L’elegante e contemporaneo Neo Pop di Massimiliano Fabris, tra ritratto e leggende

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Sembra che sia passato un attimo da quando Andy Warhol fondò uno dei maggiori movimenti artisti del secolo scorso, innovativo e moderno tanto quanto amato dal grande pubblico; eppure siamo già, a distanza di pochi decenni, nell’era del Neo Pop

Massimiliano Fabris, nato a Novara ma da sempre residente a Prato Sesia, a pochi passi dalla provincia piemontese, mostra fin da giovane l’attitudine all’arte figurativa; inizia intorno ai vent’anni i primi studi sui corpi plastici e classici di Michelangelo per poi avvicinarsi alle tecniche meno realistiche di Toulouse-Lautrec e di Van Gogh ai quali si ispirerà per l’uso dei colori e l’utilizzo del pennello. Amante del territorio in cui sceglie di risiedere, non riesce a non rendere il suo paese protagonista dei primi lavori, ancora legati, per i materiali come i pastelli e gli acquerelli, a quell’arte di fine Ottocento che tanto gli è cara, anche sorretto dal legame con il suo maestro, il Neoimpressionista don Mario Vanini.

Il passaggio alla tecnica particolare e distintiva che lo caratterizza oggi è graduale, probabilmente perché deve maturare, attraverso la sperimentazione, quella che sarà la sua destinazione finale, o provvisoriamente finale considerando l’innegabile realtà che gli artisti sono in perpetua evoluzione, quel Neo Pop che con lui assume le note chic ed eleganti delle immagini patinate della pubblicità, vicine a opere grafiche che però grazie alla sua capacità espressiva hanno un’anima, rappresentano un modo di essere dell’artista stesso.

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Fabris, oltre ciò che arriva a una prima occhiata, nasconde nelle sue pennellate tanto grafiche, anche un significato che vuole andare oltre ciò che emerge a primo impatto, un sussurro intuito e poi meditato, come se l’artista suggerisse di non fermarsi all’apparenza bensì esortasse l’osservatore ad approfondire anche la sostanza, nell’arte come nella vita.

horus

Si lascia affascinare dal simbolo e sceglie di dedicare un’intera produzione ai protagonisti di Miti e Leggende, non quelli più conosciuti però, bensì quelli che lui stesso desidera far scoprire al suo pubblico di appassionati e ai suoi collezionisti: dal dio-falco egiziano Horus, protettore dei faraoni e che incarnava l’ordine ed era garante dell’armonia universale, da Fabris rappresentato nelle sue sembianze di bambino, passando da San Sebastian, militare diventato martire per aver sostenuto la fede cristiana, per finire a Phosphoros, personaggio della mitologia greca, dio personificazione della luce e figlio del titano Astreo e della dea Eos, stella del mattino, la luce che viene dal pianeta Venere.

phosphorus

san sebastian

L’artista riesce magistralmente ad attualizzare questi miti, trasformandoli in moderni angeli, icone, che vivono tra tinte forti, elementi contemporanei come il cd – nella ritrattistica si specializza proprio nell’intaglio di cd applicati sull’acrilico – tenuto in mano da Phosphoros che genera luce proprio in virtù della sua superficie dorata sulla quale si specchiano gli occhi dell’uomo-dio; e ancora un San Sebastian trafitto ma con gli addominali scolpiti e lo sguardo incuriosito, come se in fondo ciò che sta vivendo fosse un gioco, qualcosa di inusuale che semplicemente si sta trovando davanti; e ancora Nebkepherura, signore delle metamorfosi di Ra, che viene rappresentato come un prestante ragazzo orientale, tatuato, fiero perché sicuro del potere della sua forza e della sua solarità, avvolto dal sole-cd che sa che sempre lo accompagnerà.

Il suo stile personale e riconoscibile fuoriesce in modo evidente dall’uso di colori forti, fluo e nettamente delineati, che immortalano e quasi scolpiscono emozioni, sensazioni; e dunque non potrebbe mai trascurare i ritratti, in particolar modo femminili, che tanto cari sono stati a tutta quella parte figurativa della celeberrima Pop Art della scuola di Warhol.

nebkepherura

Ecco dunque apparire Jlo, con il suo fascino latino che emerge potente dallo sguardo attraverso il quale sembra voler uscire dalla tela, e la cantautrice e modella statunitense Lana del Rey, con il suo sorriso ammiccante e complice, come se si trovasse all’interno di uno dei videoclip dei suoi brani.

jlo

E poi ancora il sorriso innocente del bambino protagonista di I do this, felice dell’inaspettato contatto con una natura che sembra voler andare verso di lui.

i do this

I colori definiscono, anche se netti e decisamente innaturali, sembrano riempire di luce gli sfondi scuri dei ritratti; è un mondo colorato quello di Fabris, divertente, dissacrante, sospeso tra presente e passato, tra sacro e profano, con una netta impronta comunicativa per catturare l’attenzione del pubblico, anche quello meno esperto, quello meno competente ma che, grazie a una forma espressiva più immediata, più popolare appunto, riesce ad arrivare in maniera diretta, immediata, spontanea.

in my he.art

Ed è proprio nella contaminazione tra le varie modalità espressive, quelle che consente ad appassionati di un genere di lasciarsi conquistare da un altro, che crea gli eventi nelle sue mostre, Massimiliano Fabris. Musicisti, ballerini, barman, registi e scrittori, trasformano la sua arte visiva in vera e propria esperienza sensoriale.

MASSIMILIANO FABRIS-CONTATTI
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