Nell’espressione artistica accade che la razionalità e la logica siano necessarie a costituire quella struttura da cui poi l’emozionalità e la capacità di ascoltare le sensazioni più nascoste possano fuoriuscire in maniera controllata, non dirompente, non travolgente, bensì con la pacatezza funzionale a mostrarsi delicatamente e poeticamente, quasi a sussurrare idee, riferimenti, ricordi e sentimenti che hanno bisogno di affiorare alla luce per essere compresi. Dal punto di vista formale, questo tipo di necessità espressiva può legarsi fortemente all’osservato e dunque tendere verso un approccio figurativo e realista, oppure può lasciarsi andare alla dissoluzione dell’immagine in cui la realtà entra solo in alcuni dettagli o filtrata dal mondo interiore dell’autore. Alli Gerrish sceglie questa seconda opzione mescolando due differenti linguaggi astratti per dare vita a uno stile personale da cui emerge la sua attitudine sperimentatrice.
La scelta degli avanguardisti di inizio Novecento di creare un netto distacco dalle regole accademiche più tradizionali ma anche dalla ricerca di un’inedita interpretazione dell’estetica compiuta dalle innovazioni di fine Ottocento, generò stili in cui spesso la realtà osservata era completamente rifiutata, o analizzata e suddivisa o ancora trasformata sulla base dei fantasmi della mente. Queste attitudini sfociarono nei tre principali stili della prima metà del Ventesimo secolo, e cioè l’Astrattismo, il Cubismo e il Surrealismo che determinarono una vera e propria rivoluzione nel mondo artistico. Ma la presa di posizione più categorica ed estrema fu quella compiuta dall’Arte Astratta nella sua sfaccettatura più rigorosa, quella cioè del De Stijl e del Suprematismo poiché entrambi i movimenti volevano affermare, il distacco, la sussistenza e la perfezione del gesto plastico rispetto a qualsiasi riferimento riscontrabile dallo sguardo nella vita quotidiana. La geometricità e la scelta di colori primari dei due movimenti si affiancarono al Razionalismo architettonico che contraddistinse quella fase storica in cui la logica e l’analisi dovevano predominare su qualunque emotività dell’essere umano, e in cui la sperimentazione cominciava a indurre gli autori a mescolare nell’arte nuovi mezzi espressivi. L’esclusione del mondo interiore e del sentire cominciò ben presto a costituire un limite per alcuni autori, soprattutto dopo che molti di loro furono costretti ad assistere, in prima persona, agli orrori delle guerre da cui spesso dovettero fuggire per non essere perseguitati. In quel caos post bellico nacque un nuovo movimento, un’evoluzione dell’Arte Astratta in cui le emozioni dovevano permeare la tela senza alcun tipo di limite né di gabbia narrativa; fu per questo che la nuova corrente prese il nome di Espressionismo Astratto negli Stati Uniti e Arte Informale in Europa, perché la mancanza di forma permetteva agli interpreti di dare libero sfogo alla loro personalità espressiva ma soprattutto al fuoriuscire della loro emozionalità. Se dunque Piet Mondrian e Kazimir Malevich chiedevano chiarezza e rigore, al contrario Jackson Pollock e Alberto Burri pretendevano caos, confusione formale grazie alla quale tutto ciò che era nascosto dentro poteva trovare la propria voce e raccontarsi all’esterno. Nella nuova fase storica l’attenzione dell’arte era concentrata sull’Esistenzialismo, sull’essere umano che doveva diventare centrale e protagonista per esorcizzare i fantasmi della guerra e di liberare tutto il dolore percepito in precedenza; a questo tipo di narrazione si adattarono gli stili degli anni Cinquanta del Novecento, sia quelli che scelsero di rimanere legati alla figurazione, come l’Espressionismo, sia quelli che continuarono il discorso di distacco dall’osservato come l’Arte Informale. L’artista statunitense Alli Gerrish raccoglie l’eredità del secondo gruppo di autori riadattando e reinterpretando le linee guida di quel recente passato alla sua poetica contemporanea, tralasciando l’irruenza emozionale per raccontare il suo punto di vista e le sue riflessioni con la pacatezza delicata di chi non vuole gridare, bensì semplicemente suggerire, fornire spunti che l’osservatore può accogliere per intraprendere un suo personale percorso di approfondimento, di analisi o semplicemente su cui possa interrogarsi grazie agli spunti forniti dall’autrice.

