Hanno scelto di firmarsi con il nome d’arte Fulvio Di Chiara, che nasconde al suo interno la fusione dei loro nomi, i simpatici e accorti giallisti Fulvio Tango e Chiara Nervo. Al momento la coppia ha dato alle stampe per Spirito Libero Edizioni tre romanzi quali La forma del delitto, I diavoli di San Lorenzo, e infine, Sceneggiatura per un delitto.
Letteratura, misticismo, filosofia, teatro e anche qualche citazione cinematografica, tutto questo si trova nei vostri primi tre romanzi. Siete dunque degli amanti dell’Arte in linea generale?
F: Rispondo io per Chiara, non per una forma di maschilismo (Dio ce ne scampi!), è che Chiara è troppo modesta. Lei ama l’arte nella maniera più incondizionata, infatti si è confrontata con diverse forme d’arte e con buoni risultati. Suona il piano e il flauto, poi si occupa di pittura, incisione e ceramica.
Io non sono altrettanto versatile e poliedrico, ma anch’io amo l’arte, è l’anima bella del mondo.
Pensate che sia fondamentale una fusione tra tutte le arti per appezzare a pieno la bellezza della vita?
C: Allora adesso rispondo io! Intanto mi prendo una rivincita su Fulvio, che dice di non essere versatile come me, però tace di essere filosofo e buon osservatore e pensatore; è arte anche il saper pensare bene. E, tornando alla tua domanda: certo, lo stesso messaggio può essere trasmesso con i linguaggi specifici delle diverse arti e ogni linguaggio, quindi ogni arte, può enfatizzare un determinato aspetto di ciò che l’artista vuole comunicare; un po’ come osservare uno stesso panorama da prospettive diverse. L’unione di arti differenti arricchisce il messaggio.
F: Naturalmente sottoscrivo!
C: Sarà meglio!
A proposito, in che cosa consiste la vera bellezza per voi?
C: A rischio di sembrare idealista o, peggio, banale, credo che la vera bellezza stia in ogni manifestazione di rispetto e gentilezza verso l’altro; questo parlando in assoluto.
F: Ma rimaniamo nell’ambito dell’arte, dove l’aspetto puramente estetico ha una certa rilevanza. Rispondo con una domanda. Ci sono opere che possono attirare l’attenzione, farmi riflettere, suscitarmi delle domande, ma essere sgradevoli alla vista o ai sensi. Indubbiamente suscitano un’emozione, ma possiamo dire che sono belle?
I protagonisti dei vostri delitti sono tutti uomini molto affascinanti e carismatici. I vincenti danno dunque tanto fastidio?
C: A volte sì, possono suscitare invidia e rancori, specialmente se il loro successo mette i bastoni tra le ruote nei piani di qualcun’ altro.
F: O, come nel nostro caso, se gli uomini di successo in questione sono anche dei mezzi farabutti.
Il fastidio fa rima con invidia?
C: A mio parere, non sempre provare fastidio per una persona vuol dire avere un sentimento di invidia. Possiamo provare fastidio per una persona soltanto perché ci sta sulle scatole, punto e basta. Invece, nell’invidia c’è anche una certa dose di cattiveria.
F: Credo che questo accada quando l’invidia si intreccia con la gelosia.
Da che cosa nasce questo sentimento secondo voi?
C: A volte nasce più dall’insoddisfazione per se stessi. L’altro, che ha realizzato un determinato progetto, ci sbatte in faccia la nostra incapacità di aver fatto altrettanto.
F: A volte però l’invidia, se non si chiude in un sordo rancore, può anche servire da sprone a migliorarci. Possiamo anche dirci: lui ci è riuscito, ci voglio riuscire anch’io! A volte pensarla così aiuta.
Il dio denaro centra qualcosa?
C: C’entra nella misura in cui si considera come piena realizzazione di sé l’essere riusciti a conseguire una buona agiatezza economica.
F: Io, esagerando ma non troppo, dico sempre che viviamo in una dittatura economica. Cioè che, alla fine, dalle grandi decisioni che riguardano il destino del mondo fino allo scambio più semplice e banale tra due persone, tutto rischia di essere fagocitato dalla logica del profitto e del guadagno. Ma qui ci fermiamo perché il discorso rischia di diventare enorme.
La ricchezza economica sovente non trova riscontro in quella d’animo. Voi nel vostro primo romanzo, ma, in qualche maniera, anche nel secondo, la trattate. La scrittura può essere uno strumento per comprendersi meglio e comprendere quale sia la vera ricchezza?
C: Certo. La scrittura, anche un libro giallo, oltre che intrattenere può insegnare qualcosa ed essere spunto di riflessione. Sta poi al lettore fare suo quanto suggerito o prenderne le distanze.
F: Oltre tutto la scrittura, a differenza di tante altre forme di comunicazione che oggi vanno per la maggiore, ti dà il tempo di riflettere; anzi, ti chiede di riflettere.
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