La fusione tra ordine della materia e suggestione del sentire nell’Informale Materico di Silvia Coletti

passo a due

La ricerca di un equilibrio indispensabile all’individuo contemporaneo per restare in piedi in un mondo che sembra essere predominato dal caos, costituisce una delle tante sfaccettature espressive di un’arte in cui ogni regola, ogni definizione o linea guida appartenente al passato è stata oltrepassata per adeguarsi alla soggettività individuale di ciascun interprete che trasforma così l’espressione creativa in manifestazione del sé più profondo. Laddove alcuni trovano la stabilità più affine alla propria inclinazione creativa nella completa dissoluzione dell’immagine, e altri hanno invece bisogno di rimanere legati alla figurazione per poi compiere un’analisi di comprensione interiore del visibile, ve ne sono taluni che desiderano muoversi in uno spazio a metà tra rinuncia alla forma conosciuta e introduzione di una materia che ricompone, collegandosi alle emozioni ma suggerendo contestualmente una ricerca di stabilità. Silvia Coletti rientra in questo terzo gruppo di artisti, svelando nelle sue opere la doppia anima che contraddistingue la sua personalità espressiva.

La seconda metà del Novecento confermò l’interesse dell’arte internazionale nei confronti di un tipo di pittura che rifiutava ogni connessione con la realtà osservata per seguire e ampliare le intuizioni tracciate dai movimenti informali del primo ventennio; tuttavia l’evoluzione aveva bisogno di colmare il vuoto emozionale lasciato dal rigore eccessivo e dalla rinuncia alla poliedricità cromatica che avevano contraddistinto il De Stijl, il Suprematismo e il successivo Astrattismo Geometrico generando un tipo di espressività troppo intellettuale e distante dal coinvolgimento emotivo dell’osservatore. Gli Stati Uniti furono i primi a dare risposta alle nuove necessità pittoriche, funzionali anche a superare il dolore dei conflitti mondiali attraverso la catarsi dell’arte, dando vita al movimento più liberatorio e privo di regole di tutti, quell’Espressionismo Astratto capitanato da Jackson Pollock a cui si unirono molti interpreti fuggiti dall’Europa bellica per trovare salvezza nel nuovo mondo, che aveva come unica regola quella di lasciare che l’azione pittorica entrasse nella tela in modo istintivo, impulsivo e sdoganando l’utilizzo di ogni sfumatura cromatica purché fosse affine all’interiorità dell’esecutore. La mancanza assoluta di forma era funzionale agli artisti aderenti al movimento per mettersi in connessione con le proprie profondità manifestandole nella maniera più armonica con il proprio sentire; la risposta europea all’Espressionismo Astratto fu un’Arte Informale che da un lato metteva in evidenza le ferite più profonde della sensibilità artistica fortemente turbata dalle devastazioni della guerra che proprio sul terreno del vecchio continente si era svolta, dall’altro cercava un approccio diverso, più consistente, meno aereo di quello dei colleghi statunitensi, a volte persino più violento come nel caso del Dripping di Emilio Vedova.

Ma ciò che fece grande la risposta europea all’Informalismo fu l’interazione con la materia, l’introduzione di scarti di lavorazioni industriali, stratificazioni tra colore e oggetti di uso comune trasformandoli in elementi concreti da apporre sulla tela, e infine l’azione funzionale a creare una connessione tra spazio e supporto espressivo; Alberto Burri fu il maestro delle bruciature delle plastiche, della iuta strappata e modellata sull’opera, dei cretti, attraverso cui riusciva a liberare il dolore e la sofferenza provati durante il suo periodo di prigionia. Antoni Tàpies invece apponeva oggetti nelle sue superfici contraddistinte da colori terrosi e polverosi per sottolineare la necessità dell’interiorità di aggrapparsi alla memoria degli accadimenti; Jean Fautrier stratificava paste dense a rilievo con cui dava consistenza alle sensazioni che desiderava lasciare sull’opera, andando a colpire il fruitore con l’immediatezza della mancanza di forma. L’artista Silvia Coletti, originaria di Roma e proveniente da una famiglia dove la pittura è sempre stata di casa, mostra tutta la capacità evolutiva dell’Informale Materico, ormai non più sfogo violento di un male di vivere provocato dalle devastazioni di metà Novecento bensì un linguaggio attraverso cui l’interiorità può raccontarsi divenendo espressione spontanea del sé, riflettendo sulle destabilizzazioni e le incertezze del periodo attuale correlate alle sensazioni individuali.

