Roberto FAVILLA jr e … la metabolizzazione della sua ricerca onnivora

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Oi Dialogoi evergreen: dodici dialoghi dove ognuno è protagonista in un duetto differente: Favilla al pianoforte in una jazz session con dodici musicisti.

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Musica improvvisata ma con musicisti con percorsi già affrontati nel corso degli anni e come scrive Luca Bragalini, noto musicologo, una cangiante tavolozza sonora in cui il suono del pianoforte si intreccia ora al timbro di una tromba, ora di un flauto, ora è in contrappunto ad un set di percussioni ora ad un clarinetto, e poi si avviluppa al suono di una chitarra (sia elettrica che classica), si incontra col contrabbasso, ordisce col canto di un soprano. I compagni di viaggio sono musicisti con cui Favilla ha già collaborato in una copiosa messe di progetti che hanno interessato sia il jazz che la musica contemporanea, sia l’elettronica che la tradizione mitteleuropea.

“Oi Dialogoi” risuona allora come un ammaliante “flusso di coscienza”, ogni musicista attinge al proprio passato musicale (abbia questo radici nel jazz, nella musica d’avanguardia, o nelle tradizioni popolari) e lo trasforma, qui ed ora, ponendolo a confronto con le suggestioni estemporanee del pianoforte. ballad jazz pUn esperimento dove metteva a nudo oi ripieghino in una parossistica “danza degli adolescenti” (Lasciami andare).

Nel corso della sua attività professionale Roberto Favilla ha preso parte, in veste di esecutore, direttore d’orchestra, compositore e arrangiatore, a manifestazioni e spettacoli radiotelevisivi nazionali ed internazionali partecipando a numerosi festival e rassegne sia di carattere classico che jazz, esibendosi e realizzando diverse incisioni discografiche con diversi musicisti come Markus Stockhausen, Steve Lacy, Tino Tracanna, Johnny Falzone, Sabrina Sparti, Mario Fragiacomo, Giancarlo Locatelli, Furio Romano, Felice Clemente, Filippo Monico, Roberto Della Grotta, Paolo Dalla Porta, Carlo Nicita, Dario Faiella, Fabio Martini, Omar Turati, oltre e non per ultimo di aver svolto anche concerti in duo con il sassofonista Furio Romano.

Ultimamente, ha proseguito dicendo, è titolare della cattedra di pianoforte presso l’istituto omnicomprensivo Bruno Monari. Ha anche collaborato con diverse scuole civiche oltre a C.P.S.M. ed altre scuole insegnando pianoforte sia classico che moderno.

Ma chi è Roberto Favilla jr? Roberto Favilla jr, poliedrico artista, nasce a Londra da madre scozzese della stirpe degli oliphant e padre toscano, giornalista.

Sin da giovane l’Italia diviene la sua seconda nazione e sotto la guida della Professoressa Anita Porrini si diploma in pianoforte, successivamente si diploma in composizione al Conservatorio di Brescia e in seguito in musica jazz.. Ha studiato e seguito corsi di perfezionamento con altri insegnanti altamente qualificati.

Nel corso della sua attività professionale ha anche realizzato composizioni e arrangiamenti per Teatri e convegni letterari: per il miglior progetto di incontro fra musica e poesia è stato premiato con la Targa Mazars, insieme al gruppo MittelEuropa di Mario Fragiacomo, una sua composizione è stata eseguita per il Convegno degli Scrittori Italiani “Res Aquae” ed un’altra per il Progetto Balcanico per il Sistema Teatrale “A. Ponchielli” di Cremona con la partecipazione del poeta bosniaco Abdulah Sidran, insieme al gruppo MittelEuropa di Mario Fragiacomo.

Inoltre ha collaborato in svariati progetti di vari  ambiti stilistici  con diversi musicisti quali Laura Bagarella, Sabrina Sparti, Ferdinando Baroffio, Paolo La Rosa, Loris Peverada, Gianluigi Lombardo, Rocco Spanò. Ultimamente ha collaborato con il musicologo Luca Bragalini e la cantante Laura Bonessa per una monografia dedicata al centenario della nascita di Luciano Chailly, interpretando alcuni brani dell’autore scomparso e accompagnando la cantante al pianoforte.

Lasciandolo abbiamo chiesto a Roberto Favilla come definirebbe la sua attività non solo musicale ma anche culturale, e sorridendo, con estrema modestia, la ha definita il mio concetto estetico, retaggio di un percorso che ho seguito e creduto nell’ambito post dodecafonico, non necessariamente seriale, ma cercando di cogliere un certo sapore nell’accostare densi grumi sonori a piccoli modelli contrappuntistici, oggi spesso utilizzati da vari compositori, dove appaiono qua’ e là momenti  di sonorità talvolta moderni, talvolta contemporanei, immagine della musica che più ho cercato di approfondire e che cerco di studiare.

Spesso una commistione di stili ma cercando di rispettare un procedimento “biologico” di nascita, sviluppo ed estinzione, forse il quasi assoluto archetipo di moltissimi compositori che spesso, consapevolmente o non, ne sono diventato un epigono: una metabolizzazione della mia ricerca onnivora.

A cura di Gioia Logiri