Il suono della voce: aspetti psicologici ed emotivi delle disfonie. Intervista ad Adelia Lucattini

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ROMA – Il tono della voce è uno degli elementi che hanno maggiore importanza nella comunicazione tra le persone. La voce esprime attraverso i suoni da cui è composta, significati coscienti e inconsci  che accompagnano il significato esplicito del linguaggio. Gli elementi che la contraddistinguono sono il timbro e l’intensità che accompagnano la velocità della dizione e la chiarezza dell’esposizione. Ad esempio, due persone possono dire la stessa identica frase, ma il tono di voce che viene utilizzato da ciascuna comunica un’informazione psicologica diversa. Nelle parole, infatti, vi è un contenuto verbale (le parole) e uno non verbale (il tono e il timbro della voce). La sfera non verbale è espressione di emozioni, sensazioni e anche, insieme a quella verbale, significati inconsci.

La voce nella relazione madre-bambino

Fin dall’inizio della gravidanza la mamma entra in relazione con il proprio bambino attraverso pensieri, fantasie, desideri e inizia con lui/lei un dialogo sia interiore che fatto di parole. Il feto inizialmente percepisce gli odori e i sapori, andando avanti con lo sviluppo comincia a percepire i suoni e a distinguerli, riconosce le sfumature e il tono, e avverte le emozioni della sua mamma. Tra di loro inizia così a crearsi una connessione, una sintonia che continua anche dopo la nascita. È un’interazione intima, privata che permette una sintonizzazione profonda della diade madre-bambino.

Le voci della mamma e del papà accompagnano i bambini fin da prima della nascita facendoli sentire al sicuro. Dopo la nascita, man mano che crescono, la sua voce delle persone amate influenzano la crescita, l’emotività e lo sviluppo del bambino. Abbiamo parlato di tutto questo con la dottoressa Adelia Lucattini, psichiatra e psicanalista di Roma.

Dottoressa Lucattini, quali sono gli studi che ne dimostrano l’importanza?

Molti studi hanno mostrato l’importanza della voce dei genitori in relazione alla crescita emotiva dei figli. Una ricerca del 2014, sui neonati prematuri, ha evidenziato come facendo ascoltare loro  la registrazione della voce della mamma con un tono calmo, affettuoso, rassicurante, mentre succhiavano un ciuccio, migliorava la capacità di alimentarsi, riducendo il tempo di ricovero in ospedale. Questo, perché tra l’altro, la voce materna riduce i livelli di cortisolo.

Una seconda ricerca della Stanford University pubblicata su Proceedings of the National Academy of the Sciences, ha dimostrato che i bambini riconoscono al volo la voce materna e che questa attiva molteplici circuiti cerebrali influenzando le capacità di comunicazione dei bambini rendendoli più propensi alle relazioni sociali e influenzandone le capacità comunicative, sia verbali che non verbali.

Parliamo adesso dei disturbi della voce: quali sono?

I disturbi della voce sono detti “disfonie” e vanno dalla raucedine all’afonia (la mancanza totale della voce), sono quindi alterazioni qualitative e quantitative della voce parlata, in tutti i suoi aspetti quali intensità, frequenza e timbro. La difficoltà nel produrre una voce “fisiologica”, naturale, che le caratterizza sono provocate da cause che possono essere organiche (un danno) o funzionali (un cattivo uso della voce).

Secondo la Società Italiana di Otorinolaringoiatria, le disfonie funzionali sono disturbi della voce che si verificano in assenza di lesioni o di deficit motori. Esse sono causate da un uso scorretto (malmenage) o eccessivo della voce (surmenage). Gridare, schiarire frequentemente la voce, oppure parlare per un tempo prolungato, sono comportamenti che pongono sotto sforzo il sistema fonatorio (l’apparato che serve per poter parlare, cantare, gridare) alterando la qualità della voce. Se protratti nel tempo, questi comportamenti possono trasformarsi in disfonie organiche. Le disfonie organiche sono disturbi della voce dovute ad un danno o alterazione degli organi coinvolti. Alcune alterazioni organiche sono la conseguenza di comportamenti vocali scorretti (malmenage o surmenage), in altri casi, le cause possono essere infiammazioni, malformazioni congenite, conseguenze di operazioni chirurgiche o di altra natura.

Quali sono le ripercussioni sui bambini?

La disfonia una malattia comune durante la crescita e si stima che nei bambini abbia una frequenza fra il 6 e il 10%. È importante stabilire l’inizio del disturbo della voce capendo se il bambino abbia avuto una voce anormale (o meno) fin dalla nascita per accertare sia una forma congenita o acquisita.

