“L’alieno”, il nuovo singolo della cantautrice romana Eugenia Martino

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figura intera colori

“Questo è un disco di storie rubate al mondo, di personaggi incontrati per caso nella mia vita o nella vita di altri, è un libro di avventure da ascoltare, ci sono emozioni crude e altre più delicate ma nessuna di queste è frutto della fantasia”

Dal è in rotazione radiofonica “L’alieno” (L’altra metà srl), il nuovo singolo della cantautrice romana Eugenia Martino. Il brano è contenuto nell’album “L’alieno, il Califfo e la bambina”, prodotto da Mogol e curato nella produzione artistica da Massimo Satta. “L’alieno” è una canzone che ironizza sull’impossibilità di fare sesso per un alieno che sbarca sulla terra a causa delle sue diversità fisiche. È ispirata alla storia di un ragazzo rimasto disabile dopo un brutto incidente e impossibilitato a vivere una vita sessuale dopo l’accaduto: «Ho pensato di scrivere una canzone che trovasse una soluzione anche a questo perché l’amore vero trova sempre una soluzione», spiega Eugenia Martino.

Eugenia Martino ci ha gentilmente concesso un’intervista.

“L’alieno” è il tuo nuovo singolo, di che cosa si tratta?

L’alieno è ispirata a un ragazzo disabile che dopo un brutto incidente non avrebbe potuto più avere una vita sessuale normale, così questa è una canzone che tenta di esorcizzare una problematica così delicata trasformandola in una favola in cui l’amore trova sempre una soluzione.

Cosa vuoi trasmettere con questo brano?

Che la vita è bella, che tu sia un alieno, un umano, che tu sia dotato o meno, il messaggio è di profonda integrazione.

Il singolo è contenuto nell’album “L’alieno, il Califfo e la bambina”, come si compone?

L’album è un piccolo libro di storie da ascoltare, la maggior parte sono mini romanzi dentro 3 minuti, solo 3 canzoni fanno parte della mia vita. Mi piaceva l’idea di una canzone racconto con melodie molto più pop.

L’album è prodotto da Mogol, com’è avvenuto il vostro incontro musicale?

Ho frequentato il corso autori al Cet, la sua scuola, nel 2018 e in classe ascoltò qualche canzone che avevo scritto, ne rimase colpito. A fine corso mi chiese di restare come assistente alla docenza, e mi disse che avrebbe prodotto i miei brani. Mi sembrava una cosa detta così. Per me era un sogno che si avverava dopo anni e anni di gavetta, non volevo illudermi, ma lui mantenne ogni parola. Adesso insegno al Cet e ha prodotto il mio disco.