia economica e conciliazione dei tempi di vita e di lavoro. La sfida, ora, resta quella dell’attuazione: trasformare questi strumenti in diritti effettivamente esigibili e in servizi accessibili, affinché diventino un cambiamento concreto nella vita delle persone.