Mannarino: “Il mio nuovo disco è rinato durante il lockdown”

foto di Max Di Paolo

VENEZIA – In attesa del nuovo album (“lo avevo quasi finito quando è iniziato il lockdown, ma in questi mesi ho cambiato molte cose, è in qualche modo rinato” spiega all’Ansa) in arrivo nel 2021, come il suo nuovo tour, previsto nella primavera dell’anno prossimo, Alessandro Mannarino arriva, alla Mostra del Cinema di Venezia nella giornata di preapertura. Lo fa in veste di presidente di giuria per Bookciak, Azione!, il premio ospitato dalle Giornate degli Autori per il quale competono ogni anno corti ispirati alle pagine di romanzi, graphic novel e poesie.

Tra i vincitori 2020 appena annunciati, La Casa Del Poeta realizzato da una classe della Libera Accademia Belle Arti di Brescia (Sezione Fuori Sala); Tempo Fermo, firmato da alcune allieve detenute del liceo artistico Enzo Rossi, interno alla casa circondariale “G. Stefanini” di Roma (sezione Rebibbia); Isola di Miriam Frosoni e Bly di Martina Girlanda.

“Mi ha emozionato vedere i corti di questi ragazzi – dice il musicista romano, in giuria con Wilma Labate, Teresa Marchesi e Gianluca Arcopinto – e a me, che sono a oltre dieci anni dal primo disco (Bar della rabbia), è arrivata un’onda di energia che ti riconnette con il senso profondo e l’urgenza espressiva di chi si inizia a mettere alla prova attraverso l’arte”. Fra i corti che l’hanno più colpito “c’è Bly, dove si parla di incertezza, reclusione, voglia di andare oltre le barriere, e si riflette sulla condizione della donna oggi”. E’ la prima volta “che vado alla Mostra di Venezia – aggiunge – E’ uno dei festival più importanti del mondo ed è importante che la ripartenza per il cinema a livello internazionale sia in Italia. Può diventare l’occasione per ricordare anche tutti quei lavoratori dello spettacolo, di grandissima professionalità e tradizione, che stanno soffrendo per lo stop portato dalla pandemia”.

Oltre che sul “red carpet e sui grandi nomi, vorrei che alla Mostra si ponesse l’accento su tutte le maestranze e gli operatori del mondo del cinema che non sanno che sarà del loro futuro”, facendo così pressione “anche sulla politica perché dia risposte”.