Italiani e alimentazione: cosa ci aspettiamo dal 2023

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dieta mediterranea

Siamo stressati, preoccupati, dormiamo male, non amiamo il nostro corpo e non riusciamo a gestire le amicizie alle quali preferiamo rinunciare

Duemila persone, rappresentative della popolazione italiana, chiamate a rispondere a 58 domande per analizzare, con una lente di ingrandimento, lo stile di vita, lo stato di salute e di felicità del nostro Paese fra alimentazione, sostenibilità, umori, emozioni, relazioni e desideri profondi.

Per capire come affronteremo il 2023, sul photofinish del 2022 che rappresenta la svolta e il recupero dopo gli ultimi due anni, l’Osservatorio Nestlé ci ha messo a nudo con un macro-sondaggio a 360°i, sondando le nostre convinzioni e abitudini e capire non tanto chi siamo quanto cosa stiamo diventando e inoltre, non solo come stiamo ma anche come vorremmo stare e ancora, cosa e come mangiamo e cosa non vorremmo più mangiare nel 2023.

I risultati sono sorprendenti, come dichiarano anche i tre esperti chiamati a commentare: il sociologo Paolo Crepet, l’antropologa Marta Villa e il nutrizionista Giuseppe Fatati, presidente inoltre dell’Osservatorio Nestlé.

Da una parte il sondaggio sottolinea il ritorno della dieta Mediterranea, confermando un percorso coerente con quanto evidenziato negli scorsi studi dell’Osservatorio Nestléii: un’attitudine al benessere degli italiani che hanno aumentato il consumo di frutta (del 36%), verdura (del 40%) e yogurt (del 26%), dichiarando di consumare meno superalcolici, salumi, dolci, pesce, formaggi e carne. Per la maggior parte degli italiani (48%), la carne rossa è l’alimento di cui vedono la maggiore diminuzione dalle nostre tavole entro i prossimi dieci anni, seguita da zucchero, salumi e sale. Il 71% si reputa informato in materia di educazione alimentare a vari livelli. Il 46% dei rispondenti afferma di pesare le porzioni da cucinare. Più di 1 su 2 è disposto a spendere di più per mangiare. Il 49% dei rispondenti dichiara di seguire un’alimentazione sana ed equilibrata per controllare il proprio peso. La maggior parte dei rispondenti consuma 1-2 litri d’acqua al giorno. l’80% non consuma bevande funzionali o a ‘0’ calorie.

Fin qui sembra fin troppo facile: stiamo tornando ad una consapevolezza alimentare che avevamo lasciato da parte per fare posto ad una tendenza arrivata da oltreoceano che, negli scorsi anni, aveva caratterizzato il nostro stile di vita e di alimentazione.

Ma poi arriva la ‘prova del 9’ e, mettendo in relazione molte risposte in aree diverse, arrivano i primi scricchiolii a dimostrare la nostra confusione fra buoni propositi e cattive azioni, comportamenti, umori, emozioni e difficoltà a gestire la vita stessa.

Per il 45% dei rispondenti il pranzo rappresenta il pasto più rilevante, eppure a qualche domanda di distanza, emerge che il pranzo è spesso saltato per mancanza di tempo.

Commenta Giuseppe Fatati, Direttore dell’Osservatorio Nestlé e presidente dell’Italian Obesity Network: “Il campione analizzato mette in risalto le contraddizioni e i comportamenti di una società ‘liquida’. Riprendendo la definizione classica l’esperienza individuale e le relazioni sociali sembrano segnate da caratteristiche e strutture che si vanno decomponendo e ricomponendo rapidamente, in modo vacillante e incerto, fluido e volatile”.

Sui nuovi trend alimentari, il Dottor Fatati aggiunge: “Abbiamo ridotto il consumo di alcuni alimenti proteici ma cresce di poco il consumo di prodotti proteici alternativi. Dobbiamo sempre tener presente che una dieta di bassa qualità favorisce la fragilità. Le proteine, sia vegetali che animali, mantengono la massa muscolare e la forza”.

Un tema importante e particolarmente urgente preso in esame dall’Osservatorio Nestlé è la sostenibilità: l’82% ritiene di essere consapevole delle sue tematiche e più della metà dichiara di aver cambiato il proprio stile di vita per essere più sostenibile ma il 17% non è poi tanto sicuro di averlo fatto.

La maggior parte dei rispondenti ha dichiarato di voler ridurre i propri consumi energetici (circa il 70%), evitare gli sprechi di cibo (67%) e ridurre/eliminare il consumo di plastica (56%). Quasi 3 italiani su 10 affermano che il materiale del pack dei prodotti influenza la propria scelta di acquisto. Ma analizzando le risposte alla domanda “cosa è fondamentale per te ai fini dell’acquisto”, per ben il 67% dei rispondenti sono prezzo e promozioni ad essere i principali driver per la scelta di prodotti alimentari.

Sul tema ‘spreco alimentare’ la maggioranza dichiara di non buttare nulla ma, se proprio deve, frutta (11%), pane (14%) e soprattutto verdura (circa 20%), sono gli alimenti che vengono buttati più frequentemente.

Su come viviamo i momenti dei pasti e le nostre relazioni, il 37% dichiara di mangiare spesso davanti ad uno schermo e il 40% dichiara di trascorrere circa due ore al giorno davanti alla TV, mentre il 42% afferma di passare più di due ore al cellulare. E infatti, a verifica della salubrità delle nostre abitudini, arrivano le domande sulla qualità del sonno: anche se l’85% afferma di dormire tra le 6 e le 8 ore a notte, il 31% afferma di avere una qualità del sonno scarsa o molto scarsa mentre per oltre il 35% è discreta.

