“Non so se posso”, l’album d’esordio di Carmelo Piraino

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Carmelo Piraino
Carmelo Piraino – Ph. credits Massimo Scalici

“9 brani che racchiudono tutte le sfaccettature di un animo che cerca di trovare un senso tra ragione e sentimento, tra realtà e fatalismo, tra l’infinitamente piccolo e l’infinitamente grande”

Non so se posso” è il titolo dell’album d’esordio del cantautore siciliano Carmelo Piraino, uscito in digitale dal 21 maggio: “questo disco è il mio e arrivare in punta di piedi; è come bussare per entrare; è chiedere permesso”. Un esordio discografico – a cui hanno collaborato Manfredi Tumminello (chitarre e basso) e Manfredi Caputo (percussioni) e prodotto da Massimo Scalici – provocatorio ed ironico, che racchiude la vita, i sentimenti del cantautore, e tutte le sfaccettature di un animo che tenta di trovare un senso: “un senso tra ragione e sentimento, tra realtà e fatalismo, tra l’infinitamente piccolo e l’infinitamente grande, tra un bel tramonto e l’universo e tutti quei mille dubbi che ci appartengono come esseri umani. Sono tutti i contrasti e le sfumature del mondo – spiega Carmelo Piraino.

Carmelo Piraino ci ha gentilmente concesso un’intervista.

“Non so se posso” è il tuo album d’esordio, di che cosa si tratta?

È un album che parla di me. Un insieme di canzoni scritte negli anni mentre mi formavo al Cet di Mogol e scrivevo in collaborazione con altri compositori da autore puro. Non sono state scritte tutte in unico periodo ma parlano di un mio tipico stato d’animo ciclico che è la parte più nichilista e se vuoi esistenzialista di me. Per fortuna ho una capacità melodica semplice e scanzonata che veicola il tutto in maniera leggera. Ma le riflessioni sono quelle più profonde dei miei stati d’animo in realtà non c’è una cronologia temporale ma c’è una cronologia di sentimenti messi in campo. Per fare qualche riferimento sulle canzoni tipo “Odio” “Perdo tutto” “Non sopporto” parlano di presa di coscienza su alcuni particolari momenti di vita e di sentimenti più ostici, quelli che si fa fatica a tirare fuori e ad accettare. Per poi andare su una visione più critica della società con “Non so se posso” che dà il titolo all’album o “Madagascar”. Insomma “tanta roba” come si dice.

Cosa vuoi trasmettere con questo lavoro?

Non voglio trasmettere niente che non sia il mio mondo. Non scrivo per trasmettere ma per salvarmi l’anima e capirci qualcosa delle cose della vita. Chiaramente quando tutto poi viene fuori un artista ha bisogno di confronto quindi è soddisfatto quando ha un pubblico piccolo che sia ad ascoltare le proprie paturnie messe in musica e perché no magari a riconoscersi in quei sentimenti. Poi tutto diventa magico.

Come vivi questo tuo esordio discografico?

È un album di accettazione di me. Di quello che sono in tutta la mia totalità. Con questo album mi sono affidato. Affidato alle collaborazioni ai consigli agli altri professionisti sapendo mettermi da parte, cosa non facile per un cantautore che scrive le sue cose, ma questo è il mio risultato personale. A proposito ringrazio Massimo Scalici che ha prodotto l’Album, ha creato la copertina, e ideato un video che uscirà presto. E ancora i musicisti Manfredi Tumminello, alle chitarre e al basso e Manfredi Caputo alle percussioni.

Come ti sei avvicinato al mondo della musica?

Tramite la scrittura direi. Mi piaceva l’idea di mettere le cose che pensavo in melodia. E così a 19 anni dopo il diploma, una chitarra impolverata, regalata, da un parente non bene identificato, a mio fratello per la comunione divenne la mia compagna di vita. La portavo ovunque e scrivevo mentre la mia vita scorreva tra università e “cose da dover fare”. Intanto la mia creatività si dava da fare e ad un certo punto in età avanzata dopo avere raggiunto tutti gli obbiettivi canonici che dovevo quella chitarra con le mie parole fu l’unica vera compagna in un momento di crisi. Nel 2009 comincio i corsi al Cet di Mogol a da lì non mi sono più fermato a scrivere. Ecco quest’album che sapore ha, il sapore di quello che, nel bene e nel male, sono io.