Nutrizione e cervello: quale correlazione? Parla il dottor Marcello Potenza

ROMA – “Siamo quello che mangiamo”. Anche se questa può sembrare una frase fatta, in realtà è una profonda verità. La qualità, la quantità e la varietà del cibo che introduciamo nel nostro organismo hanno un’influenza profonda e dunque, una dieta corretta ed equilibrata, che possa poi rispondere alle esigenze del nostro corpo, è di vitale importanza.

Vi sono infatti nutrienti che possono intervenire nella regolazione dei processi metabolici che siamo in grado di sfruttare per correggere o ridurre l’impatto di eventuali disturbi come l’obesità, il diabete mellito di tipo 2, l’ipertensione etc. Disturbi, questi, che nel tempo, diventano cronici e possono determinare scompensi anche gravissimi.

Di qui l’importanza della dieta, indicata, non per perdere qualche chilo prima dell’estate, ma per mantenere il proprio corpo in buon equilibrio, che ci faccia vivere a lungo e soprattutto in buona salute. Una buona salute, che passa non solo dalla misurazione della massa muscolare o dalla buona  frequenza cardiaca o, ancora, dal nostro peso forma, ma che considera anzitutto, come motore attivo principale: il nostro cervello, un organo che diamo per scontato, di cui non ci occupiamo.

Invece, il nostro cervello ha bisogno di molte attenzioni, a volte maggiori rispetto a quelle riservate al resto del corpo, proprio perché è in grado di influenzarne tutto il funzionamento della nostra ‘macchina’. Ciò che è poco noto, infatti, e su cui occorre richiamare l’attenzione, è che il cervello è proprio tra gli organi più avidi di nutrienti, anche se molto più selettivo e raffinato. Ecco i consigli del dottor Marcello Potenza.

L’acqua fonte di vita. Tra i nutrienti, in grado di soddisfare le richieste del nostro cervello, così come accade per tutto il nostro organismo, da cui non si può prescindere, è l’acqua. Difatti, l’acqua va a costituire circa l’80% del nostro cervello. È fondamentale quindi non trascurarne mai il giusto apporto anche se al momento non esistono valori universalmente riconosciuti. Possiamo affermare, tuttavia, che la buona regola di assumere circa 1 litro e mezzo di acqua al giorno accompagnato da cibi freschi, verdura e frutta sia sufficiente in condizioni normali.

Da non dimenticare che gli effetti di una disidratazione anche minima, nell’ordine del 3-4%, determina effetti immediatamente avvertiti come offuscamento della mente, vertigini o sonnolenza, oltre ad un restringimento misurabile dell’encefalo.

I Carboidrati. Gli zuccheri normalmente sono distinti in zuccheri semplici, comunemente presenti nella frutta (kiwi, uva, datteri), nel miele, nel latte e, naturalmente nello zucchero raffinato e di canna ma non solo. Infatti in natura abbiamo, molti ortaggi e verdure ad alto tenore zuccherino come le cipolle, le rape ma anche la barbabietola rossa.

Il glucosio, oltre a rappresentare la principale fonte energetica del cervello è un substrato importante di numerosi neurotrasmettitori come l’acido gamma aminobutirrico (GABA) che rappresenta il principale neurotrasmettitore di tipo inibitorio del sistema nervoso centrale, regolando l’eccitabilità neuronale in tutto il sistema nervoso.

Da qui, ne deriva la consapevolezza che in un salutare modello alimentare da seguire, i carboidrati rivestono un ruolo importantissimo e dovrebbero essere presenti in ragione del 50-60% del fabbisogno energetico, con una quota di zuccheri semplici, che tuttavia, non dovrebbe superare il 10% dell’energia totale.

Acidi grassi insaturi

Un componente essenziale della membrana esterna delle cellule neuronali è rappresentata dai cosiddetti acidi grassi insaturi. In base al numero e alla localizzazione si distinguono in acidi grassi monoinsaturi (omega 9) o polinsaturi (omega 3 e 6).

I primi sono rappresentati egregiamente dall’olio d’oliva, alimento principe della dieta mediterranea. Anche se è importantissimo assumerlo con la dieta, può essere sintetizzato anche a partire da altri substrati come gli omega 3 e 6 che invece, vengono definiti essenziali in quanto non siamo in grado di sintetizzarli.

I primi li ritroviamo principalmente nel pesce, in particolare modo, nel pesce azzurro e nei pesci di acqua fredda come salmone, sgombro e tonno. Componente essenziale degli omega 3 è il DHA che rappresenta il 30% della guaina di rivestimento dei neuroni.

Gli omega 3 sono fondamentali per il buon mantenimento della struttura neuronale ed un consumo superiore ai 4 grammi al giorno ha dimostrato di avere un effetto protettivo nei confronti di patologie di invecchiamento e decadenza neuronale e nei confronti di malattie neurodegenerative come l’Alzheimer.