Per quanto riguarda il rapporto con se stessi e il proprio corpo, la metà dei rispondenti non è soddisfatta dell’aspetto fisico. Ma allora perché un italiano su due afferma di avere uno stile di vita sedentario o semi sedentario? Fra i più attivi, solo il 4.6% fa sport di squadra dimostrando una tendenza all’isolamento.

Il 43% degli italiani ha uno stato d’animo negativo. Di questi, più della metà si definisce ansioso, depresso o angosciato. Le più grandi preoccupazioni riguardano la malattia dei propri cari (45%), l’incertezza economica nel futuro (39%) e la malattia personale (32%) e, regalo del 2022, la guerra (circa 16%). Per fortuna il 57% degli italiani è positivo e fiducioso.

Di preciso, cosa intendono fare gli italiani per modificare in meglio la propria vita? Il 62% si propone di eliminare le amicizie superficiali o negative, il 10% cambierebbe città, il 7% addirittura Paese, e si affaccia un timido 3,2% che si propone di fare coming out e uno 0,2% che vorrebbe cambiare sesso.

Alla domanda “hai un solo desiderio da esaudire”, ci dimostriamo tutti egoisti: nessun dubbio sulla propria salute (circa 30%), felicità e serenità (25%) poi, preso dal senso di colpa, il 13% risponde un pianeta equilibrato. E perché non la ricchezza (13%)?

In una popolazione così contraddittoria, anche gli animali domestici subiscono la nostra confusione, visto che il 47% di questi viene portato dal veterinario solo una volta l’anno, mentre, coerentemente con la nostra ricerca di un’alimentazione più equilibrata, al momento dell’acquisto di cibo per animali domestici, quasi 8 proprietari di animali su 10 affermano di leggere l’etichetta, ma quasi il 6% non si fida comunque e fa seguire al proprio animale una dieta casalinga.

La nostra attenzione al denaro oggi è ovviamente mutata, siamo tutti più attenti e risparmiamo (79%), ma non abbiamo modificato le spese alimentari (60%) e anzi ci buttiamo sulle novità e acquistiamo cibi nuovi (46%), e investiamo volentieri per le nostre vacanze (46%).

Nonostante le apparenti evoluzioni della nostra società, il 93% afferma che la figura dedita alla cura dei figli è ancora la madre, la quale ha alle spalle anche la gestione dell’alimentazione dei propri figli che risulta difficoltosa per il 56%. Sempre i nostri amati pargoli, si lasciano finalmente coinvolgere nella preparazione dei pasti e all’apparecchiatura della tavola (47%), a fronte del 36% che si smaterializza al momento di aiutare.

Nel complesso, prendendo in esame le risposte e mettendole in relazione fra loro, si evince che in teoria sappiamo bene come comportarci in modo corretto ma non lo facciamo. Accettiamo i buoni consigli ma non li mettiamo in pratica, stiamo molto tempo davanti ad uno schermo ma poi riposiamo male e siamo sempre più ansiosi. Non riusciamo a gestire le amicizie e preferiamo rinunciarci. Siamo preoccupati del peso ma non facciamo niente per migliorarlo e gestiamo con evidente difficoltà l’alimentazione dei nostri figli.

La lettura in chiave sociologica che ne dà il sociologo e psichiatra, Paolo Crepet, è molto chiara: “Dalla ricerca emerge un complesso ‘scotomizzato’ che fa emergere qualche elemento contraddittorio. Il mito ‘pranzo e cena’ con cui era stata costruita l’ossatura della famiglia media italiana e che ha resistito fino agli anni ’60 e ’70, è stata del tutto abbandonata a favore di una quotidianità meno legante e più ‘egoistica’. Prosegue Crepet: “Il tempo dedicato al pranzare assieme è un rito celebrato fisicamente in relazione, ma in un’aura emotivamente e comunicativamente assente. Questo dato è allineato anche a quello, del tutto negativo, che riguarda la quotidianità “tout-court”: ovvero l’essere sedentari: l’utilizzo tendenziale dei social network non può che portare ad un aumento di tale tendenza che riguarda la metà delle persone intervistate”.

La chiave di lettura antropologica sui risultati dell’Osservatorio Nestlé viene data dalla Professoressa Marta Villa, Antropologa culturale dell’alimentazione e docente Università degli Studi di Trento, Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale: “Sembra che gli italiani siano disponibili, come appare anche da questo studio, a cambiare le proprie abitudini alimentari e non è un fatto storicamente nuovo. Già nel XIX e XX secolo, c’è stato un mutamento alimentare evidente: i migranti italiani in America, quando raggiungono un nuovo status sociale mutano il gusto approfittando per la prima volta del benessere economico raggiunto., a favore di alimenti quali pane, pasta e zucchero raffinati e la carne”.

Prosegue Marta Villa: “Oggi, come testimonia lo studio, una larga percentuale non è soddisfatta della propria corporatura: si ricordi che la nostra fisicità è fondamentale ed è il medium attraverso il quale ci rappresentiamo nel mondo. L’attenzione al peso, molto spesso correlata solo all’assunzione di alimenti e non ad altre abitudini non salutari, come la predilezione per il sedentarismo e la mancanza di attività sportive, pone il cibo sotto accusa”.

Gli esperti hanno tuttavia individuato anche segnali positivi e, fra le buone notizie, secondo Crepet: “Probabilmente, questa è almeno la mia interpretazione dei dati della ricerca, l’alimentazione e l’attenzione ad un diverso e migliore nutrimento possono contribuire, assai di più di molti altri fattori economici e sociali, a cambiare in modo sensibile il nostro modo di vivere e di stare assieme, con una conseguente crescita della fiducia sul futuro individuale, familiare e comunitario”.