I bambini possono avere un’anomalia delle corde vocali o a una cisti congenita ma la maggior parte sono causate da abitudini che portano a un cattivo uso della voce. Nella maggior parte dei casi appartengono a famiglie in cui si parla a voce alta o strillano e piangono a lungo senza che nessuno intervenga. Alcuni bambini la sviluppano con l’inizio della scuola dell’infanzia, un ambiente rumoroso in cui hanno la tendenza a parlare ad alta voce per farsi sentire o a strillare.

Psicologicamente, se sono rassicurati, non hanno ripercussioni importanti poiché imparano a comunicare in modo alternativo, alzando la voce solo in momenti particolari. Ad esempio, se giovano a calcio “chiamano la palla” con i gesti favorendo il gioco della propria squadra; nel coro della scuola imparano a cantare modulando la voce pur mantenendo l’intonazione, in famiglia si affermano con la qualità dei loro discorsi più che alzando la voce.

Certamente strilleranno con gli amichetti in classe, per questo la disfonia rimane fino allo sviluppo quando con la crescita delle corde vocali, spesso il disturbo spesso regredisce spontaneamente. La capacità dell’ambiente familiare di accogliere il disturbo e la mediazione con la scuola, sono fondamentali affinché il bambino non si senta a disagio o sviluppi imbarazzo e rinunci a “farsi sentire”. Naturalmente sono necessari controlli regolari con il foniatra che stabilisca se siano necessari  anche trattamenti riabilitativi quali euritmia terapeutica, logopedia e altri.

Una consultazione psicoanalitica genitori-bambino è sempre di grande aiuto per abbassare i livelli d’ansia del nucleo familiare, per alleviare la sensazione di difficoltà e inadeguatezza del bambino e rassicurare i genitori rispetto alle loro preoccupazioni, fornendo delle indicazioni su come relazionarsi con il bambino.

Quali sono le ripercussioni psicologiche dei disturbi della voce nei professionisti?

I professionisti sono certamente gli artisti, i cantanti, gli attori, i doppiatori, i giornalisti, i conduttori radiofonici ma anche gli insegnanti, i medici, gli psicoanalisti e gli psichiatri e anche i venditori ambulanti. L’uso della voce a scopo professionale è trasversale nella popolazione anche se per alcune categorie professionali costituisce il vero e proprio “strumento” di lavoro.

Uno studio dell’American Laryngological, Rhinological and Otological Society ha dimostrato che le disfonie hanno delle ripercussioni psicologiche importanti nei professionisti che usano la voce nella loro professione e le donne hanno livelli elevati più stress e sono  più insoddisfatti e quindi sofferenti a causa delle alterazioni della loro voce. Lo studio ha coinvolto 48 professionisti e 52 persone che non utilizzavano la voce come strumento per la loro professione, sono stati valutati con delle scale, la Perceived Stress Scale (PSS) e la Hospital Anxiety and Depression Scale (HADS). Lo stato di disfonia è stato valutato percettivamente in base al grado, al respiro affannoso, alla stanchezza e alla deformazione del suono(GRBAS).

Cosa si può fare per stare meglio?

Innanzitutto rivolgersi subito allo specialista foniatra o otorinolaringoiatra.

È anche importante avere delle buone abitudini quotidiane:

– Alternare il parlare a restare in silenzio per far riposare la voce

– Utilizzare un tono medio nel parlare in modo da non affaticarsi inutilmente

– Evitare fumo e alcolici, sono irritanti sulla laringe

– Risultano utili rimedi semplici quali fumenti con bicarbonato e camomilla (fiori secchi interi)

– L’omeopatia e le terapie naturali, insieme ad alcuni farmaci tradizionali, hanno una sua comprovata efficacia

La voce ha un grande valore psicologico, è strumento di comunicazione, di socialità, di seduzione, di protezione e di difesa. Il suono della voce è anche un elemento identitario, che identifica, e di riconoscimento di se stessi. Perdere la voce, per chiunque, può essere causa di forte ansia e preoccupazione per il timore di non riuscire a “farsi sentire”, intendendo per questo, affermare il proprio punto di vista, i propri bisogni e desideri, farsi valere. Non a caso l’affermazione del proprio parere è espressa attraverso la metafora “far sentire la propria voce” e per esprimere un sentimento intenso d’amore o sintonia è utilizzato “vibrare all’unisono”. Anche a livello inconscio ha significati di grande rilevanza, basta pensare che alcuni sogni di angoscia hanno come elemento centrale la mancanza improvvisa della voce per poter chiedere aiuto o per potersi salvare; spesso la sensazione di paura e smarrimento è così intensa da provocare un improvviso risveglio.

La voce delle persone amate fa compagnia quando sono lontane ed è possibile rievocarla con il pensiero. Le canzoni sono sia la colonna sonora della vita quotidiana che il suggello dei momenti “speciali” e quello che fa la differenza non è solo la musica o le parole ma è proprio la voce di chi canta.