“Lune storte”, Løve: “È un brano che racconta di me, senza veli”

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Da venerdì 11 dicembre è disponibile in rotazione radiofonica “Lune storte”, il nuovo singolo di Løve, già disponibile sulle piattaforme digitali

loveLune storte”, nuovo brano di Løve, riflette in tutta la sua spontaneità scene di vita vissuta, racconta una storia in modo verosimile a tratti quasi colloquiale, senza mai perdere però l’elemento poetico caratteristico delle influenze cantautorali che si ritrovano in tutti i testi di Daniele (Løve). Sono presenti sonorità fresche e leggere tipiche del pop moderno cantautorale o del genere comunemente definito Indie, con un’alternanza di sonorità rap specialmente nello stile di stesura metrica delle strofe e nella ritmica dell’arrangiamento.

Løve ci ha gentilmente concesso un’intervista.

“Lune storte” è il tuo nuovo singolo, di che cosa si tratta?

Lune Storte è un brano che racconta di me, senza veli, ed una scena di vita vissuta con una ragazza, in una serata di qualche tempo fa. Ho voluto usare delle sonorità nuove rispetto ai miei altri singoli usciti precedentemente, sonorità più fresche e intellegibili da tutti, ed immagini immediate e semplici ma molto cariche di significato in senso più profondo. In un certo senso questo è un brano che ritengo più maturo rispetto ad altri lavori precedenti, in quanto ha una struttura delineata, è chiaro e diretto, ed abbraccia tematiche ed espressioni in cui ci si può rispecchiare un’ampia gamma di ascoltatori

Lo stile è colloquiale, ma comunque poetico. Com’è maturata questa scelta?

Questo modo di scrivere è molto spontaneo, scrissi questo pezzo quasi di getto, raccontando delle immagini molto immediate. Mi ricordo che presi la chitarra e le parole mi vennero automatiche. Sicuramente le contaminazioni di generi nelle mie influenze musicali hanno giocato un ruolo importante, mi diverto a scrivere strofe incalzanti e ritmate prendendo spunto dalla musica rap, ma utilizzando sempre una via di mezzo tra il cantato più melodico e il rappato, inoltre necessariamente grazie alle influenze della musica cantautorale classica italiana non perdo mai di vista l’elemento più poetico e astratto che mi piace inserire sempre nei miei testi. Alterno immagini giovanili e semplici a concetti e metafore più elaborati, e questo mi piace molto, oltre che contraddistinguermi senza incasellarmi rigidamente in una nicchia piuttosto che in un’altra.

Il brano ha anche un videoclip ufficiale, come si caratterizza?

Il videoclip, uscito l’11/12/20 si propone di dare risalto più alle immagini, alla semplicità della situazione, piuttosto che romanzarla con una trama elaborata. Il video è incentrato principalmente sull’immagine di me musicista con la chitarra che si alterna con scene di me in interazione con una ragazza, per poi avere una svolta sul finale, verso una realtà più sognante, in cui si vedono scene più passionali, di una realtà quasi ideale, di me e lei insieme.

Come ti sei avvicinato al mondo della musica?

Il mio rapporto con la musica è iniziato da giovanissimo, ad 8 anni iniziai a prendere lezioni di pianoforte classico fino ai miei 16 anni circa. Ho capito da subito che volevo studiare la musica e conoscerla per poter creare la mia di musica. Iniziai a studiare canto a 17 anni, e continuo tutt’ora sia con una vocal coach privatamente che alla Accademia Spettacolo Italia. Già da quando avevo 16 anni scrivevo e iniziavo a comporre le mie prime melodie, ho sempre scritto molto, e mettere insieme musica e parole è sempre stato un processo spontaneo. Ormai sono più di 5 anni che scrivo e compongo tutti i miei pezzi.