L’Astrattismo incontra il Cubismo nel mondo poetico di Nadia Turato

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paesaggio grigio nadia turato

Il panorama artistico contemporaneo presenta una molteplicità di sfumature espressive e interpretative su ciò che è l’esistenza con tutte le sue sfaccettature, spesso osservate da un punto di vista realistico ed esplorativo altre invece con un approccio più sognante, bisognoso di trovare un punto di fuga o meglio un mondo parallelo dentro cui trovare la dimensione più adatta all’indole dell’esecutore dell’opera. Non solo, a volte lo sguardo ha bisogno di astrarsi, di distaccarsi dalle complessità del vivere e soffermarsi invece sulla pura oggettività o sull’essenza di ciò che l’artista desidera raccontare. La protagonista di oggi sceglie uno stile in cui riesce a esprimere la sua necessità di tendere verso una serenità e un equilibrio necessari a soddisfare il suo carattere contemplativo e sensibile.

Nei primi decenni del Ventesimo secolo alcuni artisti estremizzarono e trasformarono le linee guida dei precedenti movimenti in cui furono delineate le prime tendenze alla scomposizione dell’immagine, quelle in cui gli artisti volevano studiare una maggiore interazione dell’accostamento dei singoli colori, scoprire una maggiore luminosità e studiando quanto di fatto lo sguardo potesse cogliere la totalità del risultato restando distante dalla tela, sebbene avvicinandosi ne avrebbe perso la veduta d’insieme proprio in virtù di quella frammentazione. Correnti pittoriche come l’Impressionismo, il Puntinismo e il Divisionismo diedero inizio a un’esaltazione della scomposizione dell’immagine che poi fu ripresa, ampliata ed enfatizzata da alcuni artisti dell’inizio del Novecento per i quali geometricizzare e suddividere era la base stessa della loro produzione pittorica. Uno fra i primi a raccontare una realtà stilizzata, essenziale e costituita da colori vivaci quanto irreali, fu Paul Klee, considerato uno dei padri dell’Astrattismo, il quale però non si distaccò mai completamente dall’immagine piuttosto rendendola schematizzata attraverso una semplificazione in cui le linee geometriche incontravano il calore cromatico e la luminosità; ma la caratteristica principale di questo artista di origini tedesche, e per un lungo periodo anche insegnante alla Bauhaus, era quella di allacciarsi in qualche modo alle teorie di frammentazione anticipate con le linee guida dei movimenti di fine Ottocento allargandone però l’approccio figurativo poiché nelle sue opere la suddivisione divenne schematizzazione geometrica di tutto ciò che il suo sguardo osservava. La sua vicinanza al Cubismo Orfico, sia dal punto di vista coloristico che da quello dell’utilizzo della luminosità e brillantezza, rende impossibile non collegarlo anche a un movimento apparentemente distante dal punto di vista formale, eppure similare da quello dell’intuizione pittorica; parlo ovviamente del Cubismo in cui i suoi fondatori, Pablo Picasso e Georges Braque, teorizzarono attraverso il loro approccio analitico e scientifico la possibilità di porre sulla tela frammenti di realtà in cui la dimensione temporale poteva essere annullata dando così rilevanza alla simultaneità dell’osservato, una tecnica in cui la profondità veniva sostituita dalla descrizione di un volto o di un oggetto con tutte le sfaccettature collocate bidimensionalmente sulla tela. Nel caso del Cubismo la gamma cromatica era spesso terrosa, più cupa rispetto all’Astrattismo di Klee e al Cubismo Orfico di Delauny proprio per sottolineare l’approccio sperimentale e dunque privato della bellezza anche se solo coloristica, della loro forma espressiva. L’artista dell’Alto Adige Nadia Turato fonda la sua arte sull’incontro tra questi due movimenti del passato, ispirandosi da un lato allo stile di Paul Klee in particolar modo quando desidera raccontare i paesaggi delle montagne intorno a sé che costituiscono e appartengono alla sua vita, dall’altro invece a un Cubismo meno estremo rispetto a quello di Picasso, più morbido e descrittivo in cui la prospettiva tende a sopravvivere malgrado l’inserimento della geometricità all’interno delle sue tele.