Visivamente la sua attitudine espressiva si traduce con una mescolanza tra Astrattismo Geometrico, dove le linee rette o i piccoli quadrati, su cui prevalgono il nero e il bianco, sembrano costituire la struttura dalla quale si sviluppano poi le atmosfere Informali, quelle nebbie delicate, quel caos calmo rappresentante l’emotività in virtù della quale lasciarsi andare a pensieri, idee, desideri e voli pindarici che solo attraverso l’elevazione dalla contingenza possono affiorare alla coscienza.

E poi in molte tele subentra l’elemento figurativo che rompe lo schema divenendo fondamentale per indicare all’osservatore il punto focale dello sguardo, la sostanza che si lega al titolo e che si concretizza con un Espressionismo funzionale all’equilibrio finale della composizione. Rigore, morbidezza, fantasia e simbolo coesistono in maniera perfettamente armonica perché per Alli Gerrish la pittura è un mezzo attraverso cui l’artista comunica con l’esterno, suggerisce, sussurra, sottintende per generare quella corrente energetica grazie a cui si sviluppa la riflessione e l’introspezione di chiunque ne riceva il riflesso.

Il dipinto Protection mostra perciò un’essenza femminile raccontata attraverso un abito vuoto, nel senso che al suo interno la presenza può solo essere immaginata, collocato all’interno di una stanza le cui pareti sono costituite da tessere quadrate in colori cipriati e sovrastate da un soffitto dove a spiccare sono delle linee rette intrecciate in forma romboidale; ecco dunque spiegato il senso del titolo, la protezione dell’interiorità della donna, intesa non come soggetto specifico bensì nella sua accezione più ampia, è generata esattamente da quelle reti che schermano l’esterno, inducendo chi ha davvero il desiderio di raggiungere la sua essenza a superare ostacoli e abbattere barriere per giungere al nocciolo delicato e fragile.

Truth racconta invece di un momento di intimità della coppia evocata, in piedi rispetto alla scena in primo piano e di cui si vedono solo le gambe, perché i veri protagonisti del dipinto sono i fiori che sottolineano la spontaneità e la purezza di cui l’ambientazione sembra essere permeata; lo sfondo a strisce sul lato sinistro del dipinto con cui Alli Gerrish ferma il tempo, immobilizza l’istante ma al contempo mette un punto fermo, che è appunto quella di una verità. Che sia rivelata o condivisa la realtà è ciò da cui entrambe le figure non possono, e non vogliono, allontanarsi perché senza di essa non può esistere lealtà, condivisione, confidenza; i fiori e i simboli indicano la piacevolezza di un percorso che sceglie di basarsi su princìpi solidi e irrinunciabili. In questa tela Alli Gerrish si avvale delle tecniche tipiche dell’Espressionismo Astratto come il Dripping e la pittura segnica con cui incide ed enfatizza le sensazioni che dal dipinto fuoriescono.

Shoveling è un’opera molto più espressionista poiché la geometricità del rigore è limitata a una piccola striscia corrispondente alla parte di unione tra i due contenitori, la base e il pensile, di una credenza appena accennata e riempita di oggetti, da qui il titolo ammucchiare o per esteso accumulare; la tendenza a riempirsi di oggetti per rassicurare un’interiorità che fa fatica a trovare una sua dimensione stabile e a confrontarsi con un esterno troppo temibile per la delicatezza interiore, appartiene all’essere umano contemporaneo il quale corre spesso dietro a ciò che può ottenere, comprare, collezionare, per colmare un vuoto interiore che però continuerà sempre a farsi sentire. Infatti Alli Gerrish illumina la credenza e gli oggetti su di essa appoggiati ma lascia lo sfondo scuro, grigio, come a suggerire che al di fuori di quella attitudine materiale non si può trovare anche la sostanza profonda, se non la si coltiva.