miracolo acrilico e tessere mosaico
1 Miracolo – acrilico e tessere di mosaico lavorate su pannello di legno, 85x55cm

Di formazione filosofica e con una specializzazione in Filosofia della Scienza e Filosofia della Mente, vive l’atto pittorico come un momento liberatorio, uno sdoppiamento delle sue due anime, quella più razionale e logica e quella più istintiva ed emozionale che si lega indissolubilmente alla sua vena creativa; per lei dipingere equivale a svelare a se stessa, opera dopo opera, quel gomitolo di sensazioni nascoste, le suggestioni dell’anima che non possono essere espresse né manifestate attraverso i percorsi della mente. Perché l’irrazionalità ha bisogno del suo spazio che si traduce in sfondi completamente informali, decontestualizzati, contraddistinti da un Color Field quasi monocromo ma sempre fortemente sfumato, quasi a svelare la suggestione silenziosa di cui ha bisogno l’interiorità per amplificarsi e lasciarsi diffondere sulla superficie dell’opera; di contro però la razionalità sopraggiunge sotto forma di materia per andare a creare quel bilanciamento necessario, quell’apparato solido e concreto attraverso cui l’introspezione diviene consapevolezza e stabilità.

atti emotivi
2 Atti emotivi – acrilico e rame su pannello di legno, 130x70cm

Pietre, mosaico, gesso, tessuti e piante essiccate sono gli elementi che Silvia Coletti appone sulle tele per creare a volte dei paesaggi immaginari, echi della memoria emotiva più ancestrale che sono spinti dall’impulso espressivo a manifestarsi all’esterno del sé, altre invece vanno a enfatizzare il senso suggerito dai titoli lasciando una traccia più incisiva, mostrando quanto l’interazione con la terza dimensione possa essere funzionale a scolpire i punti essenziali, a incastonare alcune sensazioni per costruire consapevolezze da cui partire.

rinascita
3 Rinascita – acrilico e tessere di mosaico e vetro su pannello di legno, 130x70cm

L’opera Rinascita è costituita infatti da una base concreta fatta di tessere di mosaico in vetro posizionate sulla base proprio per enfatizzare il punto di partenza, il frammentarsi di tutti gli elementi di rottura e le circostanze che hanno condotto l’interiorità a desiderare una rigenerazione, una presa di coscienza di ciò da cui si è generata la necessità di abbandonare la rete del passato, di mettere da parte gli errori o gli eventi che hanno provocato la caduta, e spogliarsene per tendere verso un nuovo sé. Questo è il motivo per il quale il dipinto è verticale, sottintende quella risalita evolutiva che non può che sprigionare energie positive perché nasce dalla forza trovata nel momento della difficoltà; la colonna centrale dorata sottolinea la preziosità di un’esperienza sempre funzionale alla crescita interiore e che viene compresa spesso solo dopo la precedente caduta.

resilienza
4 Resilienza – acrilico e rame su tela montato su pannello, 70x80cm

Resilienza a sua volta racconta della capacità di restare in piedi malgrado le circostanze, suggerisce la capacità di piegarsi senza mai spezzarsi, adattandosi al cambiamento degli avvenimenti trovando sempre un modo per uscire dalle situazioni senza mai lasciarsene intrappolare o sopraffare; e in questo percorso Silvia Coletti trova la serenità, l’equilibrio perfetto perché è attraverso la consapevolezza di poter resistere alle circostanze esterne che l’individuo può progredire e procedere verso il suo obiettivo, non importa se a causa degli eventi dovrà compiere una deviazione di percorso. Ecco il motivo per cui l’opera è composta da colori terrosi, che stanno a indicare l’ineluttabilità di ciò che avviene legandosi così al mondo terreno, alternati all’azzurro di un cielo apparentemente in lontananza ma di fatto rappresentato come un’aura intorno alla parte materica che simboleggia l’uomo.

contaminazioni
5 Contaminazioni – acrilico e fogli di lamina colorati su pannello di legno, 130x80cm

In Contaminazioni l’autrice svela tutta la sua apertura nei confronti della poliedricità, che sia quella delle emozioni, o quella delle differenti personalità, o ancora quella di culture che costantemente interagiscono spesso tendendo a rimanere isolate e distanti le une dalle altre. Eppure, malgrado tutto, non si può impedire quella mescolanza inizialmente marginale ma poi via via più ampia che assorbe senza cancellare l’origine da cui è partita; nel caso dell’interiorità soggettiva invece la contaminazione è quella tra la mente e l’anima, tra il rigore e il caos, tra l’ordine e l’improvvisazione impulsiva che sfugge a ogni regola e che, secondo lo sguardo di Silvia Coletti, genera un magma cromatico attraverso cui l’individuo si arricchisce perché riesce ad accogliere entrambe le parti del sé, anziché combattere il lato considerato più debole o soccombere a quello più forte.