vasi nadia turato
1 Vasi

È in particolar modo nelle nature morte che si avvicina con maggiore intensità al Cubismo perché la sua necessità di semplificazione si unisce a una ricerca di armonia quasi poetica e dunque le tonalità si fanno a volte morbide, altre invece più vivaci sempre sottolineando l’equilibrio e il senso di rassicurazione donato dall’osservazione di oggetti che fanno parte della quotidianità e al tempo stesso hanno bisogno di essere evidenziati in virtù dello sguardo dell’artista per evitare che la loro presenza venga ignorata o dimenticata.

rinascita nadia turato
2 Rinascita

La gamma cromatica dunque non è comune ai vari soggetti rappresentati bensì cambia sulla base della necessità espressiva della Turato, a volte più multicolore altre più bicroma, per sottolineare l’intento da infondere nella tela; persino nella descrizione degli oggetti, che siano vasi o fiori non importa, il colore si armonizza all’emozione divenendo vivace quando l’umore tende verso l’allegria e la vitalità, bicolore nel momento della contemplazione e dell’esplorazione della sensazione di pace che l’artista riceve durante l’osservazione del soggetto che intende immortalare e decisamente ammorbidito, quasi a tendere verso la sfumatura, in quelle opere in cui lascia emergere la sua delicata sensibilità.

ombre olio nadia turato
3 Ombre

Il dipinto Ombre appartiene proprio a quest’ultima tendenza rappresentativa della Turato, quella in cui ciò che viene evidenziato dall’occhio appare filtrato dalla poesia in virtù della quale l’oggetto diventa un punto focale, un dettaglio dentro cui perdersi e da cui ricevere l’energia sottile, quella magia di cui tanto ha raccontato Giorgio Morandi e che si ritrova in questa tela dai tratti moderatamente cubisti ma dalla morbidezza melodica e silenziosa tipica di un ascolto più profondo rispetto all’analisi quasi scientifica della realtà, donando all’osservatore un senso di pace, inducendolo a riflettere e a perdersi nel soggetto rappresentato.

paesaggio rosso nadia turato
4 Paesaggio rosso

In Paesaggio rosso invece la schematicità geometrica evidenzia la necessità di Nadia Turato di muoversi all’interno di un ordine suggestivo che in qualche modo le permette di sentirsi in equilibrio, rassicurata dalla staticità delle case prive della presenza umana, quasi come se fosse proprio l’uomo spesso a destabilizzare la calma e la serenità potenzialmente raggiungibile nella quotidianità; la casa rappresenta il focolare, il bisogno di sentirsi protetti dall’esterno ma lo sguardo dell’artista racconta la piacevolezza di un atteggiamento più spirituale, quasi ascetico nei confronti di panorami e di scorci di cui viene trascurata la bellezza e l’accoglienza a causa della distrazione indotta dalla fretta del vivere, da quell’impellenza esistenziale che induce a tralasciare i dettagli che in realtà costituiscono l’essenza della vita. Il rosso probabilmente è utilizzato per sottolineare la parte della giornata, il tramonto, in cui le persone tornano nelle loro case e cominciano a prepararsi per il momento conviviale della cena, lasciandosi alle spalle la giornata che si appresta a terminare, e ritrovando la calma perduta nella giornata lavorativa.

dettagli di merano
5 Dettagli di Merano, Porta Venosta, Porta Bolzano, Ponte romano

Ma l’impronta più fortemente astrattista, ispirata dal maestro del Novecento Paul Klee, emerge nelle opere in cui Nadia Turato descrive i paesaggi della sua Merano, la città dove vive e lavora e che infonde in lei la sensazione di gioia e di ammirazione che non può non emergere nei suoi paesaggi, quelli in cui il rigore geometrico e la stilizzazione descrittiva si legano a una gamma cromatica solare, intensa, sfaccettata e la struttura pittorica diventa bidimensionale, quasi a evidenziare la semplicità e l’immediatezza in cui gli abitanti di quel luogo incastonato tra le montagne vivono ogni giorno. In qualche modo quello dell’artista può costituire un suggerimento, un’esortazione a prendere il meglio dell’esistenza, a tralasciare quelli che sembrano problemi insormontabili e dare loro la giusta dimensione attraverso un approccio più tranquillo che deriva da un ritmo più lento, da un comportamento più semplice, più riflessivo e pacato, proprio come suggerisce la montagna intorno.

