Cna Federmoda ha indicato due priorità: uniformare gli audit e i sistemi di valutazione richiesti alle aziende, oggi costrette a rispondere a procedure diverse e spesso sovrapposte, e costruire un vero patto di filiera tra brand e Pmi, fondato su programmazione, responsabilità condivisa ed equa distribuzione del valore. Nel corso del confronto sono stati affrontati anche il Piano Italia per la moda, il credito d’imposta per il design, la transizione digitale e ambientale e la tutela delle competenze manifatturiere. “Non può esistere una moda sostenibile senza una filiera economicamente sostenibile”, ha concluso Marini. “Italia e Francia possono promuovere un modello europeo capace di difendere imprese, distretti produttivi e occupazione”.
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