Più reinfezioni tra i no vax o i vaccinati da oltre 120 giorni

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ROMA – L’analisi del rischio di reinfezione a partire dal 6 dicembre 2021 (data considerata di riferimento per l’inizio della diffusione della variante Omicron), evidenzia un aumento del rischio relativo aggiustato di reinfezione (valori significativamente maggiori di 1) nei soggetti con prima diagnosi di COVID-19 notificata da oltre 210 giorni rispetto a chi ha avuto la prima diagnosi di COVID-19 fra i 90 e i 210 giorni precedenti; nei soggetti non vaccinati o vaccinati con almeno una dose da oltre 120 giorni rispetto ai vaccinati con almeno una dose entro i 120 giorni.

È quanto emerge dal report esteso dell’Istituto Superiore di Sanità (ISS) con i dati della sorveglianza integrata dei casi di infezione da virus SARS-CoV-2, aggiornato al 23/03/2022. Nel corso dell’ultima settimana, riferisce ancora il rapporto, si è registrato un aumento del numero dei casi segnalati, ma il numero delle ospedalizzazioni e dei ricoveri in terapia intensiva continua a diminuire. In diminuzione anche il numero settimanale di decessi. Stabile il tasso di ospedalizzazione in tutte le fasce d’età ad eccezione della fascia minori di 5 anni in cui risulta in aumento, benché i dati riferiti all’ultima settimana siano da considerare in via di consolidamento.

Secondo i dati dell’Iss, inoltre, il tasso di mortalità standardizzato per età, relativo alla popolazione di età uguale/maggiore ai 12 anni, nel periodo 28/01/2022-27/02/2022, per i non vaccinati (65 decessi per 100.000 ab.) risulta circa 4 volte più alto rispetto ai vaccinati con ciclo completo da uguale/meno di 120 giorni (15 decessi per 100.000 ab.) e circa 14 volte più alto rispetto ai vaccinati con dose aggiuntiva/booster (5 decessi per 100.000 ab.).