“Oh!Oh!Oh! (papadebedibi)”, il nuovo singolo di Jazzincase: l’intervista

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“Vorrei che questo nuovo inedito firmato jazzincase portasse un’altra nuova, inedita, brillante visione del jazz, portandolo tra le braccia di tutti”

Da venerdì 29 ottobre è disponibile in radio, sulle piattaforme digitali e in tutti i digital stores “Oh!Oh!Oh! (papadebedibi)”, il nuovo singolo di Jazzincase, progetto di Kiki Orsi. In questo brano l’autrice racconta come una melodia possa balzare alla mente all’improvviso, è proprio lei che aleggia nell’aria per poi accompagnarsi alle parole che le daranno forma cosi da diventare una canzone. È improvvisa, imprevedibile. Un brano frizzante in un moderno jazz/house, colorato, energico, ironico. L’arrangiamento, la programmazione e le tastiere sono di Peter de Girolamo (collaboratore di jazzincase dal 2019). Alla batteria Nicola Polidori e alle percussioni Luca Scorziello. Tre musicisti di grande livello nel panorama musicale italiano ed estero.

Jazzincase ci ha gentilmente concesso un’intervista.

“Oh!Oh!Oh! (papadebedibi)” è il tuo nuovo singolo, di che cosa si tratta?

“Oh!Oh!Oh! (papadebedibi) sono le “lallazioni” che normalmente uso quando mi viene in mente una melodia e voglio darle una prima forma di ascolto a me stessa, Quindi canticchio utilizzando il titolo della canzone. E’ un momento magico, perché una melodia, quando ti viene alla mente e si propone, arriva all’improvviso. Bisogna essere pronti a registrarla perché, come succede con i sogni, se non la scrivi subito o incidi la dimentichi! Ed è per questo che ho sempre aperta, o quasi, una app sul cellulare che mi consente di registrare in qualsiasi momento della giornata. Io trovo l’inizio delle mie canzoni così

Cosa vuoi trasmettere con questo brano?

Un po’ di allegria raccontando della costruzione di una canzone, come libertà nell’aria, un momento di gioia è ovunque, bisogna saperlo vedere, abbracciare, osservare anche quando, nei secondi che segnano le nostre giornate, succedono cose che si reiterano magari ogni giorno ma alle quali possiamo regalare un colore diverso se usiamo la fantasia e quindi si allontana la noia. Quello che stiamo vivendo è un momento difficilissimo per tutti, le piccole cose possono riacquistare valore e renderci felici, anche nelle difficoltà

Che tipo di accoglienza ti aspetti?

Onestamente non me lo chiedo mai, non perché non la desideri l’accoglienza ma perché cerco di fare tutto ciò che è possibile per realizzare musica, canzoni che piacendo a me possano incontrare anche il favore del pubblico ma non applico una regola, anzi spesso vado contro le regole per mantenermi vera. Spero che le mie canzoni abbiano quanto prima un riscontro sempre più grande, penso sia il sogno di ogni cantautore

Come nasce il tuo progetto musicale?

Nel 2007 ho fatto uno degli ennesimi viaggi a New York ma questa volta l’incontro con un dj internazionale, Bobby Webb, mi ha dato l’opportunità di conoscere un po’ più da vicino lo Smooth Jazz. Io già scrivevo canzoni e questo nuovo incontro mi ha fatto pensare che avrei potuto avere il coraggio di spingermi nella polististicità e di farlo creando un progetto. Da li il nome “jazzincase”, il significato che ho voluto dargli della zampata Jazz, dell’incontro del Jazz ma non solo, della commistione di generi. Dal 2016 esiste questa realtà che ha poi fatto nascere un primo album nel 2018 dal titolo “Bonbon City” (IRMA LaDouce) ed un secondo “the Second” nel 2019 (IRMA LaDouce), entrambi in più lingue, commistioni di generi e significati senza dimenticare anche aspetti sociali da trattare come contrastare l’utilizzo di stupefacenti (Missis Hyde) ed anche gli sterotipi fisici delle super modelle della carta patinata o social che possono portare le “ragazze normali” a spingersi, volendogli assomigliare, alla anoressia o bulimia. (Beautiful like me-a paper doll). In questo momento sto realizzando il terzo album, anche in questo molti saranno i significati di ogni brano compresa combattere la violenza sulle donne. Un album al quale tengo molto, ancora una volta con più linguaggi musicali e più lingue per dare ancora più importanza, attraverso il suono delle parole al significato del testo.