Maltus, “Flash” è il nuovo album del cantautore romano

226

maltus

“Per scrivere questo album ho cercato di andare un po’ oltre il terreno su cui mi sentivo più sicuro come musicista. Credo sia fondamentale esplorare per dire qualcosa di interessante”

Anticipato dai singoli “Mexico”, “Laser” e “Strangers#2”, esce il 7 maggio “Flash” (Flamingo Management/distr. Artist First), il nuovo disco dell’autore e produttore romano Maltus, alias Emanuele Delli Cicchi. L’album è ispirato e dedicato al tema del “doppio”. Dall’R&B di Laser, al groove trascinante di Strangers#2, passando per le sonorità alla Jackson 5 di “Mexico”, il primo disco in italiano di Maltus è stato ispirato da una distesa di interessi: la musica di Damon Albarn, di Mark Ronson, The Weeknd, i libri di Michele Mari, le serie TV (il nome di Flash viene da una famosa scena di Mad Men) e l’osservazione dei cambiamenti sociali che si vivono essendo europei oggi. Pieni di riferimenti a libri, film e programmi TV, i brani di Flash mischiano stati d’animo diversi e talvolta contrastanti, catturando accuratamente le dualità del suo creatore.

Maltus ci ha gentilente concesso un’intervista.

“Flash” è il tuo nuovo album, di che cosa si tratta?

Un album di 10 brani, ognuno con un carattere ben distinto, almeno nelle mie intenzioni. Il titolo viene da una citazione di MadMen, una delle mie serie TV preferite. si tratta del mio primo lavoro in italiano.

Cosa vuoi far trasparire con questo lavoro?

Con quest’album ho voluto cercare di esplorare tutte le sonorità che mi sono piaciute negli ultimi anni, fare un mix tra pop rock ed elettronica e mettermi alla prova con la scrittura in italiano. Ci sarà anche una versione in inglese dello stesso album. C’è dentro molto della mia vita, sia a Roma sia in Inghilterra: è sicuramente in gran parte un lavoro autobiografico.

Ci sono stati dei singoli che hanno anticipato l’uscita dell’album, come sono stati accolti?

Sì: Mexico, Laser e Strangers, che sono canzoni in italiano nonostante i titoli offrano forse altre suggestioni. L’accoglienza che più mi ha entusiasmato c’è stata rispetto a Mexico, ed è stata in parte una sorpresa per me. Credo che gli album di cui andare fieri siano quelli in cui non sai scegliere la tua traccia preferita, o comunque la selezioni di volta in volta in base al periodo e al mood. Mi piace pensare che Flash abbia questa qualità.

Come nasce il tuo progetto musicale?

Il mio progetto musicale è nato con molta naturalezza: ho imparato da molto piccolo a suonare il piano e poi la chitarra. Ho avuto la fortuna di avere un fratello un bel po’ più grande di me, che mi ha fatto ascoltare tutti (ma proprio tutti) i dischi dei Beatles in loop. Poi semplicemente succede che ti metti a suonare e ti rendi conto che non stai eseguendo qualcosa di già scritto ma stai trovando una cosa tutta tua. Solitamente questa cosa dà un bel senso di libertà ed è una sensazione che non vuoi più lasciare. Infatti non ho alcuna intenzione di smettere!