Mauro Repetto presenta “Ho trovato Spider Woman”: intervista sul nuovo spettacolo

Mauro Repetto- Ho trovato Spider Woman

Intervista a Mauro Repetto sul nuovo spettacolo “Ho trovato Spider Woman”, in anteprima il 25 maggio al Teatro Manzoni di Milano

MILANO – Mauro Repetto torna in scena con il nuovo spettacolo teatrale “Ho trovato Spider Woman”, in anteprima nazionale il 25 maggio al Teatro Manzoni di Milano. Il performer pavese, noto per la sua energia creativa e per la sua scrittura poliedrica, inaugura una nuova avventura artistica che unisce musica, ironia e racconto teatrale.

Dopo “Alla ricerca dell’uomo ragno”, dedicato alla storia degli 883 e all’immaginario degli anni ’80 e ’90, Repetto questa volta celebra la donna come vera supereroina contemporanea, mettendo in scena la dinamica di coppia in chiave tragicomica. Lo spettacolo, scritto, prodotto e interpretato da Repetto insieme a Monica De Bonis, propone un “manuale di sopravvivenza” per l’uomo di oggi, tra gag, riflessioni e una colonna sonora originale con brani inediti come “In riva a te” e “Quel niente che è tutto”.

Noi de L’Opinionista lo abbiamo intervistato. Ecco cosa ci ha detto.

Qual è stata la scintilla narrativa da cui è nato “Ho trovato Spider Woman”?

“La scintilla da cui è nato lo spettacolo è scoccata durante la tournée di settanta date di Alla ricerca dell’uomo ragno. Io e l’attrice che interpretava la “donna dei sogni” (Monica De Bonis, ndr) passavamo il tempo a doppiare da lontano le coppie che incontravamo. Ci siamo accorti che esistono frasi che tutte le coppie pronunciano: quando litigano, quando cercano di ricucire una storia, quando provano ad allontanarsi. Indipendentemente dalla loro provenienza. Da lì abbiamo iniziato a scrivere il copione di Ho trovato Spider Woman, un viaggio dentro l’universo tragicomico della coppia”.

C’è un filo invisibile che unisce “C’erano una volta gli 883” a “Ho trovato Spider Woman”?

“Il filo invisibile, ma in realtà molto concreto,è l’ascolto all’interno della coppia, che si tratti di due amici come nel primo spettacolo o di un uomo e una donna. All’inizio tutto procede velocissimo e funziona alla perfezione. Poi, a un certo punto, il carburante finisce: uno si ferma da una parte della porta, l’altro dall’altra”.

Che cosa ti ha spinto a raccontare la donna come supereroina contemporanea?

“Se un tempo Peter Parker poteva essere considerato un supereroe, oggi questo ruolo è passato alla donna, che nel corso della giornata indossa molte maschere. Tutte per proteggere l’uomo. In cambio chiede soltanto di essere guardata davvero. L’uomo, invece, è più codardo: si mette la maschera per non farsi riconoscere, perché non si sente all’altezza”.

Che tipo di donna è la tua Spider Woman?

La Spider Woman è una donna dotata di veri superpoteri. Sa cogliere anche la minima intenzione dell’uomo di lanciare un’occhiata a una scollatura; sa trascinarlo all’IKEA prima di mettere in atto un ricatto psicologico; sa insinuare dubbi semplicemente iniziando a truccarsi o frequentando nuove amiche. La donna lo mette con le spalle al muro, costringendolo a scegliere: arrendersi e lasciarla andare, oppure riconoscere i suoi superpoteri”.

Nel tuo spettacolo suggerisci un “manuale di sopravvivenza” per l’uomo: qual è la prima regola che non può mancare?

“Nello spettacolo, le Super Women diventano un vero e proprio manuale di sopravvivenza per il maschietto che, per non sparire dall’orizzonte della propria compagna, deve fare due cose fondamentali: non darla mai per scontata e saperla “tenere”, nel senso di prestare attenzione al suo quotidiano”.

Se Spider Woman potesse dirti una frase, quale sarebbe?

Spider Woman potrebbe dire che le donne sono al fianco degli uomini per aiutarli a realizzare i loro sogni, ma potrebbe anche ricordare: ‘Noi donne ci siamo, ma anche noi abbiamo sogni da concretizzare. Anche noi dobbiamo vivere’. La libertà della Super Woman è proprio questa: vuole proteggere, ma vuole anche vivere e dare forma ai propri desideri.
Spider Woman mi direbbe: ‘Voglio vivere’.”

Le tue nuove canzoni sembrano molto intime: come è cambiato il tuo modo di scrivere rispetto agli anni degli 883?

Le mie nuove canzoni sono sempre pensate come accessori alla pièce teatrale o al romanzo. A differenza di quelle degli 883, che erano inni a sé stanti, queste sono più intime perché hanno il compito di sostenere la narrazione”.

Quando guardi indietro agli anni 90, cosa ti sorprende di più del Mauro di allora?

“C’è un fil rouge molto presente: quello dell’entertainer, lo stesso Mauro degli anni ’90. Ho sempre saputo entrare in empatia con il pubblico, e questo aspetto continua a essere il cuore del mio lavoro”.

Qual è la cosa che nessuno ti ha mai chiesto e che vorresti finalmente raccontare?

“Vorrei raccontare di non aver mai avuto problemi ad essere il numero due. Non sono fuggito da nulla: ho sempre cercato di realizzare i miei obiettivi in modo concreto e coerente. Sono andato negli Stati Uniti perché volevo essere lì, perché era il posto che desideravo davvero raggiungere”.