particolari di merano nadia turato
6 Particolari di Merano

Le opere su Merano inducono l’osservatore a cercare i riferimenti espressi nei titoli ma al tempo stesso a perdersi all’interno di quella dimensione fiabesca, quasi irreale eppure possibile, vicina al modo in cui viene vissuta la realtà nell’età più giovanile quando tutto può essere ricondotto al gioco, alla spontaneità nello sguardo e nella semplificazione di una quotidianità troppo complessa per lasciare che l’essere umano tenda verso quella gioia che cerca.

colors nadia turato
7 Colors

Nadia Turato ha alle spalle un lungo percorso di ricerca artistica che l’ha fatta approdare recentemente non solo al linguaggio pittorico finora descritto ma anche alla tecnica dell’olio su tela che le permette di esprimere al meglio il suo approccio riflessivo; ha al suo attivo numerose mostre a Merano e nei dintorni e dal 2022 è entrata a far parte del Club Arcimboldo con cui ha già esposto in molte collettive ed è stata selezionata per la Biennale d’Arte Messapia che avrà luogo a Lecce nell’aprile 2023.

NADIA TURATO-CONTATTI
Email: nturato3@gmail.com
Instagram: https://www.instagram.com/turatonadia/

Abstractionism meets Cubism in the poetic world of Nadia Turato

The contemporary artistic panorama presents a multiplicity of expressive and interpretative nuances on what is existence with all its facets, often observed from a realistic and explorative point of view, others instead with a more dreamy approach, in need of finding an escape point or rather a parallel world within which to find the dimension most suited to the nature of the artwork’s performer. Not only that, sometimes the gaze needs to abstract itself, to detach from the complexities of living and dwell instead on pure objectivity or on the essence of what the artist wishes to portray. Today’s protagonist chooses a style in which she is able to express her need to tend towards a serenity and balance necessary to satisfy her contemplative and sensitive character.

In the first decades of the 20th century, a number of artists extremed and transformed the guidelines of the previous movements in which were outlined the first tendencies towards the decomposition of the image, those in which artists wanted to study a greater interaction of the juxtaposition of individual colours, discovering greater luminosity and studying how far the eye could grasp the totality of the result while remaining far from the canvas, although by approaching it it would lose the overall view precisely by virtue of that fragmentation. Pictorial currents such as Impressionism, Pointillism and Divisionism initiated an exaltation of the decomposition of the image that was later taken up, expanded and emphasised by certain artists of the early 20th century for whom geometricising and subdividing was the very basis of their pictorial production. One of the first to depict a stylised reality, essential and made up of colours as vivid as they are unreal, was Paul Klee, considered one of the fathers of Abstractionism, who, however, never completely detached himself from the image but rather rendered it schematised through a simplification in which geometric lines met chromatic warmth and luminosity; but the main characteristic of this German-born artist, who was also a teacher at the Bauhaus for a long period of time, was that he somehow latched on to the fragmentation theories anticipated with the guidelines of the late 19th century movements, while broadening his figurative approach, since in his artworks subdivision became a geometric schematisation of everything his gaze observed. His closeness to Orphic Cubism, both from the point of view of colourism and from that of the use of luminosity and brilliance, makes it impossible not to link him also to a movement that is apparently distant from a formal point of view, yet similar from that of pictorial intuition; I speak, of course, of Cubism in which its founders, Pablo Picasso and Georges Braque, theorised through their analytical and scientific approach the possibility of placing fragments of reality on the canvas in which the temporal dimension could be annulled, thus giving relevance to the simultaneity of the observed, a technique in which depth was replaced by the description of a face or an object with all its facets placed two-dimensionally on the canvas.