S. F. Rising è invece la dimostrazione di come ogni schema, ogni determinatezza, ogni convinzione che si aggrappi alla logica possa essere sovvertita dal sopraggiungere di un elemento di morbidezza, di quella sorpresa in grado di introdurre un’opzione e un punto di vista diversi; le righe in bianco e nero, simbolo dell’equilibrio e delle certezze generate dalla mente che ha bisogno di esattezza e precisione, invadono letteralmente l’intera composizione, lasciando solo un piccolo spazio alla sofficità dell’emozione, del sogno e dell’immaginazione costituiti da un cielo lattiginoso posto al di sopra della rigorosità sottostante. Su quell’equilibrio nasce tuttavia la magia di un fiore, un bocciolo in procinto di schiudersi mostrando un’opportunità diversa, quella di andare a toccare quel cielo apparentemente distante eppure a quel punto vicino e possibile, al punto di far nascere parole confuse e frastagliate sulla determinatezza del bianco e nero, come se si generassero dall’elemento di sorpresa.

Alli Gerrish ha esposto a livello nazionale presso gallerie tra cui Agora Gallery di New York, la Space Gallery di Denver, e la Boulder JCC di Boulder in Colorado. Il suo lavoro è presente in numerose collezioni aziendali tra cui Blue Sky Bridge, Boulder, CO, The Quintess Collection, New York, NY e Kindred Keziah Inc., Boulder, CO, nonché in collezioni private in tutti gli Stati Uniti. È rappresentata dalla Agora Gallery di New York.
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Geometric order and informal suggestion with figurative irruption in the artworks of Alli Gerrish
In artistic expression, rationality and logic are necessary to create the structure from which emotion and the ability to listen to the most hidden sensations can emerge in a controlled, non-disruptive manner, overwhelming, but with the calmness necessary to reveal delicately and poetically almost whispering ideas, references, memories, and feelings that need to come to light in order to be understood. From a formal point of view, this type of expressive need can be strongly linked to the observed and therefore tend towards a figurative and realistic approach, or it can let itself go to the dissolution of the image in which reality enters only in some details or filtered by the author’s inner world. Alli Gerrish chooses the latter option, mixing two different abstract languages to create a personal style that reveals her experimental attitude.
The choice of the early 20th-century avant-garde to create a clear break with the more traditional academic rules, but also with the search for a new interpretation of aesthetics achieved by the innovations of the late 19th century, generated styles in which the observed reality was often completely rejected, or analyzed and subdivided, or even transformed on the basis of the phantoms of the mind. These attitudes led to the three main styles of the first half of the 20th century, namely Abstract Art, Cubism, and Surrealism, which brought about a real revolution in the artistic world. But the most categorical and extreme stance was taken by Abstract Art in its most rigorous form, namely De Stijl and Suprematism, as both movements sought to affirm the detachment, subsistence, and perfection of the plastic gesture with respect to any reference found in everyday life. The geometricity and choice of primary colors of the two movements went hand in hand with the architectural rationalism that characterized that historical phase in which logic and analysis had to predominate over any human emotion, and in which experimentation began to induce authors to mix new means of expression in art. The exclusion of the inner world and feelings soon began to constitute a limitation for some artists, especially after many of them were forced to witness, firsthand, to the horrors of wars from which some of them they often had to flee to avoid persecution. In that post-war chaos was born a new movement, an evolution of Abstract Art in which emotions had to permeate the canvas without any kind of limitation or narrative cage; this is why the new movement was called Abstract Expressionism in the United States and Informal Art in Europe, because the lack of form allowed artists to give free rein to their expressive personalities and, above all, to their emotions.
So, while Piet Mondrian and Kazimir Malevich demanded clarity and rigor, Jackson Pollock and Alberto Burri demanded chaos and formal confusion, thanks to which everything hidden inside could find its voice and express itself to the outside world. In this new historical phase, the focus of art was on Existentialism, on the human being who had to become central and protagonist in order to exorcise the ghosts of war and release all the pain previously felt. The styles of the 1950s adapted to this kind of narrative, both those that chose to remain linked to figuration, such as Expressionism, and those that continued the discourse of detachment from the observed, such as Informal Art. American artist Alli Gerrish takes up the legacy of the second group of authors, adapting and reinterpreting the guidelines of that recent past to her contemporary poetics, leaving behind emotional impetuosity to express her point of view and reflections with the delicate calmness of someone who does not want to shout, but simply to suggest, to provide ideas that the observer can take on board to embark on their own personal journey of exploration, analysis, or simply to question themselves thanks to the ideas provided by the author. Visually, her expressive attitude translates into a mixture of Geometric Abstractionism, where straight lines or small squares, predominantly black and white, seem to form the structure from which the Informal atmospheres develop, those delicate mists, that calm chaos representing the emotionality that allows to let go to thoughts, ideas, desires, and flights of fancy that can only surface in consciousness through elevation from contingency.
