Intervista a Cristian Martinelli, lo scrittore che ama sperimentare

Cristian Martinelli

La parte che prediligo nella stesura di un romanzo è caratterizzare i personaggi. È come recitare su un palco a teatro

É uno scrittore accorto e abile, Cristian Martinelli. Classe 1977, bresciano doc, ha per ora dato alle stampe due splendidi romanzi molto diversi tra di loro: CASO4 e Tiam. Di seguito l’intervista.

Cristian, perché diventare uno scrittore oggigiorno e, soprattutto, che cosa significa esserlo oggi?

Credo che non si diventi scrittore, lo si è già, come per uno sportivo o un cantante. Bisogna solo rendersene conto e coltivare il talento che abbiamo ricevuto in dono con impegno e costanza. In un mondo come quello in cui viviamo, essere scrittore significa andare controcorrente, raccontare le nostre emozioni, noncuranti di una società che ci vuole ottusi ed ermetici.

Quando lo sei diventato per davvero, che effetto ti ha fatto avere tra le mani il tuo primo romanzo, ovvero CaSO4?

Quando firmi un contratto editoriale ti senti come un bambino la sera di Santa Lucia: sei spaventato ma pieno di speranze. Quando tieni tra le mani il libro finito, realizzi che potrai condividere la tua storia con altre persone e la felicità aumenta in modo esponenziale. La pubblicazione di un libro con una CE – non a pagamento – ti gratifica come persona, perché hai raggiunto un obiettivo che ti eri prefissato e lo hai fatto da solo.

Certamente la tua prima opera è stata una piacevole sorpresa ed è difficile pensare, leggendola con attenzione, che sia stata scritta da un autore alle prime armi. Perché è veramente ben scritta e possiede una trama molto accattivante. Al di là del tuo talento, credi che il merito sia delle tue passate letture?

Mi fa molto piacere e mi rende orgoglioso il fatto che tu abbia avuto questa impressione leggendo CaSO4. Essendo autodidatta, ciò che ho appreso sulla scrittura viene dai libri che ho letto, quindi credo sia più che fondamentale avere un vasto e vario background da lettore.

Perché hai scelto di – per così dire – aprire “le danze” nel mondo della scrittura proprio nel mondo del thriller? È forse il genere letterario che più ti affascina anche come lettore?

In realtà è il mondo del thriller che ha scelto me. Mi spiego: dopo alcuni acerbi tentativi di scrittura ho capito che era il momento di provare a scrivere un romanzo. Navigando in internet mi sono imbattuto in alcune immagini di fotografi che immortalavano luoghi abbandonati. Quegli scatti tetri di manicomi e ospedali fatiscenti mi hanno dato lo spunto per descrivere vicende che ben si sposavano con il pianeta del giallo. Detto questo, il thriller mi appassiona molto, sia come genere letterario che come panorama cinematografico.

Il tuo secondo romanzo – invece – è completamente diverso e si può definire d’amore, seppur atipico. Perché questa scelta?

La mia prima sfida era quella di riuscire a scrivere e pubblicare un romanzo. La seconda era quella di fare altrettanto con un genere totalmente diverso. Non voglio fossilizzarmi, mi piace sperimentare.

Ma, sebbene siano molto differenti, tra i due ci sono molti punti in comune, tra cui la tua scelta di descrivere in tutte le loro numerose sfaccettature i personaggi presenti, sia maschili che femminili. Ti affascina dunque molto indagare il cuore, la mente e l’animo umano?

Tutti noi siamo quello che proviamo, viviamo in simbiosi con le nostre emozioni. La parte che prediligo nella stesura di un romanzo è caratterizzare i personaggi. È come recitare su un palco a teatro. Per entrare nella parte, devi studiare abitudini e gesti molto lontani dai tuoi e la cosa mi affascina.

Quanto c’è di te “uomo” nei tuoi personaggi? Possiamo dire che i protagonisti maschili siano in qualche maniera dei tuoi piccoli “alter ego”?

Chiaramente qualcosa di tuo viene assorbito dai personaggi, la penna con cui scrivi può perdere dell’inchiostro, ma non è una mia prerogativa. Una delle svariate opportunità che ti regala la scrittura, è quella di immaginare vite che non vorresti mai vivere – come quella di uno spietato assassino – o che vorresti aver vissuto – una star, un principe, una principessa. Uno scrittore uomo può entrare nella psiche di una donna – in realtà ci può solo provare – e viceversa.

A proposito di ego, le ottime recensioni che stai ricevendo per CaSO4 e Tiam, ti hanno reso più sicuro di te e delle tue capacità letterarie?

Quando ricevi input positivi da professionisti del settore, oltre a gratificarti, ti spinge a migliorare. Sapere di avere una buona base di partenza è fondamentale.

E in nome di esse, stai già lavorando a qualche nuovo romanzo? Qualche anticipazione al riguardo?

Sto seguendo due nuovi progetti. Ideando il finale di CaSO4 mi ero riservato la possibilità di scrivere un seguito. È un azzardo, ma non vedo l’ora di terminarlo. A differenza del primo che è ambientato interamente a New York, il sequel si dividerà tra gli Stati Uniti e la nostra bellissima Italia. Presto sarà pronto per affrontare l’arduo percorso delle Case Editrici. Il secondo progetto è in fase embrionale ma devo ammettere che mi entusiasma molto perché è un mix di generi letterari.