In the case of Cubism, the colour palette was often earthy, darker than in Klee’s Abstractionism and Delauny’s Orphic Cubism precisely to emphasise the experimental approach, and thus deprived of the beauty, even if only colouristic, of their form of expression. The South Tyrolean artist Nadia Turato bases her art on the encounter between these two movements of the past, drawing inspiration on the one hand from the style of Paul Klee, particularly when she wishes to depict the landscapes of the mountains around her that constitute and belong to her life, and on the other hand from a less extreme Cubism than that of Picasso, softer and more descriptive in which perspective tends to survive despite the inclusion of geometricity within her canvases. It is particularly in the still lifes that she comes closest to Cubism because her need for simplification is combined with an almost poetic search for harmony, and thus the tones become at times soft, at others more vivid, always emphasising the balance and sense of reassurance given by the observation of objects that are part of everyday life and at the same time need to be highlighted by virtue of the artist’s gaze to prevent their presence from being ignored or forgotten.

The chromatic range is therefore not common to the various subjects represented but changes on the basis of Turato’s expressive need, sometimes more multicoloured, sometimes more bichromatic, to emphasise the intention to be instilled in the canvas; even in the description of the objects, whether vases or flowers does not matter, the colour harmonises with the emotion, becoming bright when the mood tends towards cheerfulness and vitality, two-tone at the moment of contemplation and exploration of the feeling of peace that the artist receives when observing the subject she intends to immortalise, and decidedly softened, almost tending towards nuance, in those artworks in which she lets her delicate sensitivity emerge. The painting Shadows belongs precisely to this last representative tendency of Turato, the one in which what is highlighted by the eye appears filtered by poetry by virtue of which the object becomes a focal point, a detail within which to lose oneself and from which to receive subtle energy, that magic of which Giorgio Morandi spoke so much and which can be found in this canvas with its moderately cubist traits but with the melodic and silent softness typical of a deeper listening than the almost scientific analysis of reality, giving the observer a sense of peace, inducing him to reflect and lose himself in the subject represented. In Red Landscape, on the other hand, the geometric schematic nature highlights Nadia Turato’s need to move within an evocative order that somehow allows her to feel balanced, reassured by the static nature of the houses devoid of human presence, almost as if it were man himself who often destabilises the calm and serenity potentially attainable in everyday life; the house represents the hearth, the need to feel protected from the outside, but the artist’s gaze tells of the pleasantness of a more spiritual, almost ascetic attitude towards panoramas and views whose beauty and cosiness are neglected due to the distraction induced by the hurry of life, by that existential impellence that induces one to neglect the details that actually constitute the essence of life. Red is probably used to emphasise the part of the day, sunset, when people return to their homes and begin to prepare for the convivial moment of dinner, leaving behind the day that is coming to an end, and regaining the calm lost in the working day.

But the most strongly abstractionist imprint, inspired by the 20th century master Paul Klee, emerges in the paintings in which Nadia Turato describes the landscapes of her Merano, the city where she lives and works and which instils in her the feeling of joy and admiration that cannot fail to emerge in her landscapes, those in which geometric rigour and descriptive stylisation are linked to a sunny, intense, multifaceted colour palette and the pictorial structure becomes two-dimensional, almost as if to emphasise the simplicity and immediacy in which the inhabitants of that place nestling in the mountains live every day. In some way, the artist’s work may be a suggestion, an exhortation to make the best of existence, to leave aside what seem to be insurmountable problems and give them their proper dimension through a calmer approach that derives from a slower pace, from a simpler, more reflective and calm demeanour, just as the mountains around suggest. The paintings on Merano induce the observer to search for the references expressed in the titles, but at the same time to lose himself within that fairy-tale dimension, almost unreal and yet possible, close to the way reality is experienced at a younger age when everything can be traced back to play, to spontaneity in the gaze and to the simplification of an everyday life that is too complex to let the human being tend towards the joy he seeks. Nadia Turato has a long artistic research behind her, which has recently led her not only to the pictorial language described until now, but also to the technique of oil on canvas, which allows her to express her reflective approach at its best; she has numerous exhibitions in and around Merano and since 2022 she has joined the Club Arcimboldo with which she has already exhibited in many group exhibitions and has been selected for the Messapia Art Biennial in Lecce in April 2023.