And then, in many canvases, the figurative element takes over, breaking the pattern and becoming fundamental in indicating the focal point of the gaze to the observer, the substance that ties in with the title and takes shape with an Expressionism that serves the final balance of the composition. Rigor, softness, imagination, and symbolism coexist in perfect harmony because for Alli Gerrish painting is a means through which the artist communicates with the outside world, suggesting, whispering, and implying in order to generate that energetic current that develops the reflection and introspection of anyone who receives its reflection. The painting Protection therefore shows a feminine essence told through an empty dress, in the sense that its presence can only be imagined, placed inside a room whose walls are made up of square tiles in powdery colors and topped by a ceiling where straight lines stand out intertwined in a rhomboid shape; this explains the meaning of the title, the protection of a woman’s inner self, understood not as a specific subject but in its broadest sense, is generated precisely by those networks that shield the outside world, encouraging those who truly desire to reach its essence to overcome obstacles and break down barriers to get to the delicate and fragile core.
Truth, on the other hand, depicts a moment of intimacy between the couple, standing in the foreground, with only their legs visible, because the real protagonists of the painting are the flowers that emphasize the spontaneity and purity that seem to permeate the setting; with the striped background on the left side of the painting Alli Gerrish stops time, immobilizes the moment but at the same time puts a full stop, which is precisely that of truth. Whether revealed or shared, reality is something that both figures cannot, and do not want to, stray from because without it there can be no loyalty, sharing, or trust; the flowers and symbols indicate the pleasantness of a path that chooses to be based on solid and indispensable principles. In this canvas, Alli Gerrish uses techniques typical of Abstract Expressionism, such as Dripping and sign painting, with which she engraves and emphasizes the sensations that emerge from the artwork. Shoveling is a much more expressionist work, as the geometric rigour is limited to a small strip corresponding to the junction between the two containers, the base and the wall unit, of a barely hinted at sideboard filled with objects, hence the title ‘piling up’ or, in full, ‘accumulating’; the tendency to fill oneself with objects in order to reassure an inner self that struggles to find its stable dimension and to confront an exterior that is too frightening for one’s inner delicacy belongs to contemporary human beings, who often chase after what he can obtain, buy, and collect in order to fill an inner void that will always continue to be felt.
In fact, Alli Gerrish illuminates the sideboard and the objects placed on it but leaves the background dark and gray, as if to suggest that outside of that material attitude, one cannot find deep substance unless it is cultivated. S. F. Rising, on the other hand, demonstrates how every pattern, every certainty, every conviction that clings to logic can be subverted by the arrival of an element of softness, of that surprise capable of introducing a different option and point of view; the black and white lines, symbolizing balance and certainty generated by a mind that needs accuracy and precision, literally invade the entire composition, leaving only a small space for the softness of emotion, dreams, and imagination, represented by a milky sky above the rigor below. However, on that balance arises the magic of a flower, a bud about to bloom, revealing a different opportunity, that of reaching out to touch that seemingly distant sky, which at that point is close and possible, to the point of giving rise to confused and jagged words about the certainty of black and white, as if generated by the element of surprise. Alli Gerrish has exhibited nationally at galleries including Agora Gallery in New York, Space Gallery in Denver, and Boulder JCC in Boulder, Colorado. Her work is included in numerous corporate collections including Blue Sky Bridge, Boulder, CO, The Quintess Collection, New York, NY, and Kindred Keziah Inc., Boulder, CO, as well as private collections throughout the United States. She is represented by Agora Gallery in New York.