donna dell'attesa acrilico foglie e rose
6 Donna dell’attesa – acrilico, foglie e rose di ceramica montato su pannello in legno, 150x90cm

Donna dell’attesa mostra tutto il lato sperimentale dell’autrice poiché qui la poeticità dell’evocazione, quella sensazione tutta femminile provata nella meravigliosa e tenera fase della maternità esplicitata dall’immagine stilizzata di un volto di mamma di fronte a quello di un bambino, viene avvolta, quasi con un approccio Art Nouveau, da un ramo di rose costituito da vere foglie e rose di ceramica, per enfatizzare quanto il sentimento dell’amore materno sia forte, radicato e scolpito nel cuore della donna.

città sommerse
7 Città sommerse – acrilico, cera e gesso su pannello di legno, 77x85cm

Caratteristiche distintive dell’autrice sono quella di accompagnare ogni opera da una sua descrizione filosofica trascritta su pergamena e quella di apporre sul retro un timbro in ceralacca con le iniziali del suo nome. Silvia Coletti, che ha dato inizio in maniera continuativa e concreta al suo percorso artistico solo dal 2021, ha già al suo attivo la partecipazione a mostre collettive a Roma e a Tivoli, sia in gallerie che in spazi istituzionali.

SILVIA COLETTI-CONTATTI

Email: slvclt76@gmail.com

Sito web: www.lavocedellessere.it/prof-silvia-coletti/

Instagram: www.instagram.com/sc_arte_materica/

The fusion between order of the material and suggestion of the feeling in Silvia Coletti’s Material Informalism

The search for a balance essential to the contemporary individual in order to remain standing in a world that seems dominated by chaos constitutes one of the many expressive facets of an art in which every rule, every definition, or guideline belonging to the past has been transcended to adapt to the individual subjectivity of each artist who thus transforms creative expression into a manifestation of the deepest self. While some find the stability most aligned with their creative inclination in the complete dissolution of the image, and others instead need to remain tied to figuration in order to then undertake an analysis of inner understanding of the visible, there are those who wish to move in a space halfway between the renunciation of known form and the introduction of a material that recomposes, connecting to emotions while simultaneously suggesting a search for stability. Silvia Coletti belongs to this third group of artists, revealing in her works the dual nature that distinguishes her expressive personality.

The second half of the Twentieth century confirmed the international art world’s interest in a style of painting that rejected any connection with observed reality in order to follow and expand upon the insights pioneered by the informal movements of the first two decades; however, this evolution needed to fill the emotional void left by the excessive rigor and the renunciation of chromatic diversity that had characterized De Stijl, Suprematism, and the subsequent Geometric Abstractionism, resulting in a form of expression that was too intellectual and distant from the viewer’s emotional engagement. The United States was the first to respond to these new pictorial needs which also served to overcome the pain of world wars through the catharsis of art, giving rise to the most liberating and rule-free movement of all, that Abstract Expressionism led by Jackson Pollock, which was joined by many artists who had fled war-torn Europe to find refuge in the new world, whose sole rule was to allow the act of painting to flow onto the canvas in an instinctive, impulsive manner, embracing the use of every chromatic nuance as long as it resonated with the artist’s inner world. The absolute lack of form was functional for the artists adhering to the movement to connect with their own depths by manifesting them in the most harmonious way with their feelings; the European response to Abstract Expressionism was an Informal Art that on the one hand highlighted the deepest wounds of the artistic sensibility strongly disturbed by the devastation of the war that had taken place right on the soil of the old continent, on the other hand sought a different approach, more consistent, less aerial than that of their American colleagues, at times even more violent as in the case of Emilio Vedova‘s Dripping.

