“Milano OltrePop”, Flavio Oreglio ci racconta il suo nuovo album

76

“Il progetto è iniziato nel 2017, a metà anno, ed è un progetto che si chiama “Anima popolare”, che io porto avanti con un gruppo musicale, gli Staffora Bluzer, un lavoro insomma collettivo, fatto da me e da questi musicisti”

milano oltre pop flavio oreglioL’occasione per sentire insieme due cantautori, entrambi diversamente storici, è finalmente arrivata. Infatti, da fine maggio, Flavio Oreglio e Roberto Vecchioni sono on line (sulle maggiori piattaforme digitali) in streaming con una versione inedita di “Stranamore“, la meravigliosa ballata che Vecchioni pubblicò nel 1979 nell’album omonimo. Il 28 maggio esce dunque “Milano OltrePop”, un grande omaggio alla canzone popolare d’autore milanese, fortemente voluto dal canta-attore di Peschiera Borromeo, che riscopre sia brani tradizionali che capisaldi della musica d’autore italiana, interpretati dallo stesso Flavio con la complicità degli Staffora Bluzer e di ospiti prestigiosi.

Quattordici tracce, dalle tradizionali ballate autoctone (“El magnan”, “La povera Rosetta”) a quelle dei protagonisti del cabaret del secondo dopoguerra (“El purtava i scarp del tennis”, “Faceva il palo”, “Il Riccardo”, “La canzone intelligente”) fino alle canzoni d’autore degli anni Settanta (“Stranamore”, “La radio”) dentro le quali incappiamo, oltre a Roberto Vecchioni, in Alberto Fortis, Roberto Brivio, Umberto Faini, David Riondino, Germano Lanzoni, Cochi Ponzoni, Ricky Gianco, Paolo Tomelleri, Enrico Intra, Fabio Treves e Lucio “violino” Fabbri.

L’idea, nata qualche anno fa da Oreglio e dal suo produttore (il cantautore mantovano Luca Bonaffini) in seno alla trilogia “Anima popolare”, con questo disco approda al secondo capitolo di un progetto discografico che, se da una parte mira alla valorizzazione del patrimonio artistico, storico e culturale della tradizione popolare italiana e in particolare della musica delle Quattro Province, dall’altra ci restituisce un Flavio Oreglio “musicista e autore di testi” che, giunto al suo nono album dall’esordio con “Melodie e parodie” del 1987, si fa ancora oggi portatore coerente di genere cantautorale. Un album da collezione.

Flavio Oreglio ci ha gentilmente concesso un’intervista.

“Milano OltrePop” è il tuo nuovo album, di che cosa si tratta?

Questo è un album un po’ particolare che fa parte di un progetto altrettanto particolare. Il progetto è iniziato nel 2017, a metà anno, ed è un progetto che si chiama “Anima popolare”, che io porto avanti con un gruppo musicale, gli Staffora Bluzer, un lavoro insomma collettivo, fatto da me e da questi musicisti. Sono musicisti dell’Oltrepò Pavese che arrivano da esperienze diverse, il nucleo principale del gruppo è legato alla musica delle Musica delle 4 Province, che è caratteristica dell’Oltrepò e delle province limitrofe (Genova, Piacenza e Alessandria). In quella zona viene coltivata questa musica da secoli, fatta di balli e di suoni particolari legati a degli strumenti che sono tipici della zona, soprattutto un piffero particolarissimo che viene costruito lì, è un antenato dell’oboe. Con questi musicisti ho dato vita a questo progetto di utilizzo delle sonorità delle 4 Province per vestire una proposta musicale odierna. Abbiamo fatto già un album che si chiama “Anima popolare”, uscito un paio di anni fa, questo è il secondo album che facciamo, il progetto ne prevede tre. Nella fattispecie questo “Milano OltrePop” è un omaggio a una tradizione musicale che si vede molto bene a Milano che lega tre situazioni sostanzialmente: la canzone popolare, la canzone d’autore e il cabaret, dove per cabaret s’intende con la vera accezione del termine che non è quella strana devianza che vede il cabaret come spettacolo comico che assolutamente non c’entra nulla. Il cabaret è tutt’altra cosa, su questo fronte ho fatto degli studi, ho dato vita all’archivio storico del cabaret italiano, pubblicando poi i risultati degli studi in un libro, “L’arte ribelle” che è uscito un paio di anni fa, dove si attesta che il cabaret è una forma di spettacolo che lega pittori, disegnatori satirici, cantautori, poeti e letterati e con i comici non c’entra nulla. In questa tradizione si sono innescati tutti i più grandi artisti che abbiamo avuto negli anni passati da Giorgio Gaber a Enzo Iannacci a Dario Fo a Roberto Vecchioni a Fabrizio De Andrè. Tutti appartengono a questo mondo che ha uno strettissimo legame fin dalle origini del mondo della canzone d’autore con il mondo del cabaret prettamente inteso. Poi la connessione con la canzone popolare è tipica nostra, ma non solo, la radice della canzone d’autore sta nella canzone popolare, cosa che era stata poi messa in evidenza qui da noi dai Cantacrona che del Nuovo Canzoniere Italiano durante la fine degli anni ’50 e l’inizio degli anni ’60.

