“Lazzaro”, Layz: “Il pezzo più personale che potessi scrivere”

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“Andare così a fondo e riportare alla mente alcune delle esperienze che più mi hanno fatto soffrire non è stato facile, ma sapevo che alla fine solo in questo modo avrei potuto esorcizzare, almeno in parte, alcune delle paure che mi hanno cresciuto e che tuttora mi segnano”

Da venerdì 4 giugno è in rotazione radiofonica e su tutte le piattaforme digitali “Lazzaro”, il nuovo singolo di Layz. Lazzaro è un viaggio interno scavando nei momenti che hanno segnato l’artista nell’infanzia e nell’adolescenza. Un percorso nel quale vengono citati vari aneddoti vissuti in prima persona dei momenti di difficoltà che hanno accompagnato la sua crescita fino alla consapevolezza finale di poter essere all’altezza dei propri obbiettivi. Scritta e prodotta dal rapper stesso.

Layz ci ha gentilmente concesso un’intervista.

Lazzaro è il tuo nuovo singolo, di che cosa si tratta?

Si tratta del pezzo più personale che potessi scrivere. Come ho già detto in un’altra intervista non è stato facile buttare fuori dei ricordi come quelli che sono presenti in Lazzaro, ma sicuramente una volta che ho chiuso il pezzo mi sono sentito molto meno pesante per cui molto meglio. Tempo fa non avrei mai immaginato di raccontare cosi dettagliatamente certe esperienze che mi hanno segnato e oggi sono qui a parlarne per cui bene cosi. Lazzaro è la mia vita ma può essere la vita di qualunque ragazzo cresciuto in provincia in una situazione non facile.

Che cosa vuoi trasmettere con questo lavoro?

Mi piacerebbe che ogni ragazzo che ascolta questa canzone possa tirare fuori il meglio dalle sue capacità nonostante le difficoltà. I problemi formano in parte il carattere di una persona che non deve farsi schiacciare dalle paure e dai traumi grandi o piccoli che siano, ma tramutarli in benzina per il proprio motore. E invece spesso vedo ragazzi che si isolano o si buttano in strade che portano solo ad altri problemi più grandi e difficilmente rimediabili come ho fatto io per molto tempo. Tutti abbiamo una possibilità a prescindere dal proprio passato basta solo capire qual’è e dove sta. Mi piace quando mi scrivono miei coetanei e non solo ringraziandomi per il pezzo che hanno appena ascoltato e per la forza che gli ha dato, ecco spero che questo pezzo possa dare la carica per creare qualcosa di bello, e sono io a ringraziare loro.

C’è anche un videoclip, come si caratterizza?

Il video lo si può dividere in più parti, infanzia, adolescenza e presente in cui mi trovo ora. Ho deciso di ripercorrere la mia vita non solo nella canzone ma anche nel video. La prima parte, come si può vedere, è quella di un bambino emarginato e preso in giro, tra il primo ritornello e la seconda strofa c’è il passaggio all’adolescenza, quindi vengono rappresentate le difficoltà a scuola, quelle di rapportarsi con l’altro sesso e i litigi in casa all’ora di cena, fino alla crescita totale che non ha spazzato via le paure, ma ho trovato il modo per esorcizzarle tramite il rap, che posso dire a cuore aperto mi ha salvato la vita. Daniel Mercatali a cui ho affidato la regia del video è stato fenomenale a tramutare in immagini le mie idee e insieme alla mia manager Agnese Dall’Agata hanno tirato fuori il meglio da questa canzone per cui li ringrazio. L’altro ringraziamento va a tutte le persone che si sono rese disponibili, e con i tempi che corrono non è per niente scontato.

Come nasce la tua passione per la musica?

In casa mia la musica c’è sempre stata, mio padre ha una collezione infinita di vinili, e la musica italiana è stata sempre quella che più mi ha attratto per via delle parole, ricordo che la domenica ascoltavamo i dischi di De Andre, di Renato Zero, di Lucio Battisti, di Lucio Dalla e tanti altri che trovavano nelle parole la fusione perfetta con la musica. All’età di 8-9 anni ho incontrato il rap ed è stato amore a prima vista. Mentre i ragazzini giocavano fuori io stavo ore e ore chiuso in camera ad ascoltare i rapper che mi hanno formato come fossero fratelli più grandi, erano i miei migliori amici e per qualunque cosa avessi bisogno trovavo sempre una canzone che toccava quelle corde. Da lì l’amore per le rime e l’ossessione nel sistemare in maniera perfetta le parole nella base.