But what made the European response to Informalism so significant was its interaction with materials, the incorporation of industrial waste, the layering of color and everyday objects transforming them into tangible elements to be applied to the canvas and, finally, the deliberate effort to create a connection between space and the expressive medium; Alberto Burri was the master of burning plastics, of jute torn and molded onto the work, and of cracks, through which he managed to release the pain and suffering he experienced during his time as war prisoner. Antoni Tàpies, on the other hand, applied objects to his surfaces characterized by earthy and dusty colors to emphasize the need for the inner self to cling to the memory of events; Jean Fautrier layered dense, relief-like pastes with which he gave substance to the sensations he wished to leave on the work, striking the viewer with the immediacy of the lack of form. The artist Silvia Coletti, originally from Rome and from a family where painting has always been a part of daily life, demonstrates the full evolutionary potential of Informal Materialism no longer a violent outburst of the malaise of living caused by the devastation of the mid-20th century, but rather a language through which the inner self can express itself, becoming a spontaneous expression of the self, reflecting on the destabilizations and uncertainties of the current period as they relate to individual sensations. Trained in philosophy and specializing in the Philosophy of Science and the Philosophy of Mind, she experiences the act of painting as a liberating moment, a splitting of her two selves, the more rational and logical one, and the more instinctive and emotional one, which is inextricably linked to her creative streak; for her, painting is equivalent to revealing to herself, work after work, that tangle of hidden sensations, the stirrings of the soul that cannot be expressed or manifested through the pathways of the mind. Because irrationality needs its own space which translates into completely informal, decontextualized backgrounds, characterized by an almost monochromatic yet always strongly nuanced Color Field, as if to unveil the silent suggestion that the inner self needs to amplify itself and allow itself to spread across the surface of the work; on the other hand, however, rationality arrives in the form of matter to create that necessary balance, that solid and concrete apparatus through which introspection becomes awareness and stability.

Stones, mosaics, plaster, fabrics, and dried plants are the elements that Silvia Coletti applies to her canvases to create at times imaginary landscapes, echoes of the most ancestral emotional memory driven by an expressive impulse to manifest outside the self, while others emphasize the meaning suggested by the titles, leaving a more incisive trace and demonstrating how interaction with the third dimension can serve to sculpt essential points and embed certain sensations to build awareness from which to proceed. The work Rinascita (Rebirth) consists in fact of a concrete structure made of glass mosaic tiles positioned on the base precisely to emphasize the starting point, the fragmentation of all the disruptive elements and circumstances that led the inner self to desire regeneration, an awareness of what gave rise to the need to abandon the net of the past, to set aside the mistakes or events that caused the fall, and to shed them in order to strive toward a new self. This is why the painting is vertical, it implies that evolutionary ascent which can only unleash positive energies because it arises from the strength found in the moment of difficulty; the central golden column underscores the preciousness of an experience that is always instrumental to inner growth and is often understood only after the preceding fall. Resilienza (Resilience), in turn, speaks of the ability to remain standing despite circumstances, suggesting the ability to bend without ever breaking, adapting to changing events always finding a way out of situations without ever being trapped or overwhelmed by them. And in this journey, Silvia Coletti finds serenity, the perfect balance, because it is through the awareness of being able to withstand external circumstances that an individual can progress and move toward his goal, no matter if events require him to deviate from his path.

This is why the work is composed of earthy colors, which indicate the inevitability of what happens, thus connecting to the earthly world, alternating with the blue of a sky that seems distant but is actually represented as an aura around the material part that symbolizes man. In Contaminazioni (Contaminations), the author reveals her openness to multifaceted nature, be it that of emotions, or that of different personalities, or that of cultures that constantly interact, often tending to remain isolated and distant from one another. And yet, despite everything, one cannot prevent that blending, initially marginal but gradually expanding, which absorbs its origins without erasing them; in the case of subjective interiority, however, the intermingling occurs between mind and soul, between rigor and chaos, between order and impulsive improvisation that defies all rules and which, according to Silvia Coletti’s perspective, generates a chromatic magma through which the individual is enriched because he manages to embrace both parts of the self, rather than fighting the side considered weaker or succumbing to the stronger one.

Donna dell’attesa (Woman of Waiting) shows the artist’s experimental side, as here the poetic quality of the evocation, that uniquely feminine sensation experienced during the wonderful and tender phase of motherhood made explicit by the stylized image of a mother’s face facing that of a child, is enveloped, almost in an Art Nouveau style, by a branch of roses composed of real leaves and ceramic roses, to underline how strong, deep-rooted, and etched into a woman’s heart the feeling of maternal love is. Distinctive features of the artist’s work include accompanying each artwork with a philosophical description transcribed on parchment and affixing a wax seal bearing the initials of her name on the reverse. Silvia Coletti, who only began her artistic journey in a continuous and concrete manner in 2021, has already participated in group exhibitions in Rome and Tivoli, both in galleries and institutional spaces.