L’album è uscito lo scorso 28 maggio, che accoglienza ha avuto fino a questo momento?

Devo dire che ha avuto un’ottima accoglienza perché ovunque sia stato fatto ascoltare, ho fatto un bel po’ di interviste, ho parlato con tanti operatori, ho riscontrato sorpresa ed entusiasmo, probabilmente credo perché è particolare. Dal nostro punto di vista, mio e degli Staffora Bluzer, ci siamo divertiti a fare questo lavoro, abbiamo messo molto cuore e molta attenzione, non c’è un discorso di nostalgia legato a queste canzoni, che sono canzoni storiche che appartengono alla tradizione della canzone d’autore in Italia. Tra l’altro le abbiamo proprio reinterpretate, ci abbiamo inserito delle parti musicali che negli originali non c’erano, abbiamo proprio fatto una reinterpretazione dei brani rispettandoli pienamente, ma nello stesso tempo vestendoli ex novo. L’accoglienza è ottima al momento, io trovo un ottimo riscontro nelle persone con cui ho occasione di parlare.

Com’è avvenuto l’incontro artistico con Roberto Vecchioni?

È un incontro che intreccia ancora una volta in maniera strana le cose: io e Roberto Vecchioni condividiamo una passione, che è quella per l’Inter, siamo due grandi interisti. Nell’Oltrepò Pavese, a Stradella, c’è l’Inter Club Roberto Vecchioni che mi ha più volte ospitato e nel quale ho avuto l’opportunità di conoscere Roberto e di chiacchierare in maniera informale. Abbiamo avuto modo di conoscerci e di scambiarci delle idee e delle opinioni. Quando c’è stata una delle ultime riunioni l’anno scorso, eravamo lì e stavamo pensando di fare una sua canzone, “Stranamore”, era già prevista indipendentemente dal fatto che lui ci fosse o meno, ed è rimasto molto entusiasta del risultato ottenuto. Quindi tutto è nato sul fronte nerazzurro e poi si è trasferito sul fronte artistico e amicale.

Questo è il tuo nono album, ti fai ancora oggi portatore coerente di genere cantautorale, in che modo?

Io faccio questo lavoro perché mi piace lavorare in un certo modo e quindi seguo determinate linee artistiche, o cerco di seguirle, poi che io riesca a produrre cose di un certo tipo piuttosto che di un altro questo è un altro paio di maniche, però la mia intenzione e la mia tensione è quella lì: a me piace la canzone di questo tipo e non la canzone fatta tanto per essere fatta come quelle canzoni che cercano il successo, il tormentone estivo, non mi interessa, non vado alla caccia di quelle prede. A me piace fare musica in un certo modo, fare canzoni in un certo modo, sono due mondi un po’ uniti ma in un certo senso separati, per cui è vero che la canzone deve avere dei bei testi, dei bei contenuti, ma deve essere trattata bene anche a livello di arrangiamento, a livello proprio di cura musicale. Questo è quello che mi piace fare e io faccio quello che mi piace, poi quello che succede succede.