Tuttavia, come sempre, bisogna che questi vengano assunti in un contesto di dieta equilibrata e accompagnati dal giusto rapporto con gli omega 6, ai quali sono strettamente connessi.

Nonostante i benefici siano chiaramente dimostrati, non dobbiamo dimenticare che gli acidi grassi insaturi sono coinvolti anche in tutta una serie di funzioni regolatorie, come ad esempio, nella produzione di mediatori dell’infiammazione (eicosanoidi), nello sviluppo embrionale, nella crescita del bambino, nella depressione.

Attenzione, il rischio di una assunzione irragionevole sulla base di reclame pubblicitarie, può indurre a pensare che più se ne assumono e meglio ci si sente. Non è così in realtà.

L’utilizzo di prodotti di bassa qualità, o in quantità eccessive, determina il rischio di favorire lo stress ossidativo e promuovere stati di infiammazione cronici.

Inoltre, omega 3 e 6 presentano vie metaboliche comuni, quindi competono in qualche misura per quanto riguarda i processi enzimatici. Il rapporto ottimale, secondo le linee guida più aggiornate, suggeriscono l’introduzione di acidi grassi essenziali in ragione del 5-10% dell’introito calorico giornaliero con un rapporto omega3-6 di circa 1 a 4.

Microbioma

Un discorso a parte, merita il microbioma, cioè i miliardi di microrganismi, soprattutto batteri, che ci portiamo dietro costantemente, che non agisce direttamente sulle funzioni cognitive ma la cui attività è fondamentale per la produzione di substrati importantissimi per il cervello. Il micro bioma non è costante, ma si modifica e si modella in base allo stile di vita e ai modelli alimentari seguiti.

Il microbioma umano è molto variegato e colonizza sia la pelle che le mucose e gli altri tessuti dell’organismo. In particolare il micro bioma intestinale risulta essere composta principalmente da 5 specie ulteriormente suddivisi in diversi ceppi facenti capo al dominio degli Eubacteria. In particolare, ritroviamo: Actinobacteria (bifidobacterium), Bacteroides (e Prevotella, Firmicutes (Clostridium e Lactobacillus), Proteobacteria  (Escherichia), Verrucomicrobia (Akkermansia).

Numerosi studi effettuati su topi sterilizzati e privati di germi hanno evidenziato come il micro bioma intestinale sia fortemente coinvolto nella modulazione metabolica in modo principale per quanto riguarda sia la tolleranza al glucosio che la risposta insulinica.

Inoltre si è visto come lo stesso, sia correlato al corretto metabolismo energetico e alla corretta funzionalità del sistema immunitario, infatti, svolge un ruolo importantissimo nell’assorbimento dei vari principi nutritivi (lipidi, aminoacidi, vitamine, acidi grassi a catena corta).

Ci sono inoltre, sempre più evidenze su come uno stile alimentare non equilibrato porti a una modifica sostanziale di quella che è la composizione e la ripartizione del nostro micro bioma con i soggetti obesi che presentano una preponderanza del genere: Firmicutes a scapito del genere Bacteroides nell’intestino.

Si è visto anche che specie animali a cui viene impiantato un micro bioma proveniente da soggetti obesi tendono a guada,gnare rapidamente peso. Ma come detto l’azione non si limita al solo bilancio energetico, ma agisce direttamente anche sulla funzionalità del sistema nervoso influenzando il rilascio di neurotrasmettitori, ormoni, oltre a regolare il sistema e la funzionalità dei leucociti come la produzione di citochine.

Di fondamentale importanza, è sottolineare come alcune specie intestinali e in particolare del genere Lactobacillus, Lactococcus, Bifidobacterium, Clostridium, Escherichia, Bacillus e Saccharomyces, siano in grado direttamente di produrre diverse molecole aventi funzione di neurotrasmettitori come il GABA, la serotonina, la norepinefrina, la dopamina, l’acetilcolina, o intervenendo nella regolazione della sintesi metabolizzando substrati necessari a questi processi come il triptofano.

Il metabolismo intestinale quindi interviene indirettamente portando a cambiamenti riguardanti la produzione e la secrezione di ormoni, citochine, incretine, influenzando sia il comportamento alimentare che il metabolismo energetico. Questo fa sì, che il micro bioma svolga un ruolo cardine nella modulazione delle funzionalità neurologiche.

Per concludere, si è visto che alcune specie di Proteobacteria sono in grado di produrre sostanza amilodide che insieme ad alcuni polisaccaridi sono in grado di favorire l’accumulo e l’infiammazione all’interno del cervello, diventando un potenziale fattore di rischio nella patogenesi di malattie come il morbo di Alzheimer (AD).

Di qui l’importanza del microbioma, elemento costitutivo di un asse altamente integrato e bi direzionale, che integra il sistema gastrointestinale, nervoso e immunitario. Determinante, per tenere sotto controllo ‘la vita’ dentro il nostro corpo, da quando immettiamo cibo a quando lo